La teoria della simulazione sensomotoria, proveniente dall’ embodied cognition, assume che il riconoscimento delle espressioni facciali si fondi su un meccanismo di imitazione della mimica altrui sul proprio volto. Per accedere al contenuto di un'emozione sarebbe dunque necessario simularla attivando le stesse aree senso motorie coinvolte nella sua produzione. Individui nati con paralisi facciale, tuttavia, pur essendo privi dei programmi motori necessari a produrre le espressioni, raggiungono punteggi prossimi a quelli della popolazione normotipica nei compiti di riconoscimento emotivo. Il presente lavoro esamina, attraverso una revisione sistematica e una meta-analisi, se e in che misura la compromissione motoria facciale incida sul riconoscimento delle espressioni emotive. Sono stati inclusi studi condotti su due popolazioni: soggetti con sindrome di Möbius, una rara forma di paralisi facciale congenita, e soggetti con paralisi facciale acquisita, come nella paralisi di Bell. La ricerca sistematica su quattro banche dati (PubMed, Web of Science, PsycINFO, Scopus) ha prodotto 85 studi, ridotti a 11 dopo l'applicazione dei criteri di inclusione ed esclusione. L'analisi quantitativa e qualitativa delle evidenze indica che, sebbene le stime dell'effect size siano troppo deboli per definire una direzione univoca — a causa di limiti intrinseci degli studi e della meta-analisi stessa —, i soggetti con paralisi sembrano ricorrere a una via alternativa rispetto a quella impiegata dalla popolazione normotipica. Questo presunto degenerate pathway, trova spiegazione nel principio di plasticità neurale, ossia la capacità del sistema nervoso di riorganizzare le proprie connessioni in risposta a vincoli o esperienze. Pertanto, il risultato prodotto dalla metanalisi non falsifica né corrobora in modo conclusivo la teoria della simulazione sensomotoria, che resta un modello valido e sperimentalmente accreditato per spiegare l'elaborazione delle espressioni facciali nella popolazione normotipica.
Paralisi facciale congenita e acquisita come modello per lo studio della simulazione sensomotoria nel riconoscimento delle emozioni: una revisione sistematica e meta-analisi
DURIGON, MARGHERITA
2025/2026
Abstract
La teoria della simulazione sensomotoria, proveniente dall’ embodied cognition, assume che il riconoscimento delle espressioni facciali si fondi su un meccanismo di imitazione della mimica altrui sul proprio volto. Per accedere al contenuto di un'emozione sarebbe dunque necessario simularla attivando le stesse aree senso motorie coinvolte nella sua produzione. Individui nati con paralisi facciale, tuttavia, pur essendo privi dei programmi motori necessari a produrre le espressioni, raggiungono punteggi prossimi a quelli della popolazione normotipica nei compiti di riconoscimento emotivo. Il presente lavoro esamina, attraverso una revisione sistematica e una meta-analisi, se e in che misura la compromissione motoria facciale incida sul riconoscimento delle espressioni emotive. Sono stati inclusi studi condotti su due popolazioni: soggetti con sindrome di Möbius, una rara forma di paralisi facciale congenita, e soggetti con paralisi facciale acquisita, come nella paralisi di Bell. La ricerca sistematica su quattro banche dati (PubMed, Web of Science, PsycINFO, Scopus) ha prodotto 85 studi, ridotti a 11 dopo l'applicazione dei criteri di inclusione ed esclusione. L'analisi quantitativa e qualitativa delle evidenze indica che, sebbene le stime dell'effect size siano troppo deboli per definire una direzione univoca — a causa di limiti intrinseci degli studi e della meta-analisi stessa —, i soggetti con paralisi sembrano ricorrere a una via alternativa rispetto a quella impiegata dalla popolazione normotipica. Questo presunto degenerate pathway, trova spiegazione nel principio di plasticità neurale, ossia la capacità del sistema nervoso di riorganizzare le proprie connessioni in risposta a vincoli o esperienze. Pertanto, il risultato prodotto dalla metanalisi non falsifica né corrobora in modo conclusivo la teoria della simulazione sensomotoria, che resta un modello valido e sperimentalmente accreditato per spiegare l'elaborazione delle espressioni facciali nella popolazione normotipica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/113673