Background: Il ricorso alla contenzione in psichiatria rappresenta una pratica ancora diffusa, nonostante le riforme ispirate ai principi di Franco Basaglia e alla Legge 180 del 1978, che hanno sancito la centralità della persona e il rifiuto della coercizione. La contenzione, che sia fisica, farmacologica o ambientale, solleva interrogativi etici e rischia di compromettere la dignità del paziente e l’alleanza terapeutica. Organizzazioni internazionali, come l’OMS, ne raccomandano la riduzione, sottolineandone gli effetti negativi sul benessere psichico. Tuttavia, in contesti con risorse limitate, viene spesso vista dagli operatori come una soluzione inevitabile nelle situazioni di crisi. La tesi si propone di esplorare le cause che portano all’uso della contenzione, i vissuti degli operatori coinvolti e le possibili strategie alternative fondate su prevenzione, formazione e relazione terapeutica. Obiettivo: La tesi si propone di analizzare i fattori che portano all’uso della contenzione nei contesti psichiatrici, approfondendo il ruolo di stressor e trigger individuali, e indagando i vissuti degli operatori coinvolti. L’obiettivo è individuare strategie preventive e alternative relazionali che riducano l’impiego della contenzione, nel rispetto della dignità del paziente. Materiali e metodi: È stato condotto uno studio osservazionale trasversale, coinvolgendo gli operatori dell’Azienda Ospedaliera ULSS 3 Serenissima che lavorano in ambito della salute mentale. È stato elaborato un questionario, attraverso l’utilizzo della piattaforma Google Moduli, inviato per via telematica ai partecipanti che, su base volontaria, hanno deciso di partecipare. Il questionario è stato a loro completa disposizione, per la compilazione, per la durata di tre mesi. Le domande contenute nel questionario hanno invitato ciascun partecipante a ripercorrere la sua esperienza con la pratica contenitiva, nei momenti più importanti e delicati. Risultati: Allo studio hanno partecipato 42 infermieri (tasso di risposta 67,7%) appartenenti agli SPDC dell’ULSS 3 Serenissima. È emerso che la contenzione viene utilizzata prevalentemente in forma meccanica (92,9%), soprattutto in caso di agitazione psicomotoria e prevenzione dell’aggressività. La decisione è nella quasi totalità dei casi collegiale e adeguatamente documentata, ma il coinvolgimento del paziente nel processo risulta pressoché assente. Gli operatori hanno riferito un forte carico emotivo, con prevalenza di paura, preoccupazione e dispiacere. È stata inoltre rilevata una disomogeneità nei protocolli di monitoraggio della contenzione. Discussione e conclusione: Dare voce ai vissuti degli operatori, spesso non espressi, ha permesso di raccogliere informazioni utili per la nostra pratica quotidiana, difficilmente reperibili dalla comune documentazione sanitaria. I dati confermano quanto riportato dalla letteratura: la contenzione rimane uno strumento diffuso ma carico di criticità etiche e relazionali. L’assenza di coinvolgimento del paziente e l’impatto emotivo sugli operatori evidenziano la necessità di un approccio più centrato sulla persona. Si rende quindi urgente promuovere interventi di prevenzione, formazione su tecniche di de – escalation, maggiore standardizzazione delle procedure e spazi di supporto psicologico per il personale, al fine di ridurre l’uso della contenzione e favorire pratiche assistenziali rispettose della dignità del paziente.

Dallo stressor all'escalation passando per i trigger: interventi preventivi all'utilizzo della pratica contenitiva. Studio osservazionale trasversale all’interno dell’Azienda Ospedaliera ULSS 3 Serenissima tra gli operatori che lavorano in ambito della salute mentale.

FAVARETTO, ALICE
2024/2025

Abstract

Background: Il ricorso alla contenzione in psichiatria rappresenta una pratica ancora diffusa, nonostante le riforme ispirate ai principi di Franco Basaglia e alla Legge 180 del 1978, che hanno sancito la centralità della persona e il rifiuto della coercizione. La contenzione, che sia fisica, farmacologica o ambientale, solleva interrogativi etici e rischia di compromettere la dignità del paziente e l’alleanza terapeutica. Organizzazioni internazionali, come l’OMS, ne raccomandano la riduzione, sottolineandone gli effetti negativi sul benessere psichico. Tuttavia, in contesti con risorse limitate, viene spesso vista dagli operatori come una soluzione inevitabile nelle situazioni di crisi. La tesi si propone di esplorare le cause che portano all’uso della contenzione, i vissuti degli operatori coinvolti e le possibili strategie alternative fondate su prevenzione, formazione e relazione terapeutica. Obiettivo: La tesi si propone di analizzare i fattori che portano all’uso della contenzione nei contesti psichiatrici, approfondendo il ruolo di stressor e trigger individuali, e indagando i vissuti degli operatori coinvolti. L’obiettivo è individuare strategie preventive e alternative relazionali che riducano l’impiego della contenzione, nel rispetto della dignità del paziente. Materiali e metodi: È stato condotto uno studio osservazionale trasversale, coinvolgendo gli operatori dell’Azienda Ospedaliera ULSS 3 Serenissima che lavorano in ambito della salute mentale. È stato elaborato un questionario, attraverso l’utilizzo della piattaforma Google Moduli, inviato per via telematica ai partecipanti che, su base volontaria, hanno deciso di partecipare. Il questionario è stato a loro completa disposizione, per la compilazione, per la durata di tre mesi. Le domande contenute nel questionario hanno invitato ciascun partecipante a ripercorrere la sua esperienza con la pratica contenitiva, nei momenti più importanti e delicati. Risultati: Allo studio hanno partecipato 42 infermieri (tasso di risposta 67,7%) appartenenti agli SPDC dell’ULSS 3 Serenissima. È emerso che la contenzione viene utilizzata prevalentemente in forma meccanica (92,9%), soprattutto in caso di agitazione psicomotoria e prevenzione dell’aggressività. La decisione è nella quasi totalità dei casi collegiale e adeguatamente documentata, ma il coinvolgimento del paziente nel processo risulta pressoché assente. Gli operatori hanno riferito un forte carico emotivo, con prevalenza di paura, preoccupazione e dispiacere. È stata inoltre rilevata una disomogeneità nei protocolli di monitoraggio della contenzione. Discussione e conclusione: Dare voce ai vissuti degli operatori, spesso non espressi, ha permesso di raccogliere informazioni utili per la nostra pratica quotidiana, difficilmente reperibili dalla comune documentazione sanitaria. I dati confermano quanto riportato dalla letteratura: la contenzione rimane uno strumento diffuso ma carico di criticità etiche e relazionali. L’assenza di coinvolgimento del paziente e l’impatto emotivo sugli operatori evidenziano la necessità di un approccio più centrato sulla persona. Si rende quindi urgente promuovere interventi di prevenzione, formazione su tecniche di de – escalation, maggiore standardizzazione delle procedure e spazi di supporto psicologico per il personale, al fine di ridurre l’uso della contenzione e favorire pratiche assistenziali rispettose della dignità del paziente.
2024
From stressor to escalation through triggers: preventive interventions to the use of containment practice. Cross-sectional observational study within the ULSS 3 Hospital Serenissima among workers working in mental health.
Contenzioni
Stressor
Trigger
Escalation
De - escalation
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/97342