Il presente elaborato indaga le condizioni di possibilità del dialogo interculturale in un mondo caratterizzato da sistemi linguistico-simbolici radicalmente differenti. La prima parte esamina il rapporto tra linguaggio, pensiero e visioni del mondo attraverso la riformulazione contemporanea dell'ipotesi di relatività linguistica, evidenziando come il linguaggio non sia un mero strumento di comunicazione, bensì partecipi attivamente alla costruzione dell'orizzonte simbolico-culturale dei rispettivi parlanti. Su questo sfondo vengono analizzate le prospettive di Raimon Panikkar e François Jullien, che offrono due percorsi complementari per pensare l’alterità senza ridurla né separarla: il primo attraverso il pluralismo, il mythos e il dialogo dialogale; il secondo tramite lo scarto e la fecondità del “tra”. Il capitolo conclusivo mette in dialogo le loro posizioni applicandole al tema dei diritti umani, mettendo in luce come la loro presunta universalità possa essere ripensata in termini di pratiche da tradurre, negoziare e condividere nel confronto interculturale. Il lavoro mostra così come il dialogo non consista nella ricerca di una sintesi, ma in un esercizio continuo di decentramento e di costruzione di un “comune” a partire dalle differenze.
Pensare l'alterità: Panikkar e Jullien tra pluralismo ed écart
MARCON, RICCARDO
2024/2025
Abstract
Il presente elaborato indaga le condizioni di possibilità del dialogo interculturale in un mondo caratterizzato da sistemi linguistico-simbolici radicalmente differenti. La prima parte esamina il rapporto tra linguaggio, pensiero e visioni del mondo attraverso la riformulazione contemporanea dell'ipotesi di relatività linguistica, evidenziando come il linguaggio non sia un mero strumento di comunicazione, bensì partecipi attivamente alla costruzione dell'orizzonte simbolico-culturale dei rispettivi parlanti. Su questo sfondo vengono analizzate le prospettive di Raimon Panikkar e François Jullien, che offrono due percorsi complementari per pensare l’alterità senza ridurla né separarla: il primo attraverso il pluralismo, il mythos e il dialogo dialogale; il secondo tramite lo scarto e la fecondità del “tra”. Il capitolo conclusivo mette in dialogo le loro posizioni applicandole al tema dei diritti umani, mettendo in luce come la loro presunta universalità possa essere ripensata in termini di pratiche da tradurre, negoziare e condividere nel confronto interculturale. Il lavoro mostra così come il dialogo non consista nella ricerca di una sintesi, ma in un esercizio continuo di decentramento e di costruzione di un “comune” a partire dalle differenze.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/100548