La presente ricerca analizza la rappresentazione della figura di Medea e delle vicende mitologiche a essa connesse in alcuni componimenti del Codex Salmasianus, nucleo originario dell'Anthologia Latina. L'indagine si concentra in particolare su alcuni passi della Medea centonaria di Osidio Geta, sull'epigramma De Medea cum filiis suis e sui due versus serpentini, con l'obiettivo di esaminare il contenuto di questi esercizi poetici tardoantichi, le rispettive tecniche compositive e il loro rapporto con la tradizione letteraria dedicata al mito di Medea, sia quella precedente sia quella contemporanea esterna al Codex Salmasianus. Dopo una breve introduzione al mito di Medea, al Codex Salmasianus e alla sua storia, lo studio presenta le principali caratteristiche dei generi poetici oggetto dell'indagine (centone, epigramma e versus serpentini) per poi procedere all'analisi dei singoli testi. L'attenzione è rivolta sia agli aspetti formali e intertestuali sia alle modalità di rielaborazione del materiale mitologico, al fine di evidenziare continuità e innovazioni rispetto ai modelli di riferimento. Conclusione e finalità della ricerca vanno principalmente in una direzione, ossia quella di analizzare come, nonostante il mito e la figura di Medea costituiscano soprattutto un pretesto letterario e scolastico, funzionale all'esercizio di tecniche compositive e all'imitazione dei grandi modelli del passato, gli autori latini nell'Africa tardoantica possano comunque aggiungere elementi di originalità ai carmi in questione, con una personale rielaborazione immersa in un dialogo intelligente con la tradizione e i contemporanei.

Hunc furiata premit, hunc miserata levat. Il riutilizzo della figura e del mito di Medea in alcuni esercizi poetici tardoantichi all'interno dell'Antologia Salmasiana.

LUCIANER, CATERINA
2025/2026

Abstract

La presente ricerca analizza la rappresentazione della figura di Medea e delle vicende mitologiche a essa connesse in alcuni componimenti del Codex Salmasianus, nucleo originario dell'Anthologia Latina. L'indagine si concentra in particolare su alcuni passi della Medea centonaria di Osidio Geta, sull'epigramma De Medea cum filiis suis e sui due versus serpentini, con l'obiettivo di esaminare il contenuto di questi esercizi poetici tardoantichi, le rispettive tecniche compositive e il loro rapporto con la tradizione letteraria dedicata al mito di Medea, sia quella precedente sia quella contemporanea esterna al Codex Salmasianus. Dopo una breve introduzione al mito di Medea, al Codex Salmasianus e alla sua storia, lo studio presenta le principali caratteristiche dei generi poetici oggetto dell'indagine (centone, epigramma e versus serpentini) per poi procedere all'analisi dei singoli testi. L'attenzione è rivolta sia agli aspetti formali e intertestuali sia alle modalità di rielaborazione del materiale mitologico, al fine di evidenziare continuità e innovazioni rispetto ai modelli di riferimento. Conclusione e finalità della ricerca vanno principalmente in una direzione, ossia quella di analizzare come, nonostante il mito e la figura di Medea costituiscano soprattutto un pretesto letterario e scolastico, funzionale all'esercizio di tecniche compositive e all'imitazione dei grandi modelli del passato, gli autori latini nell'Africa tardoantica possano comunque aggiungere elementi di originalità ai carmi in questione, con una personale rielaborazione immersa in un dialogo intelligente con la tradizione e i contemporanei.
2025
Hunc furiata premit, hunc miserata levat. The reuse of the figure and myth of Medea in certain Late Antique poetic exercises within the Anthologia Salmasiana.
Codex Salmasianus
Poetica tardoantica
Medea
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Lucianer_Caterina.pdf

Accesso riservato

Dimensione 984.96 kB
Formato Adobe PDF
984.96 kB Adobe PDF

The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/117329