Questa tesi mira ad analizzare il linguaggio dei media e della pubblicità in relazione agli stereotipi di genere, esaminando come questi influenzino la percezione pubblica in modo sia negativo che positivo. Ogni giorno riceviamo messaggi attraverso immagini, come cartelloni pubblicitari, spot televisivi e account sui social media, che possono influenzare le persone anche in maniera inconscia. Si tratta di messaggi che delineano ciò che è considerato possibile o accettabile fare, e che possono escludere individui o gruppi, consolidando determinati ruoli e comportamenti limitanti. Al contrario, questi messaggi possono anche includere e rispecchiare tutte le persone e categorie sociali, promuovendo maggiore inclusività. I messaggi trasmessi sono di vario tipo, e spesso riguardano il genere o norme socialmente accettate. Quando questi messaggi veicolano stereotipi, possono avere un impatto molto negativo sulla vita dei singoli e sulla società nel suo complesso. Le donne, in particolare, sono state storicamente soggette a questa esposizione: l’immagine veicolata ha influenzato non solo le donne stesse, ma anche il modo in cui gli uomini e la società le percepiscono e le valutano. Un linguaggio sessista nei media contribuisce a mantenere inalterate le dinamiche di potere tra i generi e alimenta la discriminazione di genere. Oggi i brand cercano di rispondere alle aspettative del pubblico, focalizzandosi sulla promozione di messaggi femministi e inclusivi, sensibilizzando le persone sull’argomento. Tuttavia, queste attività comunicative spesso hanno come unico obiettivo l’aumento dei profitti e il coinvolgimento di target di clientela particolarmente sensibili a determinate cause sociali. Attraverso l’analisi di alcuni casi studio, la tesi esamina diversi brand valutandone l’autenticità delle azioni, le politiche adottate nell’ambiente lavorativo e la coerenza tra le loro campagne e la storia aziendale.
Stereotipi di genere e media: il pinkwashing nelle strategie pubblicitarie aziendali
DEL TORRE, LUCREZIA
2024/2025
Abstract
Questa tesi mira ad analizzare il linguaggio dei media e della pubblicità in relazione agli stereotipi di genere, esaminando come questi influenzino la percezione pubblica in modo sia negativo che positivo. Ogni giorno riceviamo messaggi attraverso immagini, come cartelloni pubblicitari, spot televisivi e account sui social media, che possono influenzare le persone anche in maniera inconscia. Si tratta di messaggi che delineano ciò che è considerato possibile o accettabile fare, e che possono escludere individui o gruppi, consolidando determinati ruoli e comportamenti limitanti. Al contrario, questi messaggi possono anche includere e rispecchiare tutte le persone e categorie sociali, promuovendo maggiore inclusività. I messaggi trasmessi sono di vario tipo, e spesso riguardano il genere o norme socialmente accettate. Quando questi messaggi veicolano stereotipi, possono avere un impatto molto negativo sulla vita dei singoli e sulla società nel suo complesso. Le donne, in particolare, sono state storicamente soggette a questa esposizione: l’immagine veicolata ha influenzato non solo le donne stesse, ma anche il modo in cui gli uomini e la società le percepiscono e le valutano. Un linguaggio sessista nei media contribuisce a mantenere inalterate le dinamiche di potere tra i generi e alimenta la discriminazione di genere. Oggi i brand cercano di rispondere alle aspettative del pubblico, focalizzandosi sulla promozione di messaggi femministi e inclusivi, sensibilizzando le persone sull’argomento. Tuttavia, queste attività comunicative spesso hanno come unico obiettivo l’aumento dei profitti e il coinvolgimento di target di clientela particolarmente sensibili a determinate cause sociali. Attraverso l’analisi di alcuni casi studio, la tesi esamina diversi brand valutandone l’autenticità delle azioni, le politiche adottate nell’ambiente lavorativo e la coerenza tra le loro campagne e la storia aziendale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/84026