Il presente studio analizza un grave episodio di inquinamento ambientale verificatosi nella Regione Veneto: la contaminazione da Cromo esavalente causata dall'ex azienda Tricom-Galvanica PM nel comune di Tezze sul Brenta (VI). L'elaborato prende avvio dalla speciazione chimica del Cromo, illustrando le differenze tra la forma trivalente e quella esavalente. Quest'ultima, impiegata nei processi industriali di cromatura, si distingue per la sua elevata solubilità nelle matrici idriche, che ne determina la pericolosità ambientale. Il profilo tossicologico approfondisce inoltre la genotossicità di questo composto, classificato dalla IARC come agente cancerogeno di Gruppo 1. L'inquadramento geologico del territorio fornisce le basi per la successiva ricostruzione del processo contaminativo, attraverso il quale il Cromo esavalente ha penetrato la matrice suolo propagandosi nella falda acquifera sottostante, fino a raggiungere i pozzi privati dei residenti. A seguito dell'individuazione della sorgente inquinante, le attività di monitoraggio e gli interventi di bonifica hanno messo in luce la persistenza del contaminante nel tempo e la considerevole complessità tecnica delle operazioni di messa in sicurezza. Il lavoro si chiude con un'analisi del profilo giudiziario della vicenda, che ne ricostruisce le origini in una serie di omissioni e negligenze gestionali protratte nel tempo. La vicenda rivela una profonda asimmetria tra il potere dei soggetti responsabili e la vulnerabilità delle comunità colpite, trovando epilogo giudiziario soltanto nel 2013, a quarant'anni dall'apertura dello stabilimento.
Contaminazione da Cromo esavalente: il caso Tricom-Galvanica PM
DEL DIN, LISA
2025/2026
Abstract
Il presente studio analizza un grave episodio di inquinamento ambientale verificatosi nella Regione Veneto: la contaminazione da Cromo esavalente causata dall'ex azienda Tricom-Galvanica PM nel comune di Tezze sul Brenta (VI). L'elaborato prende avvio dalla speciazione chimica del Cromo, illustrando le differenze tra la forma trivalente e quella esavalente. Quest'ultima, impiegata nei processi industriali di cromatura, si distingue per la sua elevata solubilità nelle matrici idriche, che ne determina la pericolosità ambientale. Il profilo tossicologico approfondisce inoltre la genotossicità di questo composto, classificato dalla IARC come agente cancerogeno di Gruppo 1. L'inquadramento geologico del territorio fornisce le basi per la successiva ricostruzione del processo contaminativo, attraverso il quale il Cromo esavalente ha penetrato la matrice suolo propagandosi nella falda acquifera sottostante, fino a raggiungere i pozzi privati dei residenti. A seguito dell'individuazione della sorgente inquinante, le attività di monitoraggio e gli interventi di bonifica hanno messo in luce la persistenza del contaminante nel tempo e la considerevole complessità tecnica delle operazioni di messa in sicurezza. Il lavoro si chiude con un'analisi del profilo giudiziario della vicenda, che ne ricostruisce le origini in una serie di omissioni e negligenze gestionali protratte nel tempo. La vicenda rivela una profonda asimmetria tra il potere dei soggetti responsabili e la vulnerabilità delle comunità colpite, trovando epilogo giudiziario soltanto nel 2013, a quarant'anni dall'apertura dello stabilimento.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/114752