La comunicazione nella terminalità rappresenta un momento cruciale del processo di cura, in cui si intrecciano competenze cliniche, etiche ed emotive. Per gli anestesisti, frequentemente coinvolti in decisioni su proporzionalità delle cure e sospensione dei trattamenti, la trasmissione di cattive notizie (breaking bad news) o notifiche di decesso (death notification) costituisce una sfida professionale e umana. Il presente studio qualitativo esplora esperienze, vissuti emotivi, convinzioni e bisogni formativi di 11 specializzandi in Anestesiologia, Rianimazione e Terapia del Dolore, iscritti al terzo anno di formazione. Mediante interviste semi-strutturate e analisi tematica riflessiva, sono emersi tre temi principali: (1) il peso del limite tra sfera professionale e personale, con il “fare tutto il possibile” vissuto come protezione e rifugio emotivo; (2) la comunicazione nella terminalità, percepita come essenziale ma delegittimata e poco sostenuta da una formazione strutturata; (3) il ruolo dei familiari, tra coinvolgimento, alleanza e potenziali conflitti. I risultati evidenziano la necessità di integrare percorsi di Communication Skills Training e supervisione precoce nei programmi di specializzazione, al fine di migliorare la qualità della cura e il benessere degli operatori sanitari. In conclusione, comunicare nella terminalità non è solo un atto informativo, ma un processo relazionale complesso che richiede sensibilità, preparazione e sostegno.
Comunicare nella Terminalità: Una Ricerca Esplorativa con Specializzandi in Anestesiologia
ANDREOTTI, EMMA
2024/2025
Abstract
La comunicazione nella terminalità rappresenta un momento cruciale del processo di cura, in cui si intrecciano competenze cliniche, etiche ed emotive. Per gli anestesisti, frequentemente coinvolti in decisioni su proporzionalità delle cure e sospensione dei trattamenti, la trasmissione di cattive notizie (breaking bad news) o notifiche di decesso (death notification) costituisce una sfida professionale e umana. Il presente studio qualitativo esplora esperienze, vissuti emotivi, convinzioni e bisogni formativi di 11 specializzandi in Anestesiologia, Rianimazione e Terapia del Dolore, iscritti al terzo anno di formazione. Mediante interviste semi-strutturate e analisi tematica riflessiva, sono emersi tre temi principali: (1) il peso del limite tra sfera professionale e personale, con il “fare tutto il possibile” vissuto come protezione e rifugio emotivo; (2) la comunicazione nella terminalità, percepita come essenziale ma delegittimata e poco sostenuta da una formazione strutturata; (3) il ruolo dei familiari, tra coinvolgimento, alleanza e potenziali conflitti. I risultati evidenziano la necessità di integrare percorsi di Communication Skills Training e supervisione precoce nei programmi di specializzazione, al fine di migliorare la qualità della cura e il benessere degli operatori sanitari. In conclusione, comunicare nella terminalità non è solo un atto informativo, ma un processo relazionale complesso che richiede sensibilità, preparazione e sostegno.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/90790