Il presente lavoro di tesi analizza l’evoluzione della condizione giuridica della donna in Italia, ripercorrendo il cammino di emancipazione che ha portato al superamento delle strutture patriarcali presenti nel Codice Penale del 1930 (Codice Rocco). L'elaborato si propone di evidenziare come il diritto si sia trasformato in un terreno di conquista per la parità di genere grazie alla spinta del movimento femminista italiano. Nella prima parte, l’analisi si sofferma sull'impianto ideologico del legislatore fascista, esaminando istituti marcatamente discriminatori quali il delitto d’onore, il matrimonio riparatore e la diversa punibilità dell’adulterio. Queste norme erano poste a presidio della moralità pubblica e dell’unità familiare gerarchicamente intesa, relegando la donna a una posizione di minorità giuridica e sociale. Il cuore della ricerca esplora la rottura di questo paradigma nel secondo dopoguerra. Con l’avvento della Costituzione e, soprattutto, con le lotte degli anni Settanta, il femminismo italiano ha agito come catalizzatore di un profondo mutamento legislativo. Vengono presi in esame i pilastri di questa trasformazione: dalla riforma del Diritto di Famiglia del 1975, che ha sancito l'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, alla legge sul divorzio (1970) e sull'interruzione volontaria di gravidanza (1978). Infine, la tesi documenta l'ultimo grande traguardo di questo percorso: l'abrogazione delle norme sull'onore nel 1981 e la successiva legge del 1996 che ha finalmente riconosciuto la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la moralità pubblica. In conclusione, il lavoro dimostra come l'evoluzione giuridica non sia stata un processo lineare, ma il risultato di una dialettica costante tra istituzioni e istanze sociali, segnando il passaggio definitivo dalla "donna-oggetto" alla "donna-cittadina".
Dal Codice penale Rocco ai movimenti femministi: evoluzione della condizione giuridica delle donne in Italia
DALBON, ALICE
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro di tesi analizza l’evoluzione della condizione giuridica della donna in Italia, ripercorrendo il cammino di emancipazione che ha portato al superamento delle strutture patriarcali presenti nel Codice Penale del 1930 (Codice Rocco). L'elaborato si propone di evidenziare come il diritto si sia trasformato in un terreno di conquista per la parità di genere grazie alla spinta del movimento femminista italiano. Nella prima parte, l’analisi si sofferma sull'impianto ideologico del legislatore fascista, esaminando istituti marcatamente discriminatori quali il delitto d’onore, il matrimonio riparatore e la diversa punibilità dell’adulterio. Queste norme erano poste a presidio della moralità pubblica e dell’unità familiare gerarchicamente intesa, relegando la donna a una posizione di minorità giuridica e sociale. Il cuore della ricerca esplora la rottura di questo paradigma nel secondo dopoguerra. Con l’avvento della Costituzione e, soprattutto, con le lotte degli anni Settanta, il femminismo italiano ha agito come catalizzatore di un profondo mutamento legislativo. Vengono presi in esame i pilastri di questa trasformazione: dalla riforma del Diritto di Famiglia del 1975, che ha sancito l'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, alla legge sul divorzio (1970) e sull'interruzione volontaria di gravidanza (1978). Infine, la tesi documenta l'ultimo grande traguardo di questo percorso: l'abrogazione delle norme sull'onore nel 1981 e la successiva legge del 1996 che ha finalmente riconosciuto la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la moralità pubblica. In conclusione, il lavoro dimostra come l'evoluzione giuridica non sia stata un processo lineare, ma il risultato di una dialettica costante tra istituzioni e istanze sociali, segnando il passaggio definitivo dalla "donna-oggetto" alla "donna-cittadina".| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/104617