Il presente lavoro indaga la questione del male nel pensiero di Hannah Arendt, muovendo dalla categoria della banalità del male – elaborata per Eichmann – per interrogarne i limiti di fronte alla figura di Hitler. Se la banalità del male descrive chi ha rinunciato al pensiero, Hitler rappresenta il caso opposto: un soggetto che ha esercitato consapevolmente il pensiero al servizio del male. La tesi sostiene che il male radicale sia la categoria più adeguata per pensare la sua figura, e che il mancato riconoscimento di ciò da parte di Arendt non costituisca un limite teorico ma una scelta consapevole, coerente con il suo impianto filosofico.
La questione del male. Hannah Arendt tra Eichmann e Hitler
DALL'IGNA, ILARIA
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro indaga la questione del male nel pensiero di Hannah Arendt, muovendo dalla categoria della banalità del male – elaborata per Eichmann – per interrogarne i limiti di fronte alla figura di Hitler. Se la banalità del male descrive chi ha rinunciato al pensiero, Hitler rappresenta il caso opposto: un soggetto che ha esercitato consapevolmente il pensiero al servizio del male. La tesi sostiene che il male radicale sia la categoria più adeguata per pensare la sua figura, e che il mancato riconoscimento di ciò da parte di Arendt non costituisca un limite teorico ma una scelta consapevole, coerente con il suo impianto filosofico.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/108640