La mia ricerca vuole analizzare il fenomeno della violenza digitale , in particolare modo il fenomeno della "condivisione non consensuale di immagini intime" ,il cosiddetto Revenge porn . Lo studio si basa prevalentemente sull'analisi dei documenti , sia scientifici che di cronaca , uniti a una ricerca svolta sul campo , tramite interviste agli organi di polizia postale e centro antiviolenza del Polesine . Solitamente chi si rivolge ai centri è solo una piccola parte delle persone che subiscono violenza , il quale rimane un fenomeno molto difficile da gestire e inquadrare . Io ho voluto tramite il mio lavoro provare ad entrare in questo mondo ,a capirlo . ho utilizzato una metodologia qualitativa , quale l'intervista, con un numero di domande da rivolgere agli organi preposti. Ho cercato di preparare una scaletta di domande e quindi guidare gli operatori, ma essi stessi hanno anche spaziato raccontandomi le loro esperienze sul campo . il Revenge porn è un tipo di violenza che ha un impatto enorme a livello psicofisico e sociale , oltre alla forma di violenza in sè , bisogna tenere conto sempre , dei caratteri di massima accessibilità e viralità di internet, rivelatosi un'arma a doppio taglio che deve essere maggiormente controllata. Infatti, non solo l'intimità di una persona viene deliberatamente violata , ma questa viene resa propriamente accessibile a tutti attraverso il web. Analizzerò gli strumenti non solo legali per affrontare il problema della tutela delle vittime, quindi non solamente il codice rosso, ma anche la prevenzione , la solidarietà ( come ho riportato la lettera di solidarietà da parte delle donne che si sono unite per difendere la maestra di Torino) .Tramite le interviste ai soggetti istituzionali sono arrivata alla conclusione che non sempre si riesce ad identificare il colpevole, non sempre si riesce a tutelare la vittima . La polizia postale non fa prevenzione , prova tramite corsi nelle scuole ,ma il sistema di prevenzione è ancora arcaico , infatti spesso si interviene solamente a fatto già avvenuto. Il centro antiviolenza interviene solamente poi , quando la violenza è già stata agita. Secondo me l'intervento più efficace rimane la prevenzione all'origine del problema . ho analizzato anch'io dei casi di cronaca come il caso Cantone, Deriu e il caso della maestra di Torino, proprio per far comprendere che questa tipologia di violenza può colpire chiunque indipendentemente dall'età , dal luogo di residenza e dal lavoro svolto . Sicuramente la prevenzione e, in generale, le attività di sensibilizzazione e di educazione digitale soprattutto delle nuove generazioni potrebbero essere ottimi strumenti per arginare il fenomeno.
Diffusione non consensuale di contenuti intimi online. Un’analisi sugli interventi per arginare il fenomeno a tutela delle persone colpite
RODIGHIERO, LAURA
2024/2025
Abstract
La mia ricerca vuole analizzare il fenomeno della violenza digitale , in particolare modo il fenomeno della "condivisione non consensuale di immagini intime" ,il cosiddetto Revenge porn . Lo studio si basa prevalentemente sull'analisi dei documenti , sia scientifici che di cronaca , uniti a una ricerca svolta sul campo , tramite interviste agli organi di polizia postale e centro antiviolenza del Polesine . Solitamente chi si rivolge ai centri è solo una piccola parte delle persone che subiscono violenza , il quale rimane un fenomeno molto difficile da gestire e inquadrare . Io ho voluto tramite il mio lavoro provare ad entrare in questo mondo ,a capirlo . ho utilizzato una metodologia qualitativa , quale l'intervista, con un numero di domande da rivolgere agli organi preposti. Ho cercato di preparare una scaletta di domande e quindi guidare gli operatori, ma essi stessi hanno anche spaziato raccontandomi le loro esperienze sul campo . il Revenge porn è un tipo di violenza che ha un impatto enorme a livello psicofisico e sociale , oltre alla forma di violenza in sè , bisogna tenere conto sempre , dei caratteri di massima accessibilità e viralità di internet, rivelatosi un'arma a doppio taglio che deve essere maggiormente controllata. Infatti, non solo l'intimità di una persona viene deliberatamente violata , ma questa viene resa propriamente accessibile a tutti attraverso il web. Analizzerò gli strumenti non solo legali per affrontare il problema della tutela delle vittime, quindi non solamente il codice rosso, ma anche la prevenzione , la solidarietà ( come ho riportato la lettera di solidarietà da parte delle donne che si sono unite per difendere la maestra di Torino) .Tramite le interviste ai soggetti istituzionali sono arrivata alla conclusione che non sempre si riesce ad identificare il colpevole, non sempre si riesce a tutelare la vittima . La polizia postale non fa prevenzione , prova tramite corsi nelle scuole ,ma il sistema di prevenzione è ancora arcaico , infatti spesso si interviene solamente a fatto già avvenuto. Il centro antiviolenza interviene solamente poi , quando la violenza è già stata agita. Secondo me l'intervento più efficace rimane la prevenzione all'origine del problema . ho analizzato anch'io dei casi di cronaca come il caso Cantone, Deriu e il caso della maestra di Torino, proprio per far comprendere che questa tipologia di violenza può colpire chiunque indipendentemente dall'età , dal luogo di residenza e dal lavoro svolto . Sicuramente la prevenzione e, in generale, le attività di sensibilizzazione e di educazione digitale soprattutto delle nuove generazioni potrebbero essere ottimi strumenti per arginare il fenomeno.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/100676