La tesi indaga il rapporto tra il cogito cartesiano e il Si fallor, sum di Agostino, mostrando come la questione dell’autocoscienza attraversi in forme diverse la tradizione antica, moderna e contemporanea. La prima parte ricostruisce la formazione del cogito in Descartes, dal metodo del Discorso alle Meditazioni, evidenziando come il dubbio radicale conduca alla certezza dell’io come fondamento del sapere, e come i contemporanei riconobbero in ciò un’affinità con Agostino pur nella rivendicazione cartesiana di una svolta metodica autonoma. La seconda parte approfondisce l’antropologia agostiniana, in particolare il De Trinitate, mostrando che la certezza dell’io non implica autosufficienza: l’anima possiede un’immediata coscienza di sé, ma ogni verità deriva dalla Luce divina che la illumina. L’argomento del Si fallor, sum non fonda un soggetto indipendente, bensì apre un percorso di ritorno all’interiorità ordinato a Dio. La terza parte presenta la lettura fenomenologica di Jean-Luc Marion, che interpreta il cogito come risposta alla donazione dell’essere, più che come principio fondativo. In questa prospettiva, le posizioni di Agostino e Descartes appaiono differenti ma convergenti nel riconoscere che il sé emerge da un appello che lo precede. Nel suo complesso, la tesi mostra che il rapporto tra i due autori non è di semplice continuità né di opposizione, e che la riflessione contemporanea permette di rileggerne la tensione in una chiave più ampia, ancora significativa per il dibattito sulla soggettività.
Tra Agostino e Descartes. Jean-Luc Marion interprete del "cogito".
ROSSATO, ELEONORA
2024/2025
Abstract
La tesi indaga il rapporto tra il cogito cartesiano e il Si fallor, sum di Agostino, mostrando come la questione dell’autocoscienza attraversi in forme diverse la tradizione antica, moderna e contemporanea. La prima parte ricostruisce la formazione del cogito in Descartes, dal metodo del Discorso alle Meditazioni, evidenziando come il dubbio radicale conduca alla certezza dell’io come fondamento del sapere, e come i contemporanei riconobbero in ciò un’affinità con Agostino pur nella rivendicazione cartesiana di una svolta metodica autonoma. La seconda parte approfondisce l’antropologia agostiniana, in particolare il De Trinitate, mostrando che la certezza dell’io non implica autosufficienza: l’anima possiede un’immediata coscienza di sé, ma ogni verità deriva dalla Luce divina che la illumina. L’argomento del Si fallor, sum non fonda un soggetto indipendente, bensì apre un percorso di ritorno all’interiorità ordinato a Dio. La terza parte presenta la lettura fenomenologica di Jean-Luc Marion, che interpreta il cogito come risposta alla donazione dell’essere, più che come principio fondativo. In questa prospettiva, le posizioni di Agostino e Descartes appaiono differenti ma convergenti nel riconoscere che il sé emerge da un appello che lo precede. Nel suo complesso, la tesi mostra che il rapporto tra i due autori non è di semplice continuità né di opposizione, e che la riflessione contemporanea permette di rileggerne la tensione in una chiave più ampia, ancora significativa per il dibattito sulla soggettività.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/100555