Il presente lavoro di tesi si propone di analizzare l'evoluzione del concetto di carattere intelligibile, individuando nel passaggio dal criticismo kantiano alla metafisica della Volontà di Schopenhauer uno dei nodi cruciali della filosofia moderna. Se in Immanuel Kant il carattere intelligibile emerge come soluzione necessaria all'antinomia tra determinismo naturale e libertà morale, configurandosi come il fondamento noumenico e atemporale dell'agire, in Arthur Schopenhauer tale concetto subisce una radicale reinterpretazione. Nella prima parte dell'elaborato, l'indagine si focalizza sulla Critica della ragion pura e sulla Critica della ragion pratica, evidenziando come Kant postuli il carattere intelligibile per garantire l'imputabilità dell'azione umana, sottraendo l'io, in quanto cosa in sé, alla ferrea causalità fenomenica. La seconda parte esamina la ricezione schopenhaueriana di questo impianto: Schopenhauer accetta la distinzione tra carattere empirico e intelligibile, ma ne sposta il focus dalla ragione alla Volontà. Il carattere intelligibile diviene così un atto di volontà immutabile e individuale che si manifesta nel tempo, trasformando la libertà kantiana nella necessità di un'esperienza già data. In conclusione, la ricerca mette in luce come la rielaborazione schopenhaueriana, pur dichiarandosi fedele l'intuizione kantiana, approdi ad un determinismo metafisico che nega la libertà di scelta nel particolare.
Dal noumeno alla volontà: il carattere intelligibile in Kant e Schopenhauer
BASSAN, ELISA
2025/2026
Abstract
Il presente lavoro di tesi si propone di analizzare l'evoluzione del concetto di carattere intelligibile, individuando nel passaggio dal criticismo kantiano alla metafisica della Volontà di Schopenhauer uno dei nodi cruciali della filosofia moderna. Se in Immanuel Kant il carattere intelligibile emerge come soluzione necessaria all'antinomia tra determinismo naturale e libertà morale, configurandosi come il fondamento noumenico e atemporale dell'agire, in Arthur Schopenhauer tale concetto subisce una radicale reinterpretazione. Nella prima parte dell'elaborato, l'indagine si focalizza sulla Critica della ragion pura e sulla Critica della ragion pratica, evidenziando come Kant postuli il carattere intelligibile per garantire l'imputabilità dell'azione umana, sottraendo l'io, in quanto cosa in sé, alla ferrea causalità fenomenica. La seconda parte esamina la ricezione schopenhaueriana di questo impianto: Schopenhauer accetta la distinzione tra carattere empirico e intelligibile, ma ne sposta il focus dalla ragione alla Volontà. Il carattere intelligibile diviene così un atto di volontà immutabile e individuale che si manifesta nel tempo, trasformando la libertà kantiana nella necessità di un'esperienza già data. In conclusione, la ricerca mette in luce come la rielaborazione schopenhaueriana, pur dichiarandosi fedele l'intuizione kantiana, approdi ad un determinismo metafisico che nega la libertà di scelta nel particolare.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/111851