La tesi prende il suo avvio dall’interrogativo vertiginoso di una filosofa e mistica del Novecento, Simone Weil, sulla natura del rapporto dell’uomo con la realtà. Nella sua ricerca speculativa ed esistenziale Weil constata la rottura di quello che chiama un patto originario dello spirito con il mondo. La realtà non è più, allo spirito, alla coscienza pensante, accessibile. Per risanare il patto, vertice cui tende il suo pensiero, occorre gettare lo sguardo alle origini greche della civiltà occidentale, a quella sapienza di simboli ed immagini che ebbe il suo culmine nei misteri eleusini e che fu, per Weil, il primo manifestarsi di un contatto col divino, con un luogo altro dal visibile, che si compirà nella Croce. L’eredità di Weil sarà raccolta dalla sensibilità della poetessa italiana Cristina Campo, ed è nell’intersecarsi del pensiero di queste due personalità così atipiche che si può circoscrivere il perimetro misterioso e sfuggente della dimensione dell’invisibile, del rovesciamento che comporta e che ha una sua privilegiata figura nella fiaba e nella poesia. Le prospettive di Weil e Campo sulla natura della realtà e sulla condizione umana cui la realtà risulta oscura, sono particolarmente significative quando si tratta di confrontarsi con il senso della sofferenza e di quello che Weil chiama malheur, tradotto come “sventura”. La ricerca del vero, un tracciato precario di salvezza, hanno estrema rilevanza, vogliamo qui dimostrare, nel porsi davanti al dolore psicologico. La stessa parola terapeutica, nel contesto psicoanalitico, il movimento che comporta, può trovare nel percorso di comprensione di Weil e Campo un rispecchiamento per certi versi, un approfondimento e un’aspirazione.

Nell'invisibile: percorsi tra Simone Weil, Cristina Campo e la psicoanalisi

COLOMBO, MIRIAM
2024/2025

Abstract

La tesi prende il suo avvio dall’interrogativo vertiginoso di una filosofa e mistica del Novecento, Simone Weil, sulla natura del rapporto dell’uomo con la realtà. Nella sua ricerca speculativa ed esistenziale Weil constata la rottura di quello che chiama un patto originario dello spirito con il mondo. La realtà non è più, allo spirito, alla coscienza pensante, accessibile. Per risanare il patto, vertice cui tende il suo pensiero, occorre gettare lo sguardo alle origini greche della civiltà occidentale, a quella sapienza di simboli ed immagini che ebbe il suo culmine nei misteri eleusini e che fu, per Weil, il primo manifestarsi di un contatto col divino, con un luogo altro dal visibile, che si compirà nella Croce. L’eredità di Weil sarà raccolta dalla sensibilità della poetessa italiana Cristina Campo, ed è nell’intersecarsi del pensiero di queste due personalità così atipiche che si può circoscrivere il perimetro misterioso e sfuggente della dimensione dell’invisibile, del rovesciamento che comporta e che ha una sua privilegiata figura nella fiaba e nella poesia. Le prospettive di Weil e Campo sulla natura della realtà e sulla condizione umana cui la realtà risulta oscura, sono particolarmente significative quando si tratta di confrontarsi con il senso della sofferenza e di quello che Weil chiama malheur, tradotto come “sventura”. La ricerca del vero, un tracciato precario di salvezza, hanno estrema rilevanza, vogliamo qui dimostrare, nel porsi davanti al dolore psicologico. La stessa parola terapeutica, nel contesto psicoanalitico, il movimento che comporta, può trovare nel percorso di comprensione di Weil e Campo un rispecchiamento per certi versi, un approfondimento e un’aspirazione.
2024
In the invisible: between Simone Weil, Cristina Campo and psychoanalysis
Simone Weil
Cristina Campo
Invisibile
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/100126