La presente tesi intende analizzare il tema dell’affidamento familiare come espressione concreta di solidarietà comunitaria, collocandolo all’interno del quadro teorico e professionale del servizio sociale. La riflessione prende avvio dal concetto di solidarietà, inteso come valore fondante delle relazioni sociali e come principio costitutivo della professione dell’assistente sociale. A partire dalle teorizzazioni di Durkheim, sociologo francese, che individua nella solidarietà organica la base della coesione sociale delle società moderne, e dai riferimenti costituzionali e normativi italiani, la solidarietà viene interpretata non come sentimento individuale, ma come pratica sociale e dovere collettivo. Su questo sfondo, l’affido familiare viene presentato come misura volta a garantire benessere e tutela dei minori, traducendo così il principio di solidarietà in un atto concreto di accoglienza. Le famiglie affidatarie, in collaborazione con i servizi sociali e con la famiglia di origine, si fanno carico temporaneamente di un minore, manifestando la dimensione comunitaria della solidarietà: la cura del bambino diventa responsabilità condivisa. La ricerca si sofferma inoltre sul ruolo del servizio sociale nei processi di valutazione e accompagnamento delle famiglie affidatarie, evidenziando come l’operatore sia chiamato a promuovere reti di sostegno e a rafforzare la corresponsabilità comunitaria. Infine, l’analisi delle esperienze di affido conclude portando una riflessione su come questa pratica rappresenti non solo uno strumento di protezione, ma anche un’occasione di crescita reciproca per il minore, per la famiglia e per la comunità.
L’affido familiare come forma di accoglienza solidale: il ruolo del servizio sociale tra sostegno, valutazione e promozione nella comunità.
ZOTTI, AURORA
2024/2025
Abstract
La presente tesi intende analizzare il tema dell’affidamento familiare come espressione concreta di solidarietà comunitaria, collocandolo all’interno del quadro teorico e professionale del servizio sociale. La riflessione prende avvio dal concetto di solidarietà, inteso come valore fondante delle relazioni sociali e come principio costitutivo della professione dell’assistente sociale. A partire dalle teorizzazioni di Durkheim, sociologo francese, che individua nella solidarietà organica la base della coesione sociale delle società moderne, e dai riferimenti costituzionali e normativi italiani, la solidarietà viene interpretata non come sentimento individuale, ma come pratica sociale e dovere collettivo. Su questo sfondo, l’affido familiare viene presentato come misura volta a garantire benessere e tutela dei minori, traducendo così il principio di solidarietà in un atto concreto di accoglienza. Le famiglie affidatarie, in collaborazione con i servizi sociali e con la famiglia di origine, si fanno carico temporaneamente di un minore, manifestando la dimensione comunitaria della solidarietà: la cura del bambino diventa responsabilità condivisa. La ricerca si sofferma inoltre sul ruolo del servizio sociale nei processi di valutazione e accompagnamento delle famiglie affidatarie, evidenziando come l’operatore sia chiamato a promuovere reti di sostegno e a rafforzare la corresponsabilità comunitaria. Infine, l’analisi delle esperienze di affido conclude portando una riflessione su come questa pratica rappresenti non solo uno strumento di protezione, ma anche un’occasione di crescita reciproca per il minore, per la famiglia e per la comunità.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/98756