Introduzione/Background: La salute e la sicurezza sul lavoro sono fattori determinanti per il benessere del personale sanitario. La mancata attenzione a questi aspetti espone maggiormente gli operatori al rischio di burnout, fenomeno caratterizzato da esaurimento emotivo, fisico e mentale che, seppur già noto in precedenza, in epoca COVID-19 ha determinato importanti ripercussioni sulla salute mentale degli infermieri e sulla qualità dell’assistenza. Scopo: Questo studio si propone di analizzare, attraverso una revisione di letteratura, l’impatto del burnout in epoca COVID-19 sugli infermieri, approfondendo le conseguenze del disagio e le sue caratteristiche definenti, tra le quali i fattori di rischio e le strategie di prevenzione, ma anche l’impatto operativo ed emotivo nei reparti di cure intensive, la qualità dell’assistenza e il ruolo dell’infermiere. Materiali e metodi: Il quesito di ricerca che ha orientato la stesura dell’elaborato è stato formulato utilizzando il metodo “Paziente-Intervento-Outcome” (P.I.O.). Per rispondere allo stesso è stata reperita letteratura medico-scientifica attraverso database specifici (prevalentemente Pubmed) interrogati tramite stringhe di ricerca e l’impostazione di filtri temporali e di disponibilità in “full text” dei documenti estratti. L’analisi di titolo, abstract e testo completo ha permesso di selezionare documenti ritenuti pertinenti con scopo e quesito di ricerca. Altre fonti sono state ricavate da siti web di rilevanza istituzionale. Discussione e risultati: Il burnout, in relazione al periodo pandemico di COVID-19, ha avuto un impatto particolarmente significativo sugli infermieri rispetto ad altri professionisti sanitari. Le difficoltà organizzative e relazionali, come la riduzione del contatto con il paziente, sembrano aver inciso negativamente sulla qualità dell’assistenza. Tuttavia, sono emerse strategie di prevenzione ritenute efficaci, tra cui programmi di supporto psicologico, ma anche lo stile di leadership agito dai responsabili e lo sviluppo della resilienza sono risultati fondamentali per la tutela della salute mentale e la qualità delle cure. Conclusione: La pandemia di COVID-19 ha reso gli infermieri più vulnerabili al burnout a causa della natura della loro professione che ha previsto costante vicinanza ai pazienti, carenza di risorse, turni prolungati, esposizione alla sofferenza e alla morte e l’inadeguato supporto emotivo. Sono stati infatti riportati alti livelli di ansia, depressione, insonnia, stress e affaticamento aggravati da operatività in carenza di personale. Dall’esperienza pandemica è possibile evidenziare come la promozione della resilienza e la creazione di ambienti di lavoro supportivi risultino prioritari per garantire la qualità dell’assistenza e la tenuta del sistema sanitario. Parole chiave: Burnout, COVID-19, Ruolo infermieristico, Prevenzione, MBI
Il burnout infermieristico in epoca COVID-19. Analisi dei fattori determinanti e strategie di prevenzione: ruolo dell’infermiere. Ricerca e Revisione di Letteratura.
COGO, NICOLE
2024/2025
Abstract
Introduzione/Background: La salute e la sicurezza sul lavoro sono fattori determinanti per il benessere del personale sanitario. La mancata attenzione a questi aspetti espone maggiormente gli operatori al rischio di burnout, fenomeno caratterizzato da esaurimento emotivo, fisico e mentale che, seppur già noto in precedenza, in epoca COVID-19 ha determinato importanti ripercussioni sulla salute mentale degli infermieri e sulla qualità dell’assistenza. Scopo: Questo studio si propone di analizzare, attraverso una revisione di letteratura, l’impatto del burnout in epoca COVID-19 sugli infermieri, approfondendo le conseguenze del disagio e le sue caratteristiche definenti, tra le quali i fattori di rischio e le strategie di prevenzione, ma anche l’impatto operativo ed emotivo nei reparti di cure intensive, la qualità dell’assistenza e il ruolo dell’infermiere. Materiali e metodi: Il quesito di ricerca che ha orientato la stesura dell’elaborato è stato formulato utilizzando il metodo “Paziente-Intervento-Outcome” (P.I.O.). Per rispondere allo stesso è stata reperita letteratura medico-scientifica attraverso database specifici (prevalentemente Pubmed) interrogati tramite stringhe di ricerca e l’impostazione di filtri temporali e di disponibilità in “full text” dei documenti estratti. L’analisi di titolo, abstract e testo completo ha permesso di selezionare documenti ritenuti pertinenti con scopo e quesito di ricerca. Altre fonti sono state ricavate da siti web di rilevanza istituzionale. Discussione e risultati: Il burnout, in relazione al periodo pandemico di COVID-19, ha avuto un impatto particolarmente significativo sugli infermieri rispetto ad altri professionisti sanitari. Le difficoltà organizzative e relazionali, come la riduzione del contatto con il paziente, sembrano aver inciso negativamente sulla qualità dell’assistenza. Tuttavia, sono emerse strategie di prevenzione ritenute efficaci, tra cui programmi di supporto psicologico, ma anche lo stile di leadership agito dai responsabili e lo sviluppo della resilienza sono risultati fondamentali per la tutela della salute mentale e la qualità delle cure. Conclusione: La pandemia di COVID-19 ha reso gli infermieri più vulnerabili al burnout a causa della natura della loro professione che ha previsto costante vicinanza ai pazienti, carenza di risorse, turni prolungati, esposizione alla sofferenza e alla morte e l’inadeguato supporto emotivo. Sono stati infatti riportati alti livelli di ansia, depressione, insonnia, stress e affaticamento aggravati da operatività in carenza di personale. Dall’esperienza pandemica è possibile evidenziare come la promozione della resilienza e la creazione di ambienti di lavoro supportivi risultino prioritari per garantire la qualità dell’assistenza e la tenuta del sistema sanitario. Parole chiave: Burnout, COVID-19, Ruolo infermieristico, Prevenzione, MBI| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/98217