La sanità penitenziaria, parte del Servizio Sanitario Nazionale, ha il compito di garantire il diritto alla salute alle persone detenute. Nonostante la riforma del 2008, persistono criticità dovute a sovraffollamento, carenza di personale e difficoltà di accesso alle cure, con particolare impatto sulla gestione dei disturbi mentali. Lo studio nasce dalla constatazione di un’elevata prevalenza di malattie psichiatriche in carcere rispetto alla popolazione generale e mira a individuare strategie preventive e terapeutiche efficaci per migliorare i sintomi, il benessere psichico e ridurre il rischio di recidiva. È stata condotta una revisione della letteratura su database internazionali (PubMed, Cochrane, CINAHL, Scopus), selezionando dieci articoli scientifici in inglese e italiano sul tema della salute mentale in ambito penitenziario. I risultati mostrano che interventi come la Terapia Cognitivo-Comportamentale, le terapie di terza generazione (mindfulness), il counseling, la terapia interpersonale psicodinamica, il rilassamento, la musicoterapia e i gruppi terapeutici hanno portato a un miglioramento significativo dei sintomi, alla riduzione dei pensieri autolesivi e suicidari e a una maggiore inclusione sociale. Tuttavia, tali interventi risultano insufficienti se non accompagnati da un miglioramento dell’ambiente penitenziario, oggi segnato da sovraffollamento e condizioni igienico-assistenziali precarie. È necessario implementare personale specializzato e promuovere ulteriori studi, soprattutto nel contesto italiano, per garantire un’assistenza realmente efficace e integrata.
La salute mentale in ambito carcerario: strategie di prevenzione dei disturbi più diffusi.
PASSARIN, MADDALENA
2024/2025
Abstract
La sanità penitenziaria, parte del Servizio Sanitario Nazionale, ha il compito di garantire il diritto alla salute alle persone detenute. Nonostante la riforma del 2008, persistono criticità dovute a sovraffollamento, carenza di personale e difficoltà di accesso alle cure, con particolare impatto sulla gestione dei disturbi mentali. Lo studio nasce dalla constatazione di un’elevata prevalenza di malattie psichiatriche in carcere rispetto alla popolazione generale e mira a individuare strategie preventive e terapeutiche efficaci per migliorare i sintomi, il benessere psichico e ridurre il rischio di recidiva. È stata condotta una revisione della letteratura su database internazionali (PubMed, Cochrane, CINAHL, Scopus), selezionando dieci articoli scientifici in inglese e italiano sul tema della salute mentale in ambito penitenziario. I risultati mostrano che interventi come la Terapia Cognitivo-Comportamentale, le terapie di terza generazione (mindfulness), il counseling, la terapia interpersonale psicodinamica, il rilassamento, la musicoterapia e i gruppi terapeutici hanno portato a un miglioramento significativo dei sintomi, alla riduzione dei pensieri autolesivi e suicidari e a una maggiore inclusione sociale. Tuttavia, tali interventi risultano insufficienti se non accompagnati da un miglioramento dell’ambiente penitenziario, oggi segnato da sovraffollamento e condizioni igienico-assistenziali precarie. È necessario implementare personale specializzato e promuovere ulteriori studi, soprattutto nel contesto italiano, per garantire un’assistenza realmente efficace e integrata.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/97419