Abstract L' elaborato esamina il rapporto tra creatività e inclusione scolastica nell'ambito dei disturbi del neurosviluppo, adottando come cornice interpretativa la prospettiva bio-psico-sociale dell'International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF) e il paradigma della neurodiversità. La sindrome di Pitt-Hopkins — rara condizione genetica causata da mutazioni del gene TCF4, caratterizzata da disabilità intellettiva medio-grave e marcate difficoltà del linguaggio espressivo — è assunta come caso di riferimento privilegiato, in ragione della scarsa rappresentazione di tale profilo nella letteratura pedagogica e della complessità delle sue implicazioni educative. Il lavoro si articola in tre capitoli. Il primo analizza il concetto di neurosviluppo e le principali disabilità associate, ricostruisce l'evoluzione del quadro normativo italiano sull'inclusione — dalla Legge n. 517/1977 al D.Lgs. 66/2017 — e approfondisce il modello ICF come strumento di lettura dinamica del funzionamento dell'alunno in relazione al contesto. Il secondo capitolo restituisce alla creatività il suo statuto di risorsa educativa strutturale, non riducibile all'espressione artistica, attraverso la rassegna dei principali contributi teorici internazionali (Sawyer, 2017; Cremin e Chappell, 2021; Davies et al., 2013; Soeharto et al., 2024), con particolare attenzione al ruolo dell'insegnante di sostegno come facilitatore creativo. Il terzo capitolo traduce tali premesse in un quadro operativo di strategie inclusive documentate dalla letteratura: l'utilizzo di arte, musica e narrazione come linguaggi multimodali; il gioco simbolico integrato con la Comunicazione Aumentativa e Alternativa; i principi dell'Universal Design for Learning come framework di progettazione flessibile; i modelli educativi centrati sulla persona. I risultati confermano che la qualità del contesto educativo rappresenta una variabile determinante nella partecipazione e negli apprendimenti degli alunni con disturbi del neurosviluppo. La creatività si configura come condizione strutturale della didattica inclusiva: uno strumento di equità che consente di ampliare le modalità di accesso all'apprendimento e di valorizzare la diversità individuale come risorsa. Il lavoro individua, in prospettiva futura, la necessità di studi empirici specifici sulla sindrome di Pitt-Hopkins in ambito scolastico, sull'efficacia delle pratiche creative nei contesti inclusivi e sul ruolo della tecnologia digitale a supporto dell'espressione e della partecipazione.
La creatività come strumento di inclusione: riflessioni educative per alunni con disabilità del neurosviluppo
BORTOLATTO, DILETTA
2025/2026
Abstract
Abstract L' elaborato esamina il rapporto tra creatività e inclusione scolastica nell'ambito dei disturbi del neurosviluppo, adottando come cornice interpretativa la prospettiva bio-psico-sociale dell'International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF) e il paradigma della neurodiversità. La sindrome di Pitt-Hopkins — rara condizione genetica causata da mutazioni del gene TCF4, caratterizzata da disabilità intellettiva medio-grave e marcate difficoltà del linguaggio espressivo — è assunta come caso di riferimento privilegiato, in ragione della scarsa rappresentazione di tale profilo nella letteratura pedagogica e della complessità delle sue implicazioni educative. Il lavoro si articola in tre capitoli. Il primo analizza il concetto di neurosviluppo e le principali disabilità associate, ricostruisce l'evoluzione del quadro normativo italiano sull'inclusione — dalla Legge n. 517/1977 al D.Lgs. 66/2017 — e approfondisce il modello ICF come strumento di lettura dinamica del funzionamento dell'alunno in relazione al contesto. Il secondo capitolo restituisce alla creatività il suo statuto di risorsa educativa strutturale, non riducibile all'espressione artistica, attraverso la rassegna dei principali contributi teorici internazionali (Sawyer, 2017; Cremin e Chappell, 2021; Davies et al., 2013; Soeharto et al., 2024), con particolare attenzione al ruolo dell'insegnante di sostegno come facilitatore creativo. Il terzo capitolo traduce tali premesse in un quadro operativo di strategie inclusive documentate dalla letteratura: l'utilizzo di arte, musica e narrazione come linguaggi multimodali; il gioco simbolico integrato con la Comunicazione Aumentativa e Alternativa; i principi dell'Universal Design for Learning come framework di progettazione flessibile; i modelli educativi centrati sulla persona. I risultati confermano che la qualità del contesto educativo rappresenta una variabile determinante nella partecipazione e negli apprendimenti degli alunni con disturbi del neurosviluppo. La creatività si configura come condizione strutturale della didattica inclusiva: uno strumento di equità che consente di ampliare le modalità di accesso all'apprendimento e di valorizzare la diversità individuale come risorsa. Il lavoro individua, in prospettiva futura, la necessità di studi empirici specifici sulla sindrome di Pitt-Hopkins in ambito scolastico, sull'efficacia delle pratiche creative nei contesti inclusivi e sul ruolo della tecnologia digitale a supporto dell'espressione e della partecipazione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/112046