This thesis investigates the criminalization processes targeting rap and youth street cultures in Italy, arguing that the construction of an internal enemy around the figure of the rapper does not represent an improvised reaction to the perception of urban insecurity, but a structural mechanism for governing the fractures produced by neoliberalism. Drawing on the intersection of moral panic theory, neoliberalism critique, and street culture studies, the work reconstructs a dual genealogy of musical repression: on one hand, the importation into Italy of models developed in the United States against gangsta rap and in the United Kingdom against grime and drill; on the other, the reactivation of an autochthonous tradition of criminalizing street subculture musical expression, already applied to the neomelodic scene. The analysis of Italian cases between 2021 and 2025 documents how urban banning orders, exclusion notices, and the judicial use of song lyrics target both subaltern bodies and the cultural productions of marginalized subjects. The argument also aims to show how rap — through the reclamation of urban space, the exploitation of digital visibility, and the use of its own language — transforms the very criminalizing labels imposed upon it into tools of identity affirmation and symbolic capital. The third chapter offers a textual analysis of Italian rap productions, reading them as instruments for inverting status hierarchies and asserting political subjectivities that are otherwise rendered invisible.

La tesi indaga i processi di criminalizzazione che investono il rap e le culture giovanili di strada in Italia, sostenendo che la costruzione del nemico interno attorno alla figura del rapper non rappresenti una reazione estemporanea alla percezione di insicurezza urbana, ma un dispositivo strutturale di governo delle fratture prodotte dal neoliberismo. Attraverso l'incrocio tra la teoria del panico morale, la critica al neoliberismo e le analisi delle culture di strada, il lavoro ricostruisce una doppia genealogia della repressione musicale: da un lato l'importazione in Italia dei modelli sviluppati negli Stati Uniti contro il gangsta rap e nel Regno Unito contro grime e drill; dall'altro la riattivazione di una tradizione autoctona di criminalizzazione dell'espressione musicale delle sottoculture di strada, già applicata alla scena neomelodica. L'analisi dei casi italiani tra il 2021 e il 2025 documenta come daspo urbani, fogli di via e l'uso giudiziario dei testi musicali colpiscano tanto i corpi subalterni quanto le produzioni culturali dei soggetti marginalizzati. L'argomentazione proposta vuole però mostrare anche come il rap attraverso la riappropriazione dello spazio urbano, lo sfruttamento della visibilità digitale e l'uso di un linguaggio proprio trasformi le stesse etichette criminalizzanti in strumenti di affermazione identitaria e capitale simbolico. Il terzo capitolo propone un analisi testuale guardando alle produzioni rap come strumenti di inversione delle gerarchie di status e affermazione di soggettività politiche normalmente invisiblizzate.

«Per tutto quest'odio non bastano sedici barre»: processi di criminalizzazione e pratiche di rivendicazione nella musica (t)rap italiana

CIRILLI, IACOPO
2025/2026

Abstract

This thesis investigates the criminalization processes targeting rap and youth street cultures in Italy, arguing that the construction of an internal enemy around the figure of the rapper does not represent an improvised reaction to the perception of urban insecurity, but a structural mechanism for governing the fractures produced by neoliberalism. Drawing on the intersection of moral panic theory, neoliberalism critique, and street culture studies, the work reconstructs a dual genealogy of musical repression: on one hand, the importation into Italy of models developed in the United States against gangsta rap and in the United Kingdom against grime and drill; on the other, the reactivation of an autochthonous tradition of criminalizing street subculture musical expression, already applied to the neomelodic scene. The analysis of Italian cases between 2021 and 2025 documents how urban banning orders, exclusion notices, and the judicial use of song lyrics target both subaltern bodies and the cultural productions of marginalized subjects. The argument also aims to show how rap — through the reclamation of urban space, the exploitation of digital visibility, and the use of its own language — transforms the very criminalizing labels imposed upon it into tools of identity affirmation and symbolic capital. The third chapter offers a textual analysis of Italian rap productions, reading them as instruments for inverting status hierarchies and asserting political subjectivities that are otherwise rendered invisible.
2025
«Per tutto quest'odio non bastano sedici barre»: criminalization processes and practices of reappropriation in Italian (t)rap music
La tesi indaga i processi di criminalizzazione che investono il rap e le culture giovanili di strada in Italia, sostenendo che la costruzione del nemico interno attorno alla figura del rapper non rappresenti una reazione estemporanea alla percezione di insicurezza urbana, ma un dispositivo strutturale di governo delle fratture prodotte dal neoliberismo. Attraverso l'incrocio tra la teoria del panico morale, la critica al neoliberismo e le analisi delle culture di strada, il lavoro ricostruisce una doppia genealogia della repressione musicale: da un lato l'importazione in Italia dei modelli sviluppati negli Stati Uniti contro il gangsta rap e nel Regno Unito contro grime e drill; dall'altro la riattivazione di una tradizione autoctona di criminalizzazione dell'espressione musicale delle sottoculture di strada, già applicata alla scena neomelodica. L'analisi dei casi italiani tra il 2021 e il 2025 documenta come daspo urbani, fogli di via e l'uso giudiziario dei testi musicali colpiscano tanto i corpi subalterni quanto le produzioni culturali dei soggetti marginalizzati. L'argomentazione proposta vuole però mostrare anche come il rap attraverso la riappropriazione dello spazio urbano, lo sfruttamento della visibilità digitale e l'uso di un linguaggio proprio trasformi le stesse etichette criminalizzanti in strumenti di affermazione identitaria e capitale simbolico. Il terzo capitolo propone un analisi testuale guardando alle produzioni rap come strumenti di inversione delle gerarchie di status e affermazione di soggettività politiche normalmente invisiblizzate.
trap
stigma
criminalizzazione
spazi urbani
riappropriazzione
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/110619