I bambini che presentano una difficoltà nell’avviare la produzione linguistica e, successivamente, nell’ampliare il proprio vocabolario espressivo, pur mostrando uno sviluppo delle abilità motorie, cognitive e coordinative in linea con le principali tappe evolutive descritte dalla letteratura scientifica, possono andare incontro a conseguenze significative sul piano dello sviluppo globale. Tali bambini vengono comunemente definiti parlatori tardivi o late talkers. In questi casi, risulta fondamentale che genitori, pediatri ed educatori siano in grado di riconoscere precocemente i segnali di difficoltà linguistica, così da attivare tempestivamente un percorso di valutazione e di intervento con il supporto di logopedisti e altri specialisti. Un’identificazione tardiva del problema può infatti determinare ripercussioni anche in altri ambiti dello sviluppo e aumentare il rischio che il bambino riceva successivamente una diagnosi di disturbo del linguaggio (Ross e Weismer, 2008). Le ricerche evidenziano che una percentuale consistente di bambini identificati come parlatori tardivi a 24 mesi mostra un significativo recupero delle competenze linguistiche intorno ai 36 mesi, soprattutto quando può beneficiare di un ambiente ricco di stimoli comunicativi e di un adeguato supporto da parte di adulti competenti e professionisti specializzati. In molti casi, tali bambini raggiungono livelli di competenza linguistica comparabili a quelli dei coetanei con sviluppo tipico. Tuttavia, una quota di bambini che presentano un ritardo nello sviluppo del linguaggio continua a manifestare difficoltà persistenti e può ricevere una diagnosi di disturbo del linguaggio intorno ai quattro anni di età (Zambrana, 2014, citato in: Lo sviluppo della prima infanzia, pp. 135). Secondo l’approccio psicolinguistico, il linguaggio può essere definito come un sistema complesso costituito dall’integrazione di tre componenti fondamentali: la forma, il contenuto e l’uso. In presenza di una compromissione linguistica, tali componenti non risultano adeguatamente integrate, determinando alterazioni più o meno significative del funzionamento comunicativo. La distinzione tra ritardo e disturbo del linguaggio viene generalmente effettuata attraverso l’analisi qualitativa degli errori prodotti dal bambino. Nel caso del ritardo linguistico, gli errori osservati sono generalmente sovrapponibili a quelli prodotti dai bambini con sviluppo tipico durante le prime fasi di acquisizione della lingua, sebbene persistono oltre i tempi attesi. Nel caso del disturbo del linguaggio, invece, emergono atipie che interessano le diverse sottocomponenti del sistema linguistico e che non possono essere ricondotte a una semplice lentezza evolutiva. Gli studiosi di orientamento psicolinguistico sostengono inoltre che il ritardo nell’acquisizione del lessico sia principalmente attribuibile a difficoltà nei processi di elaborazione delle informazioni linguistiche, mentre il disturbo del linguaggio sarebbe associato a specifiche anomalie nelle strutture e nei meccanismi neurali coinvolti nell’elaborazione e nell’acquisizione del linguaggio (Stella, 2013, Psicologia dello sviluppo del linguaggio, pp. 299).
RITARDO O DISTURBO DEL LINGUAGGIO? Come individuarli e riconoscerli nella fascia 0-3 anni
SARDENA, ANNARITA
2025/2026
Abstract
I bambini che presentano una difficoltà nell’avviare la produzione linguistica e, successivamente, nell’ampliare il proprio vocabolario espressivo, pur mostrando uno sviluppo delle abilità motorie, cognitive e coordinative in linea con le principali tappe evolutive descritte dalla letteratura scientifica, possono andare incontro a conseguenze significative sul piano dello sviluppo globale. Tali bambini vengono comunemente definiti parlatori tardivi o late talkers. In questi casi, risulta fondamentale che genitori, pediatri ed educatori siano in grado di riconoscere precocemente i segnali di difficoltà linguistica, così da attivare tempestivamente un percorso di valutazione e di intervento con il supporto di logopedisti e altri specialisti. Un’identificazione tardiva del problema può infatti determinare ripercussioni anche in altri ambiti dello sviluppo e aumentare il rischio che il bambino riceva successivamente una diagnosi di disturbo del linguaggio (Ross e Weismer, 2008). Le ricerche evidenziano che una percentuale consistente di bambini identificati come parlatori tardivi a 24 mesi mostra un significativo recupero delle competenze linguistiche intorno ai 36 mesi, soprattutto quando può beneficiare di un ambiente ricco di stimoli comunicativi e di un adeguato supporto da parte di adulti competenti e professionisti specializzati. In molti casi, tali bambini raggiungono livelli di competenza linguistica comparabili a quelli dei coetanei con sviluppo tipico. Tuttavia, una quota di bambini che presentano un ritardo nello sviluppo del linguaggio continua a manifestare difficoltà persistenti e può ricevere una diagnosi di disturbo del linguaggio intorno ai quattro anni di età (Zambrana, 2014, citato in: Lo sviluppo della prima infanzia, pp. 135). Secondo l’approccio psicolinguistico, il linguaggio può essere definito come un sistema complesso costituito dall’integrazione di tre componenti fondamentali: la forma, il contenuto e l’uso. In presenza di una compromissione linguistica, tali componenti non risultano adeguatamente integrate, determinando alterazioni più o meno significative del funzionamento comunicativo. La distinzione tra ritardo e disturbo del linguaggio viene generalmente effettuata attraverso l’analisi qualitativa degli errori prodotti dal bambino. Nel caso del ritardo linguistico, gli errori osservati sono generalmente sovrapponibili a quelli prodotti dai bambini con sviluppo tipico durante le prime fasi di acquisizione della lingua, sebbene persistono oltre i tempi attesi. Nel caso del disturbo del linguaggio, invece, emergono atipie che interessano le diverse sottocomponenti del sistema linguistico e che non possono essere ricondotte a una semplice lentezza evolutiva. Gli studiosi di orientamento psicolinguistico sostengono inoltre che il ritardo nell’acquisizione del lessico sia principalmente attribuibile a difficoltà nei processi di elaborazione delle informazioni linguistiche, mentre il disturbo del linguaggio sarebbe associato a specifiche anomalie nelle strutture e nei meccanismi neurali coinvolti nell’elaborazione e nell’acquisizione del linguaggio (Stella, 2013, Psicologia dello sviluppo del linguaggio, pp. 299).| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/112129