This thesis examines the transformation of mourning from embodied ritual spaces into networked digital environments. It argues that mourning has always been a communicative practice through which death is made visible, socially recognised, and culturally meaningful. In digital culture, this practice is reshaped by platformed infrastructures that make mourning persistent, searchable, portable, and algorithmically mediated. To account for this shift, the thesis develops the concept of the digital cemetery as a communication infrastructure through which the dead remain socially present beyond physical absence. Drawing on qualitative discourse, semiotic, and multimodal analysis of digital mourning around Liam Payne, Refaat Alareer, and Palestinian journalists and wider Palestinian loss, supported by exploratory survey data, the study examines how social media turns mourning into a public, performative, and platformed communicative act. It argues that digital mourning produces a global vernacular of grief, where recurring phrases, emojis, visual templates, silences, and hybrid expressions make loss recognisable across linguistic and cultural contexts. This recognisability produces a partial standardisation of grief, as mourning is increasingly expressed through signs that are brief, repeatable, searchable, and platform-legible. Yet standardisation does not produce equal meaning or equal visibility. The thesis introduces the concepts of cultural residue, legibility pressure, and hybrid mourning to show how culturally specific meanings persist beneath standardised forms while being shortened, translated, or simplified for wider recognition. Digital cemeteries are understood as communication infrastructures that extend mourning beyond physical presence while producing semiotic compression, unequal visibility, and pressure on culturally specific grief to become platform-legible. The thesis concludes by tracing the shift from returning to graves, to preserving digital traces, to AI-mediated simulations in which the digital grave begins to speak back.

Questa tesi esamina la trasformazione del lutto dagli spazi rituali incarnati agli ambienti digitali reticolari. Sostiene che il lutto sia sempre stato una pratica comunicativa attraverso cui la morte viene resa visibile, socialmente riconosciuta e culturalmente significativa. Nella cultura digitale, questa pratica viene rimodellata dalle infrastrutture delle piattaforme, che rendono il lutto persistente, ricercabile, trasferibile e mediato algoritmicamente. Per comprendere questo passaggio, la tesi sviluppa il concetto di cimitero digitale come infrastruttura comunicativa attraverso cui i morti continuano a mantenere una presenza sociale oltre l’assenza fisica. Attraverso un’analisi qualitativa del discorso, semiotica e multimodale del lutto digitale intorno a Liam Payne, Refaat Alareer, ai giornalisti palestinesi e alla più ampia perdita palestinese, supportata da dati esplorativi raccolti tramite questionario, lo studio analizza il modo in cui i social media trasformano il lutto in un atto comunicativo pubblico, performativo e piattaformizzato. La tesi sostiene che il lutto digitale produca un vernacolo globale del dolore, in cui frasi ricorrenti, emoji, modelli visivi, silenzi ed espressioni ibride rendono la perdita riconoscibile attraverso contesti linguistici e culturali diversi. Questa riconoscibilità produce una standardizzazione parziale del lutto, poiché il dolore viene sempre più spesso espresso attraverso segni brevi, ripetibili, ricercabili e leggibili secondo le logiche delle piattaforme. Tuttavia, la standardizzazione non produce significati uguali né uguale visibilità. La tesi introduce i concetti di residuo culturale, pressione di leggibilità e lutto ibrido per mostrare come significati culturalmente specifici persistano al di sotto di forme standardizzate, pur venendo abbreviati, tradotti o semplificati per ottenere un riconoscimento più ampio. I cimiteri digitali sono quindi intesi come infrastrutture comunicative che estendono il lutto oltre la presenza fisica, producendo al tempo stesso compressione semiotica, visibilità diseguale e una pressione sui modi culturalmente specifici di esprimere il dolore affinché diventino leggibili all’interno delle piattaforme. La tesi si conclude tracciando il passaggio dal ritorno alle tombe, alla conservazione delle tracce digitali, fino alle simulazioni mediate dall’intelligenza artificiale, nelle quali la tomba digitale comincia a rispondere.

From Tombstones to Timelines: The Cultural Evolution of Mourning and the Rise of the Digital Cemetery

QAZI, EESHA IFTIKHAR
2025/2026

Abstract

This thesis examines the transformation of mourning from embodied ritual spaces into networked digital environments. It argues that mourning has always been a communicative practice through which death is made visible, socially recognised, and culturally meaningful. In digital culture, this practice is reshaped by platformed infrastructures that make mourning persistent, searchable, portable, and algorithmically mediated. To account for this shift, the thesis develops the concept of the digital cemetery as a communication infrastructure through which the dead remain socially present beyond physical absence. Drawing on qualitative discourse, semiotic, and multimodal analysis of digital mourning around Liam Payne, Refaat Alareer, and Palestinian journalists and wider Palestinian loss, supported by exploratory survey data, the study examines how social media turns mourning into a public, performative, and platformed communicative act. It argues that digital mourning produces a global vernacular of grief, where recurring phrases, emojis, visual templates, silences, and hybrid expressions make loss recognisable across linguistic and cultural contexts. This recognisability produces a partial standardisation of grief, as mourning is increasingly expressed through signs that are brief, repeatable, searchable, and platform-legible. Yet standardisation does not produce equal meaning or equal visibility. The thesis introduces the concepts of cultural residue, legibility pressure, and hybrid mourning to show how culturally specific meanings persist beneath standardised forms while being shortened, translated, or simplified for wider recognition. Digital cemeteries are understood as communication infrastructures that extend mourning beyond physical presence while producing semiotic compression, unequal visibility, and pressure on culturally specific grief to become platform-legible. The thesis concludes by tracing the shift from returning to graves, to preserving digital traces, to AI-mediated simulations in which the digital grave begins to speak back.
2025
From Tombstones to Timelines: The Cultural Evolution of Mourning and the Rise of the Digital Cemetery
Questa tesi esamina la trasformazione del lutto dagli spazi rituali incarnati agli ambienti digitali reticolari. Sostiene che il lutto sia sempre stato una pratica comunicativa attraverso cui la morte viene resa visibile, socialmente riconosciuta e culturalmente significativa. Nella cultura digitale, questa pratica viene rimodellata dalle infrastrutture delle piattaforme, che rendono il lutto persistente, ricercabile, trasferibile e mediato algoritmicamente. Per comprendere questo passaggio, la tesi sviluppa il concetto di cimitero digitale come infrastruttura comunicativa attraverso cui i morti continuano a mantenere una presenza sociale oltre l’assenza fisica. Attraverso un’analisi qualitativa del discorso, semiotica e multimodale del lutto digitale intorno a Liam Payne, Refaat Alareer, ai giornalisti palestinesi e alla più ampia perdita palestinese, supportata da dati esplorativi raccolti tramite questionario, lo studio analizza il modo in cui i social media trasformano il lutto in un atto comunicativo pubblico, performativo e piattaformizzato. La tesi sostiene che il lutto digitale produca un vernacolo globale del dolore, in cui frasi ricorrenti, emoji, modelli visivi, silenzi ed espressioni ibride rendono la perdita riconoscibile attraverso contesti linguistici e culturali diversi. Questa riconoscibilità produce una standardizzazione parziale del lutto, poiché il dolore viene sempre più spesso espresso attraverso segni brevi, ripetibili, ricercabili e leggibili secondo le logiche delle piattaforme. Tuttavia, la standardizzazione non produce significati uguali né uguale visibilità. La tesi introduce i concetti di residuo culturale, pressione di leggibilità e lutto ibrido per mostrare come significati culturalmente specifici persistano al di sotto di forme standardizzate, pur venendo abbreviati, tradotti o semplificati per ottenere un riconoscimento più ampio. I cimiteri digitali sono quindi intesi come infrastrutture comunicative che estendono il lutto oltre la presenza fisica, producendo al tempo stesso compressione semiotica, visibilità diseguale e una pressione sui modi culturalmente specifici di esprimere il dolore affinché diventino leggibili all’interno delle piattaforme. La tesi si conclude tracciando il passaggio dal ritorno alle tombe, alla conservazione delle tracce digitali, fino alle simulazioni mediate dall’intelligenza artificiale, nelle quali la tomba digitale comincia a rispondere.
Intercultural
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/111952