Suicidal behavior continues to pose a challenge for clinical psychology, not only because of its epidemiological significance but, above all, due to the limited effectiveness of traditional models in predicting its onset. Clinically useful constructs such as hopelessness and cognitive constriction often remain merely descriptive and difficult to quantify or test. In this context, computational models introduce an important paradigm shift by reformulating psychological phenomena in terms of observable parameters and decision-making dynamics. This work provides a critical review of the theoretical and clinical implications of the main computational approaches to suicidal behavior, focusing specifically on six seminal papers. These sections serve as the starting point for theoretical development grounded in quantitative findings, which are translated into clinically relevant hypotheses. The analysis shows how Active Inference redefines hopelessness as a set of negative instrumental beliefs tied to the perception of action ineffectiveness, while Reinforcement Learning models reinterpret cognitive constriction as reduced exploration of alternatives. These perspectives challenge and move beyond the unidimensional view of suicidal behavior as a traditional severity continuum, highlighting heterogeneity across decision-making patterns, including more rigid, planned forms and more impulsive, reactive ones. Nevertheless, alongside these strengths, key limitations arise: reliance on experimental tasks with low ecological validity, insufficient prospective validation, and the risk that formalization hinders practical clinical application. In conclusion, computational models represent not merely a methodological advance but a fundamental shift in how we view psychopathological phenomena. Their value lies in rendering clinical constructs measurable and testable; however, future progress will hinge on integrating formal rigor with clinical complexity, steering clear of reductionism, and critically engaging with traditional theories.

Il comportamento suicidario continua a rappresentare una sfida per la psicologia clinica, non solo per la sua rilevanza epidemiologica, ma soprattutto per l'efficacia parziale dei modelli tradizionali nel predirne l’insorgenza. Costrutti come disperazione o costrizione cognitiva, clinicamente funzionali, rimangono spesso descrittivi e difficilmente quantificabili e testabili. In questo contesto, i modelli computazionali introducono un cambiamento di paradigma importante, proponendo una riformulazione dei fenomeni psicologici in termini di parametri e dinamiche decisionali osservabili. Il presente lavoro propone una revisione critica delle implicazioni teoriche e cliniche dei principali approcci computazionali al comportamento suicidario, con un focus specifico su sei seminal papers. Queste vengono considerate come il punto di partenza per l'elaborazione teorica basata su risultati quantitativi, che vengono tradotti in ipotesi clinicamente significative. L’analisi evidenzia come il modello d'inferenza attiva consenta di ridefinire il costrutto di disperazione come un insieme di credenze strumentali negative legate alla percezione di inefficacia dell’azione, mentre i modelli di apprendimento per rinforzo permettono di reinterpretare la costrizione cognitiva in termini di esplorazione ridotta delle alternative. Tali prospettive permettono una messa in discussione e superamento della visione del comportamento suicidario a una sola dimensione, ovvero il tradizionale continuum di gravità, suggerendo eterogeneità nei differenti pattern decisionali, tra cui forme più rigide e pianificate e forme più impulsive e reattive. Tuttavia, accanto a queste potenzialità, emergono criticità rilevanti: la dipendenza da task sperimentali poco ecologici, la limitata validazione prospettica e il rischio di una formalizzazione che preclude l’effettiva applicabilità clinica. In conclusione, i modelli computazionali non rappresentano semplicemente un avanzamento metodologico, ma una trasformazione del modo stesso di guardare ai fenomeni in psicopatologia. Il loro valore risiede nella capacità di rendere i costrutti clinici misurabili e testabili, ma uno sviluppo futuro dipenderà dalla possibilità di integrare rigore formale e complessità clinica, evitando riduzionismi e costruendo un confronto critico con le teorie tradizionali.

Modelli computazionali del comportamento suicidario: una revisione critica delle implicazioni teoriche e cliniche

CASIELLO, MARIACHIARA
2025/2026

Abstract

Suicidal behavior continues to pose a challenge for clinical psychology, not only because of its epidemiological significance but, above all, due to the limited effectiveness of traditional models in predicting its onset. Clinically useful constructs such as hopelessness and cognitive constriction often remain merely descriptive and difficult to quantify or test. In this context, computational models introduce an important paradigm shift by reformulating psychological phenomena in terms of observable parameters and decision-making dynamics. This work provides a critical review of the theoretical and clinical implications of the main computational approaches to suicidal behavior, focusing specifically on six seminal papers. These sections serve as the starting point for theoretical development grounded in quantitative findings, which are translated into clinically relevant hypotheses. The analysis shows how Active Inference redefines hopelessness as a set of negative instrumental beliefs tied to the perception of action ineffectiveness, while Reinforcement Learning models reinterpret cognitive constriction as reduced exploration of alternatives. These perspectives challenge and move beyond the unidimensional view of suicidal behavior as a traditional severity continuum, highlighting heterogeneity across decision-making patterns, including more rigid, planned forms and more impulsive, reactive ones. Nevertheless, alongside these strengths, key limitations arise: reliance on experimental tasks with low ecological validity, insufficient prospective validation, and the risk that formalization hinders practical clinical application. In conclusion, computational models represent not merely a methodological advance but a fundamental shift in how we view psychopathological phenomena. Their value lies in rendering clinical constructs measurable and testable; however, future progress will hinge on integrating formal rigor with clinical complexity, steering clear of reductionism, and critically engaging with traditional theories.
2025
Computational models in suicide behavior: a critical revision of theoretical and clinical implications
Il comportamento suicidario continua a rappresentare una sfida per la psicologia clinica, non solo per la sua rilevanza epidemiologica, ma soprattutto per l'efficacia parziale dei modelli tradizionali nel predirne l’insorgenza. Costrutti come disperazione o costrizione cognitiva, clinicamente funzionali, rimangono spesso descrittivi e difficilmente quantificabili e testabili. In questo contesto, i modelli computazionali introducono un cambiamento di paradigma importante, proponendo una riformulazione dei fenomeni psicologici in termini di parametri e dinamiche decisionali osservabili. Il presente lavoro propone una revisione critica delle implicazioni teoriche e cliniche dei principali approcci computazionali al comportamento suicidario, con un focus specifico su sei seminal papers. Queste vengono considerate come il punto di partenza per l'elaborazione teorica basata su risultati quantitativi, che vengono tradotti in ipotesi clinicamente significative. L’analisi evidenzia come il modello d'inferenza attiva consenta di ridefinire il costrutto di disperazione come un insieme di credenze strumentali negative legate alla percezione di inefficacia dell’azione, mentre i modelli di apprendimento per rinforzo permettono di reinterpretare la costrizione cognitiva in termini di esplorazione ridotta delle alternative. Tali prospettive permettono una messa in discussione e superamento della visione del comportamento suicidario a una sola dimensione, ovvero il tradizionale continuum di gravità, suggerendo eterogeneità nei differenti pattern decisionali, tra cui forme più rigide e pianificate e forme più impulsive e reattive. Tuttavia, accanto a queste potenzialità, emergono criticità rilevanti: la dipendenza da task sperimentali poco ecologici, la limitata validazione prospettica e il rischio di una formalizzazione che preclude l’effettiva applicabilità clinica. In conclusione, i modelli computazionali non rappresentano semplicemente un avanzamento metodologico, ma una trasformazione del modo stesso di guardare ai fenomeni in psicopatologia. Il loro valore risiede nella capacità di rendere i costrutti clinici misurabili e testabili, ma uno sviluppo futuro dipenderà dalla possibilità di integrare rigore formale e complessità clinica, evitando riduzionismi e costruendo un confronto critico con le teorie tradizionali.
Suicidalità
Decision-making
BPD
MDD
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