This thesis examines sexual and reproductive violence as a military and political strategy in contemporary armed conflicts, interpreting it as both a product and an instrument of the evolution of warfare and the decline of the traditional interstate war model. Drawing on the New Wars paradigm, the study explores how asymmetry, the proliferation of actors, and the demilitarization of the battlefield have redefined the nature of war, turning the civilian population — and particularly women — into strategic targets. In this perspective, gender-based violence is not considered an accidental consequence of conflict, but a deliberate means of symbolic, material, and identity annihilation, aimed at destroying the enemy community through the control, desecration, and erasure of female and feminized bodies. The research adopts an interdisciplinary approach, integrating theories from international relations, international humanitarian law, and feminist studies, in order to capture the structural and systemic dimensions of this phenomenon. The Israeli–Palestinian conflict serves as the case study for this analysis. The research examines the violence committed by the al-Qassam Brigades and the Israeli Security Forces between 2023 and 2025, highlighting how sexual and reproductive violence functions as a tool of domination, repression, and demographic control. In this light, it emerges as one of the most extreme manifestations of contemporary warfare, where the destruction of the enemy occurs through the destruction of the bodies that generate life.

La tesi analizza la violenza sessuale e riproduttiva come strategia militare e politica nei conflitti armati contemporanei, interpretandola come effetto e strumento dell’evoluzione delle dinamiche belliche e del superamento del modello tradizionale di guerra interstatale. A partire dal paradigma delle New Wars, lo studio esplora come l’asimmetria, la moltiplicazione degli attori e la demilitarizzazione del campo di battaglia abbiano ridefinito la natura della guerra, trasformando la popolazione civile — e in particolare le donne — in obiettivo strategico. In questa prospettiva, la violenza di genere non è considerata una conseguenza accidentale del conflitto, ma un mezzo deliberato di annientamento identitario, simbolico e materiale, volto a distruggere la comunità nemica attraverso il controllo, la profanazione e la cancellazione dei corpi femminili e femminilizzati. L’approccio adottato è interdisciplinare e integra le teorie delle relazioni internazionali, del diritto internazionale umanitario e degli studi femministi, al fine di cogliere la dimensione strutturale e sistemica di tale violenza. Il caso del conflitto israelo-palestinese costituisce il terreno di applicazione dell’analisi: la ricerca esamina le violenze commesse dalle Brigate al-Qassam e dalle Forze di Sicurezza Israeliane tra il 2023 e il 2025, evidenziando come la violenza sessuale e riproduttiva si configuri come strumento di dominio, repressione e controllo demografico. In questa prospettiva, essa emerge come una delle manifestazioni più estreme delle guerre contemporanee, in cui la distruzione del nemico passa attraverso la distruzione dei corpi che generano vita.

Violenza sessuale e riproduttiva come strategia bellica: uno sguardo femminista sul conflitto israelo-palestinese

MANEA, CLAUDIA
2024/2025

Abstract

This thesis examines sexual and reproductive violence as a military and political strategy in contemporary armed conflicts, interpreting it as both a product and an instrument of the evolution of warfare and the decline of the traditional interstate war model. Drawing on the New Wars paradigm, the study explores how asymmetry, the proliferation of actors, and the demilitarization of the battlefield have redefined the nature of war, turning the civilian population — and particularly women — into strategic targets. In this perspective, gender-based violence is not considered an accidental consequence of conflict, but a deliberate means of symbolic, material, and identity annihilation, aimed at destroying the enemy community through the control, desecration, and erasure of female and feminized bodies. The research adopts an interdisciplinary approach, integrating theories from international relations, international humanitarian law, and feminist studies, in order to capture the structural and systemic dimensions of this phenomenon. The Israeli–Palestinian conflict serves as the case study for this analysis. The research examines the violence committed by the al-Qassam Brigades and the Israeli Security Forces between 2023 and 2025, highlighting how sexual and reproductive violence functions as a tool of domination, repression, and demographic control. In this light, it emerges as one of the most extreme manifestations of contemporary warfare, where the destruction of the enemy occurs through the destruction of the bodies that generate life.
2024
Sexual and Reproductive Violence as a War Strategy: A Feminist Perspective on the Israeli-Palestinian Conflict
La tesi analizza la violenza sessuale e riproduttiva come strategia militare e politica nei conflitti armati contemporanei, interpretandola come effetto e strumento dell’evoluzione delle dinamiche belliche e del superamento del modello tradizionale di guerra interstatale. A partire dal paradigma delle New Wars, lo studio esplora come l’asimmetria, la moltiplicazione degli attori e la demilitarizzazione del campo di battaglia abbiano ridefinito la natura della guerra, trasformando la popolazione civile — e in particolare le donne — in obiettivo strategico. In questa prospettiva, la violenza di genere non è considerata una conseguenza accidentale del conflitto, ma un mezzo deliberato di annientamento identitario, simbolico e materiale, volto a distruggere la comunità nemica attraverso il controllo, la profanazione e la cancellazione dei corpi femminili e femminilizzati. L’approccio adottato è interdisciplinare e integra le teorie delle relazioni internazionali, del diritto internazionale umanitario e degli studi femministi, al fine di cogliere la dimensione strutturale e sistemica di tale violenza. Il caso del conflitto israelo-palestinese costituisce il terreno di applicazione dell’analisi: la ricerca esamina le violenze commesse dalle Brigate al-Qassam e dalle Forze di Sicurezza Israeliane tra il 2023 e il 2025, evidenziando come la violenza sessuale e riproduttiva si configuri come strumento di dominio, repressione e controllo demografico. In questa prospettiva, essa emerge come una delle manifestazioni più estreme delle guerre contemporanee, in cui la distruzione del nemico passa attraverso la distruzione dei corpi che generano vita.
conflitto armato
violenza di genere
donne
israelo-palestinese
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/98847