A livello mondiale, circa 57 milioni di persone sono affette da demenza. Demenza è un termine generico che comprende diverse patologie che colpiscono la memoria, altre capacità cognitive e il comportamento, e consiste in un deterioramento cognitivo progressivo acquisito in grado di compromettere le attività di vita quotidiana. La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza, e colpisce il sistema nervoso centrale, attraverso la deposizione di proteine beta-amiloidi, sottoforma di placche extracellulari, e grovigli neurofibrillari, questi ultimi sono un insieme di aggregati citoplasmatici di filamenti elicoidali appaiati costituiti da oligomeri di proteina tau fosforilata. Inizialmente si manifesta con un disturbo della memoria episodica caratterizzata da momenti di amnesia, successivamente possono presentarsi deficit nella memoria semantica, calo dell’attenzione, delle funzioni esecutive, del linguaggio, dell’orientamento, delle abilità visuospaziali e della prassia. Con il passare del tempo si ha una progressiva compromissione di tutte queste funzioni, portando alla perdita di autonomia nel vivere la vita quotidiana da parte del paziente, e quindi il bisogno di individuare una figura di caregiver in grado di prestare assistenza. L’obiettivo di questo elaborato consiste nel trovare in letteratura delle strategie educative e quali potrebbero essere per controllare gli episodi di aggressività. Partendo a ricercare dal sito di letteratura biomedica Pubmed sono stati selezionati inizialmente 23 articoli, dei quali solo 8 sono stati poi usati per rispondere al quesito iniziale. Da questi ultimi si è concluso che: mettere al centro il paziente, come individuo cercando di vedere il mondo dalla prospettiva loro, in modo da valutare e soddisfare i bisogni personali, successivamente avviene l’approccio non farmacologico e infine quello farmacologico; poi l’utilizzo della musicoterapia, della doll therapy, la terapia della presenza simulata, la canis therapy e la psicoeducazione rivolta ai caregiver in combinazione con le altre tecniche non farmacologiche risultano efficaci nel ridurre gli episodi di aggressività, agitazione e dei BPSD in generale.

Educazione dei caregiver nella gestione degli episodi aggressivi nei pazienti con malattia di Alzheimer: una revisione della letteratura.

CAROLLO, ALLISON
2024/2025

Abstract

A livello mondiale, circa 57 milioni di persone sono affette da demenza. Demenza è un termine generico che comprende diverse patologie che colpiscono la memoria, altre capacità cognitive e il comportamento, e consiste in un deterioramento cognitivo progressivo acquisito in grado di compromettere le attività di vita quotidiana. La malattia di Alzheimer è la forma più comune di demenza, e colpisce il sistema nervoso centrale, attraverso la deposizione di proteine beta-amiloidi, sottoforma di placche extracellulari, e grovigli neurofibrillari, questi ultimi sono un insieme di aggregati citoplasmatici di filamenti elicoidali appaiati costituiti da oligomeri di proteina tau fosforilata. Inizialmente si manifesta con un disturbo della memoria episodica caratterizzata da momenti di amnesia, successivamente possono presentarsi deficit nella memoria semantica, calo dell’attenzione, delle funzioni esecutive, del linguaggio, dell’orientamento, delle abilità visuospaziali e della prassia. Con il passare del tempo si ha una progressiva compromissione di tutte queste funzioni, portando alla perdita di autonomia nel vivere la vita quotidiana da parte del paziente, e quindi il bisogno di individuare una figura di caregiver in grado di prestare assistenza. L’obiettivo di questo elaborato consiste nel trovare in letteratura delle strategie educative e quali potrebbero essere per controllare gli episodi di aggressività. Partendo a ricercare dal sito di letteratura biomedica Pubmed sono stati selezionati inizialmente 23 articoli, dei quali solo 8 sono stati poi usati per rispondere al quesito iniziale. Da questi ultimi si è concluso che: mettere al centro il paziente, come individuo cercando di vedere il mondo dalla prospettiva loro, in modo da valutare e soddisfare i bisogni personali, successivamente avviene l’approccio non farmacologico e infine quello farmacologico; poi l’utilizzo della musicoterapia, della doll therapy, la terapia della presenza simulata, la canis therapy e la psicoeducazione rivolta ai caregiver in combinazione con le altre tecniche non farmacologiche risultano efficaci nel ridurre gli episodi di aggressività, agitazione e dei BPSD in generale.
2024
Caregiver education in the management of aggressive episodes in patients with Alzheimer's disease: a review of the literature.
Alzheimer
Caregiver
episodi aggressivi
educazione
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