I “periodi critici” sono delle finestre temporali in cui gli individui sono particolarmente plastici a livello cerebrale, essi sono presenti soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo. Quelli maggiormente conosciuti riguardano l’acquisizione del linguaggio: diversamente da quanto accade per gli adulti, i bambini piccoli, infatti, imparano la loro lingua madre velocemente e con grande facilità. Va sottolineato, inoltre, che il linguaggio è caratterizzato da molteplici periodi critici, che compaiono a diverse età, e che per alcuni suoi livelli si rimane sempre sensibili: non tutte le aree del linguaggio hanno gli stessi periodi di plasticità. (Werker & Hensch, 2015) Il periodo critico per la percezione dei fonemi è ben documentato e si manifesta nel restringimento percettivo: il presente lavoro indaga l’ipotesi che questo restringimento sia presente anche nell’acquisizione dell’ordine delle parole, dato che certi meccanismi percettivi vi contribuiscono. Inoltre, studi esistenti (Aydın & Gervain, 2025; Gervain et al., 2013), condotti su partecipanti adulti, suggeriscono che questi ultimi non utilizzino il frequency-based bootstrapping (così come anche altri indicatori, come la prosodia) allo stesso modo dei bambini: è quindi possibile che esista un periodo critico anche per l’acquisizione dell’ordine delle parole, motivo per cui bambini e adulti gestiscono questo aspetto in modo differente. In questo studio i partecipanti, bambini di 4-12 mesi e aventi come lingua madre l’italiano, hanno partecipato a un primo testing presso il Babylab dell’Università di Padova. In seguito, hanno svolto un training a casa di 14 giorni e poi hanno eseguito il secondo testing. Nel primo e nel secondo incontro ai bambini è stata presentata una lingua creata con una grammatica artificiale (GA), poi sono stati esposti a stimoli in lingua turca. L’obiettivo del training era quello di fare riconoscere ai bambini l’ordine delle parole in turco, una lingua OV (functor final). Lo studio testa fino a che età essi sono in grado di imparare l’ordine del turco, distinguendolo dall’ordine VO (functor initial) dell’italiano. Si ipotizza che, essendo esposti per due settimane a un lingua nuova (il turco), preferiscano il suo word order. Per valutarli è stata usata l’Head-Turn Preference Procedure, calcolando i looking times. Nel presente elaborato ci si è concentrati sui risultati ottenuti nella parte della GA del primo incontro, aspettandosi che i partecipanti preferissero gli stimoli presentati con lo stesso ordine della loro lingua madre (VO, functor initial, FI ossia frequent-infrequent) piuttosto che quello opposto (OV, functor final, IF ossia infrequent-frequent). Sono stati usati i dati ottenuti dal campione intero e poi quelli di un sotto-campione di bambini con un’età di 6-8 mesi. L’unico risultato statisticamente significativo è stato riscontrato nell’analisi del campione intero: l’età ha influenzato la variabile dipendente, che era il tempo di osservazione. All’aumentare dell’età, i bambini hanno dedicato meno attenzione agli stimoli, indipendentemente dal fatto che essi fossero di tipo IF o FI. In questo elaborato sono stati, infine, esaminati i limiti dello studio e le possibili prospettive future. Si conclude considerando che risulta utile perseguire nell’approfondimento di questi temi tramite la ricerca, al fine di individuare quali siano i periodi di maggior sensibilità dei bambini per sfruttarli al massimo, proponendo interventi mirati ed efficaci.
Il periodo critico di apprendimento del linguaggio: uno studio sul riconoscimento del word order con bambini di età compresa tra i 4 e i 12 mesi
CARRETTA, GIULIA
2024/2025
Abstract
I “periodi critici” sono delle finestre temporali in cui gli individui sono particolarmente plastici a livello cerebrale, essi sono presenti soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo. Quelli maggiormente conosciuti riguardano l’acquisizione del linguaggio: diversamente da quanto accade per gli adulti, i bambini piccoli, infatti, imparano la loro lingua madre velocemente e con grande facilità. Va sottolineato, inoltre, che il linguaggio è caratterizzato da molteplici periodi critici, che compaiono a diverse età, e che per alcuni suoi livelli si rimane sempre sensibili: non tutte le aree del linguaggio hanno gli stessi periodi di plasticità. (Werker & Hensch, 2015) Il periodo critico per la percezione dei fonemi è ben documentato e si manifesta nel restringimento percettivo: il presente lavoro indaga l’ipotesi che questo restringimento sia presente anche nell’acquisizione dell’ordine delle parole, dato che certi meccanismi percettivi vi contribuiscono. Inoltre, studi esistenti (Aydın & Gervain, 2025; Gervain et al., 2013), condotti su partecipanti adulti, suggeriscono che questi ultimi non utilizzino il frequency-based bootstrapping (così come anche altri indicatori, come la prosodia) allo stesso modo dei bambini: è quindi possibile che esista un periodo critico anche per l’acquisizione dell’ordine delle parole, motivo per cui bambini e adulti gestiscono questo aspetto in modo differente. In questo studio i partecipanti, bambini di 4-12 mesi e aventi come lingua madre l’italiano, hanno partecipato a un primo testing presso il Babylab dell’Università di Padova. In seguito, hanno svolto un training a casa di 14 giorni e poi hanno eseguito il secondo testing. Nel primo e nel secondo incontro ai bambini è stata presentata una lingua creata con una grammatica artificiale (GA), poi sono stati esposti a stimoli in lingua turca. L’obiettivo del training era quello di fare riconoscere ai bambini l’ordine delle parole in turco, una lingua OV (functor final). Lo studio testa fino a che età essi sono in grado di imparare l’ordine del turco, distinguendolo dall’ordine VO (functor initial) dell’italiano. Si ipotizza che, essendo esposti per due settimane a un lingua nuova (il turco), preferiscano il suo word order. Per valutarli è stata usata l’Head-Turn Preference Procedure, calcolando i looking times. Nel presente elaborato ci si è concentrati sui risultati ottenuti nella parte della GA del primo incontro, aspettandosi che i partecipanti preferissero gli stimoli presentati con lo stesso ordine della loro lingua madre (VO, functor initial, FI ossia frequent-infrequent) piuttosto che quello opposto (OV, functor final, IF ossia infrequent-frequent). Sono stati usati i dati ottenuti dal campione intero e poi quelli di un sotto-campione di bambini con un’età di 6-8 mesi. L’unico risultato statisticamente significativo è stato riscontrato nell’analisi del campione intero: l’età ha influenzato la variabile dipendente, che era il tempo di osservazione. All’aumentare dell’età, i bambini hanno dedicato meno attenzione agli stimoli, indipendentemente dal fatto che essi fossero di tipo IF o FI. In questo elaborato sono stati, infine, esaminati i limiti dello studio e le possibili prospettive future. Si conclude considerando che risulta utile perseguire nell’approfondimento di questi temi tramite la ricerca, al fine di individuare quali siano i periodi di maggior sensibilità dei bambini per sfruttarli al massimo, proponendo interventi mirati ed efficaci.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/99890