Le informazioni visive disponibili sulla retina sono caratterizzate da un’intrinseca ambiguità: una stessa proiezione bidimensionale può corrispondere a differenti configurazioni del mondo esterno. Per risolvere questo problema, noto come “problema inverso della percezione”, il sistema visivo integra tali informazioni sensoriali con conoscenze pregresse, consentendo così la costruzione di percetti coerenti. La teoria del Predictive Coding rappresenta uno dei principali quadri teorici proposti per descrivere il funzionamento del sistema nervoso secondo principi compatibili con l’inferenza bayesiana. Dal momento che l’attenzione può essere modulata sia da indizi esterni sia da aspettative interne, l’effetto di prior entry fornisce un’evidenza a supporto del Predictive Coding. Nello specifico, questo fenomeno descrive come uno stimolo su cui è allocata l’attenzione venga elaborato più rapidamente e percepito come temporalmente antecedente rispetto a stimoli non attenzionati (Spence & Parise, 2010). L’obiettivo del presente esperimento è confermare la presenza di un prior entry effect a favore dello stimolo convesso mediante un compito di Temporal Order Judgment (TOJ). A tal fine, il paradigma di West e colleghi (2013) è stato adattato a un allestimento fisico tridimensionale, così da esaminare il contributo della convessità e della distanza reale dei probe all’allocazione dell’attenzione. Nel dettaglio, il compito richiedeva ai partecipanti di indicare la posizione spaziale (sinistra o destra) del primo LED a illuminarsi, premendo il pulsante corrispondente. I LED erano inseriti su due calotte tridimensionali che replicavano gli stimoli convesso e concavo dell’esperimento originale. Si ipotizza un prior entry effect a favore dello stimolo convesso, sia nella condizione in cui le calotte sono posizionate alla stessa distanza rispetto al supporto, ma la superficie dello stimolo convesso protende verso l’osservatore (costituendo un vantaggio dovuto alla vicinanza), sia nella condizione in cui prevale la forma (poiché le superfici dei due stimoli si trovano alla stessa distanza dall’osservatore). Tale ipotesi si fonda sulla letteratura relativa al prior di convessità nella percezione di forma e profondità, che lo delinea come un elemento dominante nella segregazione figura-sfondo e nell’allocazione dell’attenzione. Questo risultato permetterebbe di estendere l’inferenza formulata da West e colleghi, suggerendo che, nonostante la vicinanza percepita contribuisca all’allocazione dell’attenzione, sia la forma convessa dello stimolo ad esercitare un’influenza predominante. Le analisi mostrano una modulazione sistematica del Point of Subjective Simultaneity (PSS) tra le condizioni: nella condizione di forma è emerso un effetto di prior entry a favore dello stimolo convesso (PSS = +4.56 ms), in linea con l’ipotesi che ne prevedeva la predominanza. Al contrario, la condizione di profondità ha evidenziato un esito inatteso, ovvero l’assenza del bias per lo stimolo convesso e vicino e una lieve inversione a favore dello stimolo concavo e lontano (PSS = -2.28 ms). L’assenza del bias atteso potrebbe riflettere una competizione tra il prior di convessità e il bias temporale per la lontananza recentemente documentato da Li e Qian (2026). Inoltre, l’utilizzo di un allestimento tridimensionale reale, che richiede l’integrazione simultanea di molteplici indizi di profondità, potrebbe aver incrementato la complessità dell’elaborazione visiva, influenzando la percezione dell’ordine temporale. Tra le prospettive future, vi è l’applicazione del paradigma a un campione di partecipanti con diagnosi di disturbo dello spettro autistico e di un campione con diagnosi di schizofrenia, in accordo con le diverse teorie esistenti che spiegano questi due disturbi in termini di Predictive Coding.
La forma prevale sulla profondità? Il ruolo della convessità nell'allocazione dell'attenzione visiva
RUBELLO, CARLOTTA
2025/2026
Abstract
Le informazioni visive disponibili sulla retina sono caratterizzate da un’intrinseca ambiguità: una stessa proiezione bidimensionale può corrispondere a differenti configurazioni del mondo esterno. Per risolvere questo problema, noto come “problema inverso della percezione”, il sistema visivo integra tali informazioni sensoriali con conoscenze pregresse, consentendo così la costruzione di percetti coerenti. La teoria del Predictive Coding rappresenta uno dei principali quadri teorici proposti per descrivere il funzionamento del sistema nervoso secondo principi compatibili con l’inferenza bayesiana. Dal momento che l’attenzione può essere modulata sia da indizi esterni sia da aspettative interne, l’effetto di prior entry fornisce un’evidenza a supporto del Predictive Coding. Nello specifico, questo fenomeno descrive come uno stimolo su cui è allocata l’attenzione venga elaborato più rapidamente e percepito come temporalmente antecedente rispetto a stimoli non attenzionati (Spence & Parise, 2010). L’obiettivo del presente esperimento è confermare la presenza di un prior entry effect a favore dello stimolo convesso mediante un compito di Temporal Order Judgment (TOJ). A tal fine, il paradigma di West e colleghi (2013) è stato adattato a un allestimento fisico tridimensionale, così da esaminare il contributo della convessità e della distanza reale dei probe all’allocazione dell’attenzione. Nel dettaglio, il compito richiedeva ai partecipanti di indicare la posizione spaziale (sinistra o destra) del primo LED a illuminarsi, premendo il pulsante corrispondente. I LED erano inseriti su due calotte tridimensionali che replicavano gli stimoli convesso e concavo dell’esperimento originale. Si ipotizza un prior entry effect a favore dello stimolo convesso, sia nella condizione in cui le calotte sono posizionate alla stessa distanza rispetto al supporto, ma la superficie dello stimolo convesso protende verso l’osservatore (costituendo un vantaggio dovuto alla vicinanza), sia nella condizione in cui prevale la forma (poiché le superfici dei due stimoli si trovano alla stessa distanza dall’osservatore). Tale ipotesi si fonda sulla letteratura relativa al prior di convessità nella percezione di forma e profondità, che lo delinea come un elemento dominante nella segregazione figura-sfondo e nell’allocazione dell’attenzione. Questo risultato permetterebbe di estendere l’inferenza formulata da West e colleghi, suggerendo che, nonostante la vicinanza percepita contribuisca all’allocazione dell’attenzione, sia la forma convessa dello stimolo ad esercitare un’influenza predominante. Le analisi mostrano una modulazione sistematica del Point of Subjective Simultaneity (PSS) tra le condizioni: nella condizione di forma è emerso un effetto di prior entry a favore dello stimolo convesso (PSS = +4.56 ms), in linea con l’ipotesi che ne prevedeva la predominanza. Al contrario, la condizione di profondità ha evidenziato un esito inatteso, ovvero l’assenza del bias per lo stimolo convesso e vicino e una lieve inversione a favore dello stimolo concavo e lontano (PSS = -2.28 ms). L’assenza del bias atteso potrebbe riflettere una competizione tra il prior di convessità e il bias temporale per la lontananza recentemente documentato da Li e Qian (2026). Inoltre, l’utilizzo di un allestimento tridimensionale reale, che richiede l’integrazione simultanea di molteplici indizi di profondità, potrebbe aver incrementato la complessità dell’elaborazione visiva, influenzando la percezione dell’ordine temporale. Tra le prospettive future, vi è l’applicazione del paradigma a un campione di partecipanti con diagnosi di disturbo dello spettro autistico e di un campione con diagnosi di schizofrenia, in accordo con le diverse teorie esistenti che spiegano questi due disturbi in termini di Predictive Coding.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/113713