Introduzione: l’infermieristica forense integra competenze cliniche e giuridiche ed ha il compito di assistere le vittime, documentare le lesioni, raccogliere e conservare i reperti nel rispetto della catena di custodia. Questa figura mira a ridurre la vittimizzazione secondaria, migliorare la qualità dell’assistenza e rendere utilizzabili le evidenze nei procedimenti giudiziari, agendo in contesti come pronto soccorso e centri dedicati alla violenza. A livello internazionale emergono differenze rilevanti: nei sistemi anglosassoni esistono modelli strutturati e consolidati, mentre in Europa l’accesso, la formazione e i protocolli risultano ancora eterogenei. L’elaborato analizza criticità e prospettive di sviluppo per integrare stabilmente l’infermiere forense nei percorsi assistenziali e di protezione. Obiettivi: la ricerca ha lo scopo di indagare l’evoluzione della professione infermieristica forense, i suoi compiti e ambiti di intervento, nonché le criticità ancora presenti in Italia. Mira, inoltre, a comprendere come l’introduzione di modelli affermati in altri Paesi possa migliorare la qualità dell’assistenza e la tutela delle vittime. Materiali e metodi: la ricerca è stata condotta tramite banche dati scientifiche internazionali (PubMed, ScienceDirect), piattaforme accademiche (ResearchGate) e portali open access (Scientific Research and Community, VAWnet), oltre a libri di riferimento, siti web e fonti istituzionali. Sono state utilizzate parole chiave definite secondo il modello PIO, che hanno permesso di selezionare gli articoli più pertinenti. Risultati: dall’analisi emergono differenze significative tra Paesi. In ambito anglosassone, i programmi SANE (Sexual Assault Nurse Examiner) hanno dimostrato efficacia nella riduzione della vittimizzazione secondaria e nel garantire maggiore attendibilità delle prove. In Italia, nonostante la nascita di master dedicati, la figura dell’infermiere forense non è ancora pienamente integrata nei percorsi assistenziali e giudiziari. Nei progetti nazionali, come il Codice Rosa, la gestione della raccolta delle prove e l’assistenza medico-legale rimangono affidate esclusivamente al medico legale, senza che venga riconosciuto un ruolo operativo specifico all’infermiere forense. Conclusioni: L’infermiere forense rappresenta un professionista essenziale per garantire tutela, dignità e giustizia alle vittime di violenza. È necessario consolidare la formazione, uniformare i protocolli e riconoscere maggiormente questa figura in Italia, affinché possa diventare un punto di riferimento stabile nel sistema sanitario e sociale. Keywords: forensic nurse, gender-based violence, child abuse, Sexual Assault Nurse Examiner (SANE), clinical pathways.
TRA CURA E GIUSTIZIA: IL CONTRIBUTO DELL’INFERMIERE FORENSE PER DONNE E MINORI VITTIME DI VIOLENZA
PERON, ELISA
2024/2025
Abstract
Introduzione: l’infermieristica forense integra competenze cliniche e giuridiche ed ha il compito di assistere le vittime, documentare le lesioni, raccogliere e conservare i reperti nel rispetto della catena di custodia. Questa figura mira a ridurre la vittimizzazione secondaria, migliorare la qualità dell’assistenza e rendere utilizzabili le evidenze nei procedimenti giudiziari, agendo in contesti come pronto soccorso e centri dedicati alla violenza. A livello internazionale emergono differenze rilevanti: nei sistemi anglosassoni esistono modelli strutturati e consolidati, mentre in Europa l’accesso, la formazione e i protocolli risultano ancora eterogenei. L’elaborato analizza criticità e prospettive di sviluppo per integrare stabilmente l’infermiere forense nei percorsi assistenziali e di protezione. Obiettivi: la ricerca ha lo scopo di indagare l’evoluzione della professione infermieristica forense, i suoi compiti e ambiti di intervento, nonché le criticità ancora presenti in Italia. Mira, inoltre, a comprendere come l’introduzione di modelli affermati in altri Paesi possa migliorare la qualità dell’assistenza e la tutela delle vittime. Materiali e metodi: la ricerca è stata condotta tramite banche dati scientifiche internazionali (PubMed, ScienceDirect), piattaforme accademiche (ResearchGate) e portali open access (Scientific Research and Community, VAWnet), oltre a libri di riferimento, siti web e fonti istituzionali. Sono state utilizzate parole chiave definite secondo il modello PIO, che hanno permesso di selezionare gli articoli più pertinenti. Risultati: dall’analisi emergono differenze significative tra Paesi. In ambito anglosassone, i programmi SANE (Sexual Assault Nurse Examiner) hanno dimostrato efficacia nella riduzione della vittimizzazione secondaria e nel garantire maggiore attendibilità delle prove. In Italia, nonostante la nascita di master dedicati, la figura dell’infermiere forense non è ancora pienamente integrata nei percorsi assistenziali e giudiziari. Nei progetti nazionali, come il Codice Rosa, la gestione della raccolta delle prove e l’assistenza medico-legale rimangono affidate esclusivamente al medico legale, senza che venga riconosciuto un ruolo operativo specifico all’infermiere forense. Conclusioni: L’infermiere forense rappresenta un professionista essenziale per garantire tutela, dignità e giustizia alle vittime di violenza. È necessario consolidare la formazione, uniformare i protocolli e riconoscere maggiormente questa figura in Italia, affinché possa diventare un punto di riferimento stabile nel sistema sanitario e sociale. Keywords: forensic nurse, gender-based violence, child abuse, Sexual Assault Nurse Examiner (SANE), clinical pathways.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/97421