L’intento di questo lavoro è di ripercorrere le considerazioni di Nietzsche riguardanti il tempo a partire dalle sue prime opere fino alle successive, in cui viene espressa la teoria dell'eterno ritorno e della volontà di potenza. Viene proposta insomma un'analisi dello svolgimento del pensiero di Nietzsche ponendo al centro della sua filosofia la questione della temporalità e dell'uomo. Sin dai suoi primi scritti, l'autore ci propone un ritorno al modo di pensare presocratico, col conseguente rifiuto della società odierna in cui la gente soffre di malattia storica e affronta passivamente la vita. Nietzsche dunque non condivide il pensiero illuministico delle “magnifiche sorti e progressive” che accompagnano il tempo della storia. Riscontra un abisso tra la decadente epoca presente, in cui la cultura è solo conosciuta esteriormente ma non vissuta, a quella degli antichi Greci, che traevano vita e nutrimento dalle illusioni. Egli non condivide la concezione positiva della storia di Hegel, piuttosto considera la realtà umana immersa nel flusso di un continuo divenire, in cui non esistono verità atemporali e universali. Nietzsche metterà sempre più in discussione gli orizzonti culturali che finora hanno orientato la società. La sua critica è contro i presupposti su cui si basa la concezione della storia, della scienza, della morale, soprattutto del tempo: la pretesa di avere radicamento nella verità. L'uomo occidentale è prigioniero in particolare di un'errata concezione del tempo, secondo cui ogni cosa ha un inizio e una fine, secondo cui ogni attimo è soffocato dal presente e dal futuro. La “morte di Dio” consiste nella distruzione dei valori morali della tradizione. Se questo annuncio evidenzia dapprima uno smarrimento radicale, allo stesso tempo crea lo spazio per l'uomo nuovo che sarà capace di rigenerare l'umanità attraverso la volontà. Il superuomo è allora metafora che allude alla capacità di porsi come libero creatore del senso del mondo. La liberazione si realizza quando ci si sottrae al peso del tempo, quando la volontà è capace di volere e di interpretare la caotica realtà. Col pensiero dell'eterno ritorno, il peso dell'eternità grava sul momento. Eternità e temporalità sono qui una cosa sola e il tempo diventa eterno. Ecco che con Nietzsche il tempo abbandona una concezione di durata e acquisisce una dimensione di profondità ed eternità che si ha nell'attimo. Tutto ciò che è transitorio è soggetto al tempo lineare, mentre il vero tempo è eterno. Possiamo dire dunque che nell'attimo consiste il pensiero abissale di Zarathustra, non inteso come l'attimo soffocato da presente e futuro ma l'attimo immenso (Augenblick), “il batter d’occhio”, dove ha luogo l’intuizione. Nell'attimo della decisione si unificano passato, presente e futuro. Il volere gioca un ruolo fondamentale in quanto costituisce una sorta di metafisica soggettiva per mezzo della quale tutto può giungere ad un senso. L'attimo è per Nietzsche allora il pensiero abissale del possibile superamento del nichilismo e per questo potremmo giungere a dire che l'ontologia di Nietzsche consiste nel considerare il nulla come sintomo di uno smarrimento della volontà. In conclusione, si può sostenere che nella posizione di Nietzsche è presente un doppio movimento: egli rifiuta ogni trascendenza ultraterrena proclamando la fedeltà alla terra, ma intende fare della terra un compito, così che l'uomo diviene creatore di tutto ciò che avviene, in quanto ogni valore e ogni significato provengono da lui.

Eterno ritorno e volonta': il concetto di attimo in Nietzsche

VENDRAMINI, GIORGIO
2022/2023

Abstract

L’intento di questo lavoro è di ripercorrere le considerazioni di Nietzsche riguardanti il tempo a partire dalle sue prime opere fino alle successive, in cui viene espressa la teoria dell'eterno ritorno e della volontà di potenza. Viene proposta insomma un'analisi dello svolgimento del pensiero di Nietzsche ponendo al centro della sua filosofia la questione della temporalità e dell'uomo. Sin dai suoi primi scritti, l'autore ci propone un ritorno al modo di pensare presocratico, col conseguente rifiuto della società odierna in cui la gente soffre di malattia storica e affronta passivamente la vita. Nietzsche dunque non condivide il pensiero illuministico delle “magnifiche sorti e progressive” che accompagnano il tempo della storia. Riscontra un abisso tra la decadente epoca presente, in cui la cultura è solo conosciuta esteriormente ma non vissuta, a quella degli antichi Greci, che traevano vita e nutrimento dalle illusioni. Egli non condivide la concezione positiva della storia di Hegel, piuttosto considera la realtà umana immersa nel flusso di un continuo divenire, in cui non esistono verità atemporali e universali. Nietzsche metterà sempre più in discussione gli orizzonti culturali che finora hanno orientato la società. La sua critica è contro i presupposti su cui si basa la concezione della storia, della scienza, della morale, soprattutto del tempo: la pretesa di avere radicamento nella verità. L'uomo occidentale è prigioniero in particolare di un'errata concezione del tempo, secondo cui ogni cosa ha un inizio e una fine, secondo cui ogni attimo è soffocato dal presente e dal futuro. La “morte di Dio” consiste nella distruzione dei valori morali della tradizione. Se questo annuncio evidenzia dapprima uno smarrimento radicale, allo stesso tempo crea lo spazio per l'uomo nuovo che sarà capace di rigenerare l'umanità attraverso la volontà. Il superuomo è allora metafora che allude alla capacità di porsi come libero creatore del senso del mondo. La liberazione si realizza quando ci si sottrae al peso del tempo, quando la volontà è capace di volere e di interpretare la caotica realtà. Col pensiero dell'eterno ritorno, il peso dell'eternità grava sul momento. Eternità e temporalità sono qui una cosa sola e il tempo diventa eterno. Ecco che con Nietzsche il tempo abbandona una concezione di durata e acquisisce una dimensione di profondità ed eternità che si ha nell'attimo. Tutto ciò che è transitorio è soggetto al tempo lineare, mentre il vero tempo è eterno. Possiamo dire dunque che nell'attimo consiste il pensiero abissale di Zarathustra, non inteso come l'attimo soffocato da presente e futuro ma l'attimo immenso (Augenblick), “il batter d’occhio”, dove ha luogo l’intuizione. Nell'attimo della decisione si unificano passato, presente e futuro. Il volere gioca un ruolo fondamentale in quanto costituisce una sorta di metafisica soggettiva per mezzo della quale tutto può giungere ad un senso. L'attimo è per Nietzsche allora il pensiero abissale del possibile superamento del nichilismo e per questo potremmo giungere a dire che l'ontologia di Nietzsche consiste nel considerare il nulla come sintomo di uno smarrimento della volontà. In conclusione, si può sostenere che nella posizione di Nietzsche è presente un doppio movimento: egli rifiuta ogni trascendenza ultraterrena proclamando la fedeltà alla terra, ma intende fare della terra un compito, così che l'uomo diviene creatore di tutto ciò che avviene, in quanto ogni valore e ogni significato provengono da lui.
2022
Eternal return and will: the concept of instant in Nietzsche
tempo
volonta'
attimo
Nietzsche
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/49467