L’apprendimento associativo implicito rappresenta un meccanismo cruciale sin dalla nascita, permettendo agli individui di adattarsi ad un ambiente costellato da stimoli mutevoli e incertezza (Gamble et al., 2014). Tale capacità è fondamentale per inferire regolarità in contesti volatili; tuttavia, risulta compromessa nei disturbi del neurosviluppo, come l’ADHD. In questo quadro, la motivazione emerge come fattore chiave: individui con ADHD mostrano una maggiore dipendenza da rinforzi esterni, specialmente in compiti poco stimolanti, e una tendenza a preferire ricompense immediate rispetto a quelle ritardate (Barkley, 1997; Sader et al., 2022). L’analisi dell’impatto della motivazione nell'apprendimento associativo implicito in contesti volatili può offrire un importante punto di partenza per una più approfondita comprensione delle difficoltà legate all’ADHD. Per esplorare ciò, il presente studio ha coinvolto un campione di 110 bambini e adolescenti (4-14 anni) appaiati per età cronologica (bambini con ADHD: 55, 9.58 ± 2.07 sd; bambini a sviluppo tipico TD: 55, 9.38 ± 1.99). Per esaminare eventuali differenze tra i due gruppi nella capacità di aggiornare implicitamente l’apprendimento associativo (H1), nonché l’impatto della motivazione su tale processo (H2), è stato somministrato un compito sperimentale di apprendimento associativo probabilistico: il Mario Task (Stefanelli et al., in prep.). Come misure generali della performance al compito, sono stati analizzati i tempi di reazione (RT) e l’accuratezza. Lo studio conferma, in primo luogo, l’efficacia della manipolazione sperimentale dal momento che i partecipanti hanno modulato la loro performance in relazione al tipo di blocco e all’associazione tra gli stimoli adattandosi alle probabilità sperimentali. In secondo luogo, il gruppo ADHD presenta delle difficoltà circa l’aggiornamento implicito dell’apprendimento associativo in contesti volatili e ciò supporta H1. Inoltre, i risultati mostrano che (H2) la motivazione migliora la performance in entrambi i gruppi; tuttavia, essa ha un impatto più marcato nel gruppo TD. Nel complesso, questi risultati suggeriscono che promuovere ambienti motivanti e strutturati favorisce l’apprendimento e l’efficacia degli interventi nei soggetti con ADHD, potenziando il loro coinvolgimento in ambito educativo, clinico e quotidiano.
Il ruolo della motivazione nell'apprendimento associativo implicito: un confronto tra ADHD e sviluppo tipico
PILLON, VALENTINA
2024/2025
Abstract
L’apprendimento associativo implicito rappresenta un meccanismo cruciale sin dalla nascita, permettendo agli individui di adattarsi ad un ambiente costellato da stimoli mutevoli e incertezza (Gamble et al., 2014). Tale capacità è fondamentale per inferire regolarità in contesti volatili; tuttavia, risulta compromessa nei disturbi del neurosviluppo, come l’ADHD. In questo quadro, la motivazione emerge come fattore chiave: individui con ADHD mostrano una maggiore dipendenza da rinforzi esterni, specialmente in compiti poco stimolanti, e una tendenza a preferire ricompense immediate rispetto a quelle ritardate (Barkley, 1997; Sader et al., 2022). L’analisi dell’impatto della motivazione nell'apprendimento associativo implicito in contesti volatili può offrire un importante punto di partenza per una più approfondita comprensione delle difficoltà legate all’ADHD. Per esplorare ciò, il presente studio ha coinvolto un campione di 110 bambini e adolescenti (4-14 anni) appaiati per età cronologica (bambini con ADHD: 55, 9.58 ± 2.07 sd; bambini a sviluppo tipico TD: 55, 9.38 ± 1.99). Per esaminare eventuali differenze tra i due gruppi nella capacità di aggiornare implicitamente l’apprendimento associativo (H1), nonché l’impatto della motivazione su tale processo (H2), è stato somministrato un compito sperimentale di apprendimento associativo probabilistico: il Mario Task (Stefanelli et al., in prep.). Come misure generali della performance al compito, sono stati analizzati i tempi di reazione (RT) e l’accuratezza. Lo studio conferma, in primo luogo, l’efficacia della manipolazione sperimentale dal momento che i partecipanti hanno modulato la loro performance in relazione al tipo di blocco e all’associazione tra gli stimoli adattandosi alle probabilità sperimentali. In secondo luogo, il gruppo ADHD presenta delle difficoltà circa l’aggiornamento implicito dell’apprendimento associativo in contesti volatili e ciò supporta H1. Inoltre, i risultati mostrano che (H2) la motivazione migliora la performance in entrambi i gruppi; tuttavia, essa ha un impatto più marcato nel gruppo TD. Nel complesso, questi risultati suggeriscono che promuovere ambienti motivanti e strutturati favorisce l’apprendimento e l’efficacia degli interventi nei soggetti con ADHD, potenziando il loro coinvolgimento in ambito educativo, clinico e quotidiano.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/88842