Questo studio si concentra sull’analisi di un particolare tipo di artefatto dell’immagine, comunemente chiamato “artefatto a banana”, osservato nelle scansioni PET/TC nella zona della cupola epatica, presso l’Istituto Oncologico Veneto di Padova. Questi artefatti rappresentano un problema significativo in ambito diagnostico, in quanto possono ridurre la qualità delle immagini e compromettere la corretta interpretazione clinica da parte del medico. L’obiettivo principale della ricerca è stato comprendere quali siano le cause principali alla base di questo fenomeno. In particolare, lo studio ha analizzato l’influenza di diversi parametri tecnici, come ad esempio la durata delle scansioni TC, la velocità di rotazione del tubo radiogeno, e i parametri di ricostruzione PET, tramite l’analisi delle fasi che compongono il ciclo respiratorio. In questo studio sono stati analizzati 240 pazienti sottoposti a esame PET/TC con tracciante [¹⁸F]FDG, al fine di indagare l’incidenza di questo artefatto. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: il primo composto da 120 soggetti acquisiti con protocollo TC standard (tempo di rotazione di 0,5 s) e il secondo da 120 soggetti acquisiti con protocollo TC a bassa velocità (tempo di rotazione di 1 s). Per ciascun paziente sono state inoltre generate due ricostruzioni PET, una in fase espiratoria e una in fase inspiratoria, con l’obiettivo di valutare l’impatto di tali parametri di acquisizione sulla comparsa dell’artefatto. La metodologia ha previsto un’analisi comparativa delle immagini ottenute con l’obiettivo di valutare la presenza e la severità dell’artefatto, nonché di quantificare con precisione l’ampiezza nelle diverse condizioni sperimentali. Questa analisi ha permesso di individuare un pattern di parametri più efficiente al fine di migliorare la qualità media delle immagini PET/TC, inoltre ha evidenziato la possibilità di implementazione del software Q-Freeze, che permette di utilizzare il 100% dei dati acquisiti durante il ciclo respiratorio.
Analisi dei tentativi di attenuazione dell'artefatto sulla cupola diaframmatica nello studio imaging nucleare in diagnostica pet/ct
FERRO, STEVEN
2024/2025
Abstract
Questo studio si concentra sull’analisi di un particolare tipo di artefatto dell’immagine, comunemente chiamato “artefatto a banana”, osservato nelle scansioni PET/TC nella zona della cupola epatica, presso l’Istituto Oncologico Veneto di Padova. Questi artefatti rappresentano un problema significativo in ambito diagnostico, in quanto possono ridurre la qualità delle immagini e compromettere la corretta interpretazione clinica da parte del medico. L’obiettivo principale della ricerca è stato comprendere quali siano le cause principali alla base di questo fenomeno. In particolare, lo studio ha analizzato l’influenza di diversi parametri tecnici, come ad esempio la durata delle scansioni TC, la velocità di rotazione del tubo radiogeno, e i parametri di ricostruzione PET, tramite l’analisi delle fasi che compongono il ciclo respiratorio. In questo studio sono stati analizzati 240 pazienti sottoposti a esame PET/TC con tracciante [¹⁸F]FDG, al fine di indagare l’incidenza di questo artefatto. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: il primo composto da 120 soggetti acquisiti con protocollo TC standard (tempo di rotazione di 0,5 s) e il secondo da 120 soggetti acquisiti con protocollo TC a bassa velocità (tempo di rotazione di 1 s). Per ciascun paziente sono state inoltre generate due ricostruzioni PET, una in fase espiratoria e una in fase inspiratoria, con l’obiettivo di valutare l’impatto di tali parametri di acquisizione sulla comparsa dell’artefatto. La metodologia ha previsto un’analisi comparativa delle immagini ottenute con l’obiettivo di valutare la presenza e la severità dell’artefatto, nonché di quantificare con precisione l’ampiezza nelle diverse condizioni sperimentali. Questa analisi ha permesso di individuare un pattern di parametri più efficiente al fine di migliorare la qualità media delle immagini PET/TC, inoltre ha evidenziato la possibilità di implementazione del software Q-Freeze, che permette di utilizzare il 100% dei dati acquisiti durante il ciclo respiratorio.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/98378