Negli ultimi decenni la società contemporanea ha assistito ad un incremento della speranza di vita. Questo traguardo, frutto dei costanti progressi della medicina, al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e a una crescente consapevolezza individuale verso gli stili di vita salutari, ha permesso un allungamento significativo dell’età media della popolazione. Tuttavia, tale successo porta con sé un paradosso inevitabile: vivere più a lungo ha esposto il nostro sistema nervoso ad una vulnerabilità crescente verso i processi degenerativi che un tempo erano rarità cliniche. L’invecchiamento, pur essendo un processo biologico naturale, è diventato il terreno fertile per l’apparizione di forme patologiche di decadimento cognitivo. Di fronte a questa “epidemia silenziosa”, la sfida della ricerca neuropsicologica moderna non è più solo quella di aggiungere anni alla vita, ma garantire che quegli anni siano sostenuti da un’integrità cognitiva e funzionale, che preservi l’autonomia e l’identità della persona. Il presente lavoro di tesi, si propone di fornire un inquadramento neuropsicologico generale, analizzando le funzioni esecutive e i profili clinici delle patologie trattate, con l'obiettivo di indagare i meccanismi di resilienza cerebrale che permettono di fronteggiare il declino. L’indagine si focalizza sulla comprensione di come il sistema nervoso possa resistere all’avanzare della malattia, definendo una cornice teorica per la promozione di un invecchiamento attivo e resiliente Attraverso una rassegna bibliografica, l’elaborato esplora il ruolo cruciale della Riserva Cognitiva (RC) e dei molteplici fattori di protezione capaci di modulare l’esordio e la progressione di patologie quali la malattia di Alzheimer, il Parkinson e la demenza semantica. In un panorama clinico in cui, ad oggi, non sono ancora disponibili cure farmacologiche risolutive, diventa fondamentale apprendere come rendere la convivenza con queste patologie il meno debilitante possibile. Il focus della ricerca si sposta dunque sul ruolo della prevenzione e sulle variabili individuali: stili di vita, reti affettive e processi neurobiologici di plasticità vengono analizzati come elementi in grado di interagire nel determinare la capacità del sistema nervoso di compensare il danno neuronale. In conclusione, verranno evidenziati i fattori che permettono di prevenire o alleviare la sintomatologia in quelle patologie per le quali attualmente non è prevista una cura definitiva. L’obiettivo finale è dimostrare come la combinazione tra riserva cognitiva, stimolazione ambientale e supporto emozionale possa costruire un vero biologico, capace di rallentare il declino e migliorare sensibilmente la qualità di vita dei pazienti e dei loro caregiver.

La Riserva Cognitiva e i fattori di protezione nelle malattie neurodegenerative

ALTAMORE, ELENIA
2025/2026

Abstract

Negli ultimi decenni la società contemporanea ha assistito ad un incremento della speranza di vita. Questo traguardo, frutto dei costanti progressi della medicina, al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e a una crescente consapevolezza individuale verso gli stili di vita salutari, ha permesso un allungamento significativo dell’età media della popolazione. Tuttavia, tale successo porta con sé un paradosso inevitabile: vivere più a lungo ha esposto il nostro sistema nervoso ad una vulnerabilità crescente verso i processi degenerativi che un tempo erano rarità cliniche. L’invecchiamento, pur essendo un processo biologico naturale, è diventato il terreno fertile per l’apparizione di forme patologiche di decadimento cognitivo. Di fronte a questa “epidemia silenziosa”, la sfida della ricerca neuropsicologica moderna non è più solo quella di aggiungere anni alla vita, ma garantire che quegli anni siano sostenuti da un’integrità cognitiva e funzionale, che preservi l’autonomia e l’identità della persona. Il presente lavoro di tesi, si propone di fornire un inquadramento neuropsicologico generale, analizzando le funzioni esecutive e i profili clinici delle patologie trattate, con l'obiettivo di indagare i meccanismi di resilienza cerebrale che permettono di fronteggiare il declino. L’indagine si focalizza sulla comprensione di come il sistema nervoso possa resistere all’avanzare della malattia, definendo una cornice teorica per la promozione di un invecchiamento attivo e resiliente Attraverso una rassegna bibliografica, l’elaborato esplora il ruolo cruciale della Riserva Cognitiva (RC) e dei molteplici fattori di protezione capaci di modulare l’esordio e la progressione di patologie quali la malattia di Alzheimer, il Parkinson e la demenza semantica. In un panorama clinico in cui, ad oggi, non sono ancora disponibili cure farmacologiche risolutive, diventa fondamentale apprendere come rendere la convivenza con queste patologie il meno debilitante possibile. Il focus della ricerca si sposta dunque sul ruolo della prevenzione e sulle variabili individuali: stili di vita, reti affettive e processi neurobiologici di plasticità vengono analizzati come elementi in grado di interagire nel determinare la capacità del sistema nervoso di compensare il danno neuronale. In conclusione, verranno evidenziati i fattori che permettono di prevenire o alleviare la sintomatologia in quelle patologie per le quali attualmente non è prevista una cura definitiva. L’obiettivo finale è dimostrare come la combinazione tra riserva cognitiva, stimolazione ambientale e supporto emozionale possa costruire un vero biologico, capace di rallentare il declino e migliorare sensibilmente la qualità di vita dei pazienti e dei loro caregiver.
2025
Cognitive Reserve and protective factors in neurodegenerative disorders
neurodegenerazione
riserva cognitiva
plasticità
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/113758