Che cos’è l’infanzia? Una tappa della vita? Un progetto politico? Un’utopia? Per definirla si può utilizzare il singolare? Oppure sarebbe più opportuno parlare di infanzie, date le diverse connotazioni pedagogiche che può assumere il termine? Il punto chiave di questa tesi è interrogarsi sul concetto di infanzia esplorandolo da più prospettive derivanti da vari ambiti disciplinari e mettendolo in relazione con un altro termine fondamentale: l’invisibilità. Il lato nascosto dell’infanzia la porta a non essere sempre comprensibile al mondo adulto. Questo suo aspetto criptico è realmente una condizione da superare o piuttosto una situazione nella quale immergersi? In tempi recenti molti studi evidenziano quanto i bambini e le bambine siano stati invisibili nel corso della storia e tutt’ora, in particolare rispetto ad altri gruppi minoritari, risultando un tema su cui lavorare per dare loro uno spazio nel mondo e dargli voce. Può invece questa condizione di ignoto giocare talvolta a loro favore e generare ciò che non è possibile nella condizione di visibilità? Per tali domande, si è pensato di analizzare le grandi forze teoriche che definiscono il concetto di infanzia, avvalendosi di autori fondamentali nel campo dell’educazione, tra i quali Platone, Rousseau, Ariès, fino a quelli più contemporanei come Corsaro, Kohan e Arendt. Il fine è cercare tra queste una prospettiva di infante che sia maggiormente in linea con l’idea che si vuole portare avanti nello scritto in correlazione con il concetto di invisibilità che verrà affrontato in un secondo momento, provando a coglierne le potenzialità. Infine, si vuole raccontare l’esperienza sul campo nelle scuole del Brasile con il gruppo NEFI-UERJ (Núcleo de Estudos de Filosofias e Infâncias) coordinato dal Professore Walter O. Kohan in cui si tenta di avvicinarsi ai bambini per dare loro voce, utilizzando le modalità della Philosophy for and with Children, in cui non si vuole cercare di decifrare l’infanzia ma di valorizzarla nella sua ambiguità e complessità. La tesi non ha lo scopo di fornire risposte definitive ma vuole porre il lettore nella possibilità di riflettere sul tema, di farsi a sua volta altre domande: possiamo imparare da ciò che continua a restare invisibile? Possiamo pensare ad un’educazione che risalti i bambini e le bambine senza che sia dominata dalle regole del mondo adulto? O forse dare loro visibilità è la strada più corretta?

L’infanzia ama nascondersi: Un viaggio alla scoperta della forza generativa dell’invisibilità infantile

BALDIN, VALENTINA
2024/2025

Abstract

Che cos’è l’infanzia? Una tappa della vita? Un progetto politico? Un’utopia? Per definirla si può utilizzare il singolare? Oppure sarebbe più opportuno parlare di infanzie, date le diverse connotazioni pedagogiche che può assumere il termine? Il punto chiave di questa tesi è interrogarsi sul concetto di infanzia esplorandolo da più prospettive derivanti da vari ambiti disciplinari e mettendolo in relazione con un altro termine fondamentale: l’invisibilità. Il lato nascosto dell’infanzia la porta a non essere sempre comprensibile al mondo adulto. Questo suo aspetto criptico è realmente una condizione da superare o piuttosto una situazione nella quale immergersi? In tempi recenti molti studi evidenziano quanto i bambini e le bambine siano stati invisibili nel corso della storia e tutt’ora, in particolare rispetto ad altri gruppi minoritari, risultando un tema su cui lavorare per dare loro uno spazio nel mondo e dargli voce. Può invece questa condizione di ignoto giocare talvolta a loro favore e generare ciò che non è possibile nella condizione di visibilità? Per tali domande, si è pensato di analizzare le grandi forze teoriche che definiscono il concetto di infanzia, avvalendosi di autori fondamentali nel campo dell’educazione, tra i quali Platone, Rousseau, Ariès, fino a quelli più contemporanei come Corsaro, Kohan e Arendt. Il fine è cercare tra queste una prospettiva di infante che sia maggiormente in linea con l’idea che si vuole portare avanti nello scritto in correlazione con il concetto di invisibilità che verrà affrontato in un secondo momento, provando a coglierne le potenzialità. Infine, si vuole raccontare l’esperienza sul campo nelle scuole del Brasile con il gruppo NEFI-UERJ (Núcleo de Estudos de Filosofias e Infâncias) coordinato dal Professore Walter O. Kohan in cui si tenta di avvicinarsi ai bambini per dare loro voce, utilizzando le modalità della Philosophy for and with Children, in cui non si vuole cercare di decifrare l’infanzia ma di valorizzarla nella sua ambiguità e complessità. La tesi non ha lo scopo di fornire risposte definitive ma vuole porre il lettore nella possibilità di riflettere sul tema, di farsi a sua volta altre domande: possiamo imparare da ciò che continua a restare invisibile? Possiamo pensare ad un’educazione che risalti i bambini e le bambine senza che sia dominata dalle regole del mondo adulto? O forse dare loro visibilità è la strada più corretta?
2024
Childhood Loves to Hide: A Journey into the Generative Power of Childhood Invisibility
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/100599