La regione dell’Asia-Pacifico, in precedenza nota come “Indie Orientali”, ha storicamente rappresentato per le nazioni europee una terra ricca di opportunità commerciali, le quali hanno spinto le potenze del vecchio continente a proiettare la propria forza, prima economica, poi politica, nell’area. Sorti come un insieme di colonie europee, successivamente costituitesi in un’unica entità nazionale, gli Stati Uniti, in linea con la politica della madrepatria britannica, hanno immediatamente iniziato ad interessarsi alle grandi opportunità commerciali della regione dell’Asia-Pacifico, a dispetto dell’assenza di un vero e proprio sbocco marittimo nell’area. Rivolta gran parte della propria politica espansionistica in una lunga marcia verso la regione, Washington riuscì infine nell’intento di ottenere uno sbocco sul Pacifico. La trasformazione del paese in una nazione bagnata da due oceani determinò la necessità per gli Stati Uniti di dotarsi di una strategia volta a regolare la propria politica estera verso tale area. La grand strategy statunitense nei riguardi dell’Asia-Pacifico è stata storicamente caratterizzata da due debolezze principali: l’assenza di un coefficiente di potere atto a perseguire gli obbiettivi statunitensi e la scarsa comprensione delle peculiarità della regione. Con riferimento alla prima problematica, essa è gradualmente venuta meno di pari passo con la forte crescita del coefficiente di potenza americano, pur ripresentandosi ciclicamente. Viceversa, la seconda ha lungamente afflitto la politica estera americana nell’area, traducendosi in una generale incomprensione delle dinamiche regionali, nonché nella subordinazione di talune azioni a necessità strategiche relative ad altri teatri. La progressiva crescita relativa della regione ha portato quest’ultima a divenire l’area geografica di maggiore interesse per gli Stati Uniti, spingendo questi ultimi ad adattare la propria politica estera alle sue peculiarità. L’adozione di una grand strategy incentrata sulla formazione di meccanismi “minilaterali”, caratterizzati da un ristretto numero di attori aventi forti interessi condivisi, rappresenta la massima espressione del tentativo statunitense di adottare una politica estera in linea con le dinamiche regionali. L’obbiettivo della presente tesi consiste nell’ analizzare l’evoluzione della grand strategy americana nella regione, indicando in particolare come il minilateralismo rappresenti la strategia maggiormente funzionale alle peculiarità regionali, spesso scarsamente comprese dagli stakeholder statunitensi.
“Dal multilateralismo al minilaterale: l’evoluzione della politica estera degli Stati Uniti nell’Indo-Pacifico”
CHIACCHIO, GIOVANNI
2024/2025
Abstract
La regione dell’Asia-Pacifico, in precedenza nota come “Indie Orientali”, ha storicamente rappresentato per le nazioni europee una terra ricca di opportunità commerciali, le quali hanno spinto le potenze del vecchio continente a proiettare la propria forza, prima economica, poi politica, nell’area. Sorti come un insieme di colonie europee, successivamente costituitesi in un’unica entità nazionale, gli Stati Uniti, in linea con la politica della madrepatria britannica, hanno immediatamente iniziato ad interessarsi alle grandi opportunità commerciali della regione dell’Asia-Pacifico, a dispetto dell’assenza di un vero e proprio sbocco marittimo nell’area. Rivolta gran parte della propria politica espansionistica in una lunga marcia verso la regione, Washington riuscì infine nell’intento di ottenere uno sbocco sul Pacifico. La trasformazione del paese in una nazione bagnata da due oceani determinò la necessità per gli Stati Uniti di dotarsi di una strategia volta a regolare la propria politica estera verso tale area. La grand strategy statunitense nei riguardi dell’Asia-Pacifico è stata storicamente caratterizzata da due debolezze principali: l’assenza di un coefficiente di potere atto a perseguire gli obbiettivi statunitensi e la scarsa comprensione delle peculiarità della regione. Con riferimento alla prima problematica, essa è gradualmente venuta meno di pari passo con la forte crescita del coefficiente di potenza americano, pur ripresentandosi ciclicamente. Viceversa, la seconda ha lungamente afflitto la politica estera americana nell’area, traducendosi in una generale incomprensione delle dinamiche regionali, nonché nella subordinazione di talune azioni a necessità strategiche relative ad altri teatri. La progressiva crescita relativa della regione ha portato quest’ultima a divenire l’area geografica di maggiore interesse per gli Stati Uniti, spingendo questi ultimi ad adattare la propria politica estera alle sue peculiarità. L’adozione di una grand strategy incentrata sulla formazione di meccanismi “minilaterali”, caratterizzati da un ristretto numero di attori aventi forti interessi condivisi, rappresenta la massima espressione del tentativo statunitense di adottare una politica estera in linea con le dinamiche regionali. L’obbiettivo della presente tesi consiste nell’ analizzare l’evoluzione della grand strategy americana nella regione, indicando in particolare come il minilateralismo rappresenti la strategia maggiormente funzionale alle peculiarità regionali, spesso scarsamente comprese dagli stakeholder statunitensi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/98677