La dose ghiandolare media (AGD) costituisce il parametro dosimetrico di riferimento in mammografia, poiché rappresenta l’indicatore più affidabile del rischio radiologico a carico del tessuto mammario, particolarmente radiosensibile. La presente tesi si propone di indagare la correlazione tra AGD, spessore mammario post-compressione e forza di compressione applicata durante gli esami di screening, con l’obiettivo di evidenziare come tali variabili interagiscano nel determinare sia l’esposizione radiologica sia la qualità diagnostica delle immagini ottenute. Particolare attenzione è stata rivolta al ruolo della compressione, in quanto un aumento di questo valore porta ad una riduzione dello spessore mammario, con significativo incremento di attendibilità diagnostica e riduzione della dose assorbita. Tale aspetto risulta ancor più cruciale nelle fasce più giovani, recentemente incluse nei programmi di screening, per le quali la radiosensibilità è maggiore. È stato condotto inoltre un confronto tra diverse apparecchiature mammografiche in uso nella provincia di Padova, al fine di valutare differenze più o meno significative nella distribuzione della dose e nell’efficienza dei sistemi di acquisizione. I risultati attesi mirano a fornire indicazioni pratiche per l’ottimizzazione della compressione e la riduzione della dose, promuovendo una pratica mammografica più sicura ed efficace, in linea con i principi della radioprotezione e della qualità in sanità.
Studio Retrospettivo sulla Relazione tra Spessore Mammario e Dose Ghiandolare Media (AGD) e Analisi della Forza di Compressione tra Differenti Apparecchiature negli Esami di Screening Mammografico
STEVANATO, PAOLO
2024/2025
Abstract
La dose ghiandolare media (AGD) costituisce il parametro dosimetrico di riferimento in mammografia, poiché rappresenta l’indicatore più affidabile del rischio radiologico a carico del tessuto mammario, particolarmente radiosensibile. La presente tesi si propone di indagare la correlazione tra AGD, spessore mammario post-compressione e forza di compressione applicata durante gli esami di screening, con l’obiettivo di evidenziare come tali variabili interagiscano nel determinare sia l’esposizione radiologica sia la qualità diagnostica delle immagini ottenute. Particolare attenzione è stata rivolta al ruolo della compressione, in quanto un aumento di questo valore porta ad una riduzione dello spessore mammario, con significativo incremento di attendibilità diagnostica e riduzione della dose assorbita. Tale aspetto risulta ancor più cruciale nelle fasce più giovani, recentemente incluse nei programmi di screening, per le quali la radiosensibilità è maggiore. È stato condotto inoltre un confronto tra diverse apparecchiature mammografiche in uso nella provincia di Padova, al fine di valutare differenze più o meno significative nella distribuzione della dose e nell’efficienza dei sistemi di acquisizione. I risultati attesi mirano a fornire indicazioni pratiche per l’ottimizzazione della compressione e la riduzione della dose, promuovendo una pratica mammografica più sicura ed efficace, in linea con i principi della radioprotezione e della qualità in sanità.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/98391