Counseling audioprotesico: abstract Il counseling è riconosciuto oggi come parte integrante di un percorso di riabilitazione audioprotesica. Secondo le Guidelines for Audiologic Management of Adult Hearing Impairment dell’American Academy of Audiology (AAA, 2006), il counseling consiste in un processo interattivo in cui un professionista trasmette informazioni, sostegno e strumenti al paziente ipoacusico e al suo nucleo familiare, al fine di promuovere consapevolezza, accettazione e autogestione del problema. L’American Speech-Language-Hearing Association (ASHA, 2008) distingue due tipologie di counseling: uno incentrato sulla comunicazione chiara e accessibile dei dati clinici, delle possibili tecnologie e delle prospettive riabilitative; e uno che affronta le implicazioni emotive, sociali e psicologiche derivanti dal deficit uditivo. In entrambi i casi, il counseling non può essere considerato come secondario, piuttosto come parte integrante del percorso audiologico, al pari della valutazione audiometrica, della scelta e della regolazione degli apparecchi acustici. Il counseling, per esser efficace, deve essere continuo, strutturato e programmato, non relegato al solo momento del fitting. La World Health Organization (WHO, 2021) raccomanda che il paziente sia coinvolto fin dalle prime fasi, attraverso la promozione di un ascolto attivo e spiegazioni chiare e lineari. I pilastri del buon counseling, pertanto, includono: • Ascolto attivo: raccogliere non solo dati clinici, ma anche la narrazione soggettiva del paziente. • Empatia clinica: riconoscere le emozioni legate alla diagnosi e accompagnarne l’elaborazione. • Didattica personalizzata: tradurre i dati tecnici in concetti accessibili a tutti, servendosi di schemi, simulazioni e analogie. • Continuità del supporto: mantenere colloqui regolari nelle fasi di follow-up, per monitorare sia parametri tecnici che aspetti motivazionali. Studi longitudinali confermano che i pazienti che ricevono counseling sistematico riportano livelli più elevati di soddisfazione, un uso più regolare dell’ausilio e minore tendenza all’abbandono. Perché è così importante in un contesto di diffidenza e “apparenza”? Il contesto socio-culturale attuale, caratterizzato da sfiducia verso i professionisti e non solo e da una forte attenzione all’immagine quindi all’apparenza, rappresenta un ostacolo significativo alla protesizzazione acustica. Molti pazienti rinviano la decisione per timore di apparire “vecchi” o “malati”. Lo stigma sociale legato all’apparecchio acustico è stato ampiamente documentato. L’obiettivo del counseling e quindi del professionista, è contrastare tale stigma, proponendo gli apparecchi acustici come strumento di autonomia e di prevenzione. Numerosi studi collegano infatti l’ipoacusia non trattata a un aumento del rischio di declino cognitivo e demenza. In questo scenario, il counseling diventa non solo supporto clinico, ma vera e propria educazione sanitaria, utile a smontare falsi miti. Il risvolto psicologico del counseling Le conseguenze psicologiche della perdita uditiva sono ben documentate; tra queste ricordiamo isolamento sociale, sintomi depressivi, riduzione della qualità della vita, declino cognitivo. Il buon counseling deve agire direttamente su questi aspetti, offrendo uno spazio protetto per l’espressione emotiva. La British Society of Audiology (BSA, 2016) sottolinea come il counseling riduca ansia e frustrazione, aumenti la motivazione e promuova una percezione più positiva della propria condizione. È stato dimostrato che i programmi riabilitativi che includono il counseling, migliorano significativamente non solo l’uso degli apparecchi acustici, ma anche gli indicatori di benessere psicologico come l’autostima, la qualità delle relazioni sociali e la riduzione della “fatica da ascolto”.
Oltre l'apparecchio acustico. Il counseling come tecnologia della relazione.
DENTE, ROBERTA
2024/2025
Abstract
Counseling audioprotesico: abstract Il counseling è riconosciuto oggi come parte integrante di un percorso di riabilitazione audioprotesica. Secondo le Guidelines for Audiologic Management of Adult Hearing Impairment dell’American Academy of Audiology (AAA, 2006), il counseling consiste in un processo interattivo in cui un professionista trasmette informazioni, sostegno e strumenti al paziente ipoacusico e al suo nucleo familiare, al fine di promuovere consapevolezza, accettazione e autogestione del problema. L’American Speech-Language-Hearing Association (ASHA, 2008) distingue due tipologie di counseling: uno incentrato sulla comunicazione chiara e accessibile dei dati clinici, delle possibili tecnologie e delle prospettive riabilitative; e uno che affronta le implicazioni emotive, sociali e psicologiche derivanti dal deficit uditivo. In entrambi i casi, il counseling non può essere considerato come secondario, piuttosto come parte integrante del percorso audiologico, al pari della valutazione audiometrica, della scelta e della regolazione degli apparecchi acustici. Il counseling, per esser efficace, deve essere continuo, strutturato e programmato, non relegato al solo momento del fitting. La World Health Organization (WHO, 2021) raccomanda che il paziente sia coinvolto fin dalle prime fasi, attraverso la promozione di un ascolto attivo e spiegazioni chiare e lineari. I pilastri del buon counseling, pertanto, includono: • Ascolto attivo: raccogliere non solo dati clinici, ma anche la narrazione soggettiva del paziente. • Empatia clinica: riconoscere le emozioni legate alla diagnosi e accompagnarne l’elaborazione. • Didattica personalizzata: tradurre i dati tecnici in concetti accessibili a tutti, servendosi di schemi, simulazioni e analogie. • Continuità del supporto: mantenere colloqui regolari nelle fasi di follow-up, per monitorare sia parametri tecnici che aspetti motivazionali. Studi longitudinali confermano che i pazienti che ricevono counseling sistematico riportano livelli più elevati di soddisfazione, un uso più regolare dell’ausilio e minore tendenza all’abbandono. Perché è così importante in un contesto di diffidenza e “apparenza”? Il contesto socio-culturale attuale, caratterizzato da sfiducia verso i professionisti e non solo e da una forte attenzione all’immagine quindi all’apparenza, rappresenta un ostacolo significativo alla protesizzazione acustica. Molti pazienti rinviano la decisione per timore di apparire “vecchi” o “malati”. Lo stigma sociale legato all’apparecchio acustico è stato ampiamente documentato. L’obiettivo del counseling e quindi del professionista, è contrastare tale stigma, proponendo gli apparecchi acustici come strumento di autonomia e di prevenzione. Numerosi studi collegano infatti l’ipoacusia non trattata a un aumento del rischio di declino cognitivo e demenza. In questo scenario, il counseling diventa non solo supporto clinico, ma vera e propria educazione sanitaria, utile a smontare falsi miti. Il risvolto psicologico del counseling Le conseguenze psicologiche della perdita uditiva sono ben documentate; tra queste ricordiamo isolamento sociale, sintomi depressivi, riduzione della qualità della vita, declino cognitivo. Il buon counseling deve agire direttamente su questi aspetti, offrendo uno spazio protetto per l’espressione emotiva. La British Society of Audiology (BSA, 2016) sottolinea come il counseling riduca ansia e frustrazione, aumenti la motivazione e promuova una percezione più positiva della propria condizione. È stato dimostrato che i programmi riabilitativi che includono il counseling, migliorano significativamente non solo l’uso degli apparecchi acustici, ma anche gli indicatori di benessere psicologico come l’autostima, la qualità delle relazioni sociali e la riduzione della “fatica da ascolto”.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/98319