Criminal law adjudicates human beings and, as such, cannot disregard their intrinsically complex nature. Yet, for reasons of systematisation and legal certainty, it tends to subsume human conduct under general categories and abstract models which, while providing order and predictability, risk oversimplifying what in reality is irreducibly multifaceted. The concrete individual is not a perfectly linear and coherent subject; hence the need for the assessment of blameworthiness not to be confined to a merely formal verification of the breach of a legal norm, but also to take into account factors pertaining to the agent’s inner dimension, including those limitations that may affect decision-making processes and the individual’s actual capacity to comply with the legal prescription. Within this framework, the principle of inexigibility emerges as one of the principal points at which this tension becomes manifest, setting an internal limit to the judgment of culpability and calling into question the very foundations of criminal reproach. It allows for the recognition of situations in which, notwithstanding the violation of a norm, it would be unreasonable to expect lawful conduct from the agent, thereby challenging the robustness of the rational-agent paradigm. Recent scientific developments further underscore the limitations of a model premised on full and constant rationality, opening the way to a reconceptualisation of culpability that is more attentive to the individual’s concrete condition. This thesis is situated precisely within that perspective. It begins with an analysis of the historical and doctrinal development of the principle of inexigibility, necessary to bring into focus the tensions identified over time in the dialogue between legal scholarship and case law. It then turns to the core of the principle, namely the reference paradigm employed in assessing the exigibility of conduct—in a word, the “model agent”. Having outlined the methods by which this construct is developed, as well as its initial limitations, the study proceeds to examine whether, and to what extent, this model can still serve as a reliable benchmark for attributing blame, particularly in light of recent advances in the cognitive sciences.

Il diritto penale giudica gli uomini e, in quanto tali, non può prescindere dalla loro natura intrinsecamente complessa. Eppure, per esigenze di sistematicità e certezza, esso tende a ricondurre l’agire umano entro categorie generali e modelli astratti che, se da un lato consentono di conferire ordine e prevedibilità al sistema, dall’altro rischiano di semplificare eccessivamente ciò che, nella realtà, è irriducibilmente articolato. L’individuo concreto, infatti, non è un soggetto perfettamente lineare e coerente, da qui l’esigenza che il giudizio di rimproverabilità non si esaurisca in una verifica meramente formale della violazione della norma, ma tenga conto anche dei fattori che attengono alla dimensione interiore dell’agente, inclusi i limiti che possono incidere sui suoi processi decisionali e sulla sua concreta possibilità di conformarsi al precetto. In questo quadro, il principio di inesigibilità si configura come uno dei principali punti di emersione di tale frizione, ponendo un limite interno al giudizio di colpevolezza e interrogando i presupposti stessi del rimprovero penale. Esso consente infatti di valorizzare situazioni in cui, pur in presenza di una violazione della norma, non può ragionevolmente pretendersi dall’agente un comportamento conforme al diritto, mettendo così in discussione la tenuta del paradigma dell’agente razionale. Le più recenti acquisizioni scientifiche contribuiscono ad evidenziare le criticità di un modello fondato su una razionalità piena e costante, aprendo a una rilettura della colpevolezza più attenta alla concreta condizione dell’individuo. Questo elaborato si colloca proprio in questa prospettiva. Muovendo le prime mosse da un’analisi dello sviluppo storico-dogmatico del principio di inesigibilità, necessaria a metterne in luce i punti di tensione individuati negli anni dal confronto tra dottrina e giurisprudenza. Procedendo poi verso il nucleo di questo principio, rappresentato dal paradigma di riferimento nella valutazione della condotta della cui esigibilità si discute, in una parola: l’agente modello. Dopo averne delineato le modalità di costruzione, e i primi limiti, si svilupperà una riflessione in che avrà come obiettivo quello di valutare se e in che termini questo modello può ancora il punto di riferimento nella formulazione del rimprovero, il tutto alla luce dei recenti approdi delle scienze cognitive.

Il principio di inesigibilità: oltre il paradigma dell'agente razionale

RABBACHIN, GIACOMO
2025/2026

Abstract

Criminal law adjudicates human beings and, as such, cannot disregard their intrinsically complex nature. Yet, for reasons of systematisation and legal certainty, it tends to subsume human conduct under general categories and abstract models which, while providing order and predictability, risk oversimplifying what in reality is irreducibly multifaceted. The concrete individual is not a perfectly linear and coherent subject; hence the need for the assessment of blameworthiness not to be confined to a merely formal verification of the breach of a legal norm, but also to take into account factors pertaining to the agent’s inner dimension, including those limitations that may affect decision-making processes and the individual’s actual capacity to comply with the legal prescription. Within this framework, the principle of inexigibility emerges as one of the principal points at which this tension becomes manifest, setting an internal limit to the judgment of culpability and calling into question the very foundations of criminal reproach. It allows for the recognition of situations in which, notwithstanding the violation of a norm, it would be unreasonable to expect lawful conduct from the agent, thereby challenging the robustness of the rational-agent paradigm. Recent scientific developments further underscore the limitations of a model premised on full and constant rationality, opening the way to a reconceptualisation of culpability that is more attentive to the individual’s concrete condition. This thesis is situated precisely within that perspective. It begins with an analysis of the historical and doctrinal development of the principle of inexigibility, necessary to bring into focus the tensions identified over time in the dialogue between legal scholarship and case law. It then turns to the core of the principle, namely the reference paradigm employed in assessing the exigibility of conduct—in a word, the “model agent”. Having outlined the methods by which this construct is developed, as well as its initial limitations, the study proceeds to examine whether, and to what extent, this model can still serve as a reliable benchmark for attributing blame, particularly in light of recent advances in the cognitive sciences.
2025
The principle of non-exigibility: beyond the rational agent paradigm
Il diritto penale giudica gli uomini e, in quanto tali, non può prescindere dalla loro natura intrinsecamente complessa. Eppure, per esigenze di sistematicità e certezza, esso tende a ricondurre l’agire umano entro categorie generali e modelli astratti che, se da un lato consentono di conferire ordine e prevedibilità al sistema, dall’altro rischiano di semplificare eccessivamente ciò che, nella realtà, è irriducibilmente articolato. L’individuo concreto, infatti, non è un soggetto perfettamente lineare e coerente, da qui l’esigenza che il giudizio di rimproverabilità non si esaurisca in una verifica meramente formale della violazione della norma, ma tenga conto anche dei fattori che attengono alla dimensione interiore dell’agente, inclusi i limiti che possono incidere sui suoi processi decisionali e sulla sua concreta possibilità di conformarsi al precetto. In questo quadro, il principio di inesigibilità si configura come uno dei principali punti di emersione di tale frizione, ponendo un limite interno al giudizio di colpevolezza e interrogando i presupposti stessi del rimprovero penale. Esso consente infatti di valorizzare situazioni in cui, pur in presenza di una violazione della norma, non può ragionevolmente pretendersi dall’agente un comportamento conforme al diritto, mettendo così in discussione la tenuta del paradigma dell’agente razionale. Le più recenti acquisizioni scientifiche contribuiscono ad evidenziare le criticità di un modello fondato su una razionalità piena e costante, aprendo a una rilettura della colpevolezza più attenta alla concreta condizione dell’individuo. Questo elaborato si colloca proprio in questa prospettiva. Muovendo le prime mosse da un’analisi dello sviluppo storico-dogmatico del principio di inesigibilità, necessaria a metterne in luce i punti di tensione individuati negli anni dal confronto tra dottrina e giurisprudenza. Procedendo poi verso il nucleo di questo principio, rappresentato dal paradigma di riferimento nella valutazione della condotta della cui esigibilità si discute, in una parola: l’agente modello. Dopo averne delineato le modalità di costruzione, e i primi limiti, si svilupperà una riflessione in che avrà come obiettivo quello di valutare se e in che termini questo modello può ancora il punto di riferimento nella formulazione del rimprovero, il tutto alla luce dei recenti approdi delle scienze cognitive.
Inesigibilità
Colpa
Agente modello
Limiti della ragione
Componenti impulsive
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