This thesis aims to analyze the phenomenon of female genital mutilation (FGM) by adopting an integrated anthropological and psychological perspective, with the goal of exploring the cultural, symbolic, and social meanings that sustain the persistence of this practice, while also investigating its consequences on women’s physical and mental health, as well as the gender power dynamics that perpetuate it. The analysis is based on a critical review of the existing international academic literature (WHO, medical and sociological studies) in addition to anthropological, ethnographic, and clinical research on the subject. The first chapter introduces the issue of female genital mutilation, providing a definition according to the classification of the World Health Organization (WHO) and distinguishing its main types. The geographical distribution of the practices is also highlighted, often linked to specific socio-cultural contexts. Starting from this distinction, the analysis examines the historical roots of FGM, underscoring its presence in eras prior to the rise of Islam. This helps to deconstruct the stereotype that associates the practice exclusively with the Islamic religion, while emphasizing its nature as a rite of passage. The second chapter analyzes the deep social and cultural motivations behind the practice, ranging from the control of female sexuality to the brideprice system, shedding light on gender asymmetries and establishing a critical comparison with practices of female body control in the West that are based on a pathologizing conception of female sexuality. The final part of the chapter is crucial in overcoming a static view of culture, showing how traditions are not immutable but are instead renegotiated and redefined in response to new cultural realities, influencing their perpetuation or decline. The analysis then focuses on the physical, psychological, and sexual consequences of the practice for women, before critically examining the global and local institutional responses implemented to combat it. The analysis reveals how merely repressive approaches often prove less effective than strategies based on the promotion of sustainable cultural alternatives, such as symbolic rites of passage, and on participatory community dialogue. The dissertation therefore seeks to provide a critical and nuanced interpretation of female genital mutilation, contributing to a multidisciplinary reflection aimed at overcoming simplistic approaches and promoting intervention practices that are more culturally aware and respectful.

La presente tesi si propone di analizzare il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili (MGF) adottando una prospettiva integrata, antropologica e psicologica, con l’obiettivo di esplorare i significati culturali, simbolici e sociali che sostengono la persistenza di questa pratica, investigando le sue conseguenze sulla salute fisica e psichica delle donne e le dinamiche di potere di genere che le perpetuano. L’analisi si fonda su una revisione critica della letteratura accademica internazionale esistente (OMS, studi medici e sociologici) in aggiunta agli studi antropologici, ricerche etnografiche e cliniche in merito al tema stabilito. Il primo capitolo introduce il tema delle mutilazioni genitali femminili, fornendone una definizione secondo la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e distinguendone le principali tipologie. Viene inoltre evidenziata la distribuzione geografica delle pratiche, spesso legata a contesti socioculturali specifici. Partendo da questa distinzione, l’analisi esamina le radici storiche delle MGF evidenziandone la presenza in epoche precedenti all’affermazione dell’islam, contribuendo così a decostruire lo stereotipo che associa la pratica esclusivamente alla religione islamica e sottolineandone la natura di rito di passaggio. Nel secondo capitolo vengono analizzate le motivazioni sociali e culturali profonde, dal controllo della sessualità femminile al sistema di brideprice, mettendo in luce asimmetrie di genere e istituendo un confronto critico con pratiche di controllo del corpo femminile in Occidente che si fondano su una concezione patologizzante della sessualità femminile. La parte finale del capitolo è cruciale per poter superare una visione statica della cultura, mostrando come le tradizioni non siano immutabili ma vengano rinegoziate e ridefinite in risposta a nuove realtà culturali, influenzandone la perpetuazione o il declino. L’analisi si concentra, infine, sulle conseguenze fisiche, psicologiche e sessuali che la pratica causa alle donne, per poi esaminare criticamente le risposte istituzionali globali e locali messe in atto per contrastarla. Dall’analisi emerge come gli approcci meramente repressivi si rivelino spesso meno efficaci rispetto a strategie fondate sulla promozione di alternative culturali sostenibili, quali riti di passaggio simbolici, e su un dialogo comunitario partecipativo. L’elaborato si propone dunque di offrire una lettura critica e sfumata delle mutilazioni genitali femminili, contribuendo a una riflessione multidisciplinare volta a superare approcci semplificanti, e a promuovere pratiche di intervento più culturalmente consapevoli e rispettose.

Riti, corpi, identità: le Modificazioni Genitali Femminili in prospettiva antropologica e psicologica.

PUOTI, LUCIA
2024/2025

Abstract

This thesis aims to analyze the phenomenon of female genital mutilation (FGM) by adopting an integrated anthropological and psychological perspective, with the goal of exploring the cultural, symbolic, and social meanings that sustain the persistence of this practice, while also investigating its consequences on women’s physical and mental health, as well as the gender power dynamics that perpetuate it. The analysis is based on a critical review of the existing international academic literature (WHO, medical and sociological studies) in addition to anthropological, ethnographic, and clinical research on the subject. The first chapter introduces the issue of female genital mutilation, providing a definition according to the classification of the World Health Organization (WHO) and distinguishing its main types. The geographical distribution of the practices is also highlighted, often linked to specific socio-cultural contexts. Starting from this distinction, the analysis examines the historical roots of FGM, underscoring its presence in eras prior to the rise of Islam. This helps to deconstruct the stereotype that associates the practice exclusively with the Islamic religion, while emphasizing its nature as a rite of passage. The second chapter analyzes the deep social and cultural motivations behind the practice, ranging from the control of female sexuality to the brideprice system, shedding light on gender asymmetries and establishing a critical comparison with practices of female body control in the West that are based on a pathologizing conception of female sexuality. The final part of the chapter is crucial in overcoming a static view of culture, showing how traditions are not immutable but are instead renegotiated and redefined in response to new cultural realities, influencing their perpetuation or decline. The analysis then focuses on the physical, psychological, and sexual consequences of the practice for women, before critically examining the global and local institutional responses implemented to combat it. The analysis reveals how merely repressive approaches often prove less effective than strategies based on the promotion of sustainable cultural alternatives, such as symbolic rites of passage, and on participatory community dialogue. The dissertation therefore seeks to provide a critical and nuanced interpretation of female genital mutilation, contributing to a multidisciplinary reflection aimed at overcoming simplistic approaches and promoting intervention practices that are more culturally aware and respectful.
2024
Rites, Bodies, Identities: Female Genital Modifications from an anthropological and psychological perspective
La presente tesi si propone di analizzare il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili (MGF) adottando una prospettiva integrata, antropologica e psicologica, con l’obiettivo di esplorare i significati culturali, simbolici e sociali che sostengono la persistenza di questa pratica, investigando le sue conseguenze sulla salute fisica e psichica delle donne e le dinamiche di potere di genere che le perpetuano. L’analisi si fonda su una revisione critica della letteratura accademica internazionale esistente (OMS, studi medici e sociologici) in aggiunta agli studi antropologici, ricerche etnografiche e cliniche in merito al tema stabilito. Il primo capitolo introduce il tema delle mutilazioni genitali femminili, fornendone una definizione secondo la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e distinguendone le principali tipologie. Viene inoltre evidenziata la distribuzione geografica delle pratiche, spesso legata a contesti socioculturali specifici. Partendo da questa distinzione, l’analisi esamina le radici storiche delle MGF evidenziandone la presenza in epoche precedenti all’affermazione dell’islam, contribuendo così a decostruire lo stereotipo che associa la pratica esclusivamente alla religione islamica e sottolineandone la natura di rito di passaggio. Nel secondo capitolo vengono analizzate le motivazioni sociali e culturali profonde, dal controllo della sessualità femminile al sistema di brideprice, mettendo in luce asimmetrie di genere e istituendo un confronto critico con pratiche di controllo del corpo femminile in Occidente che si fondano su una concezione patologizzante della sessualità femminile. La parte finale del capitolo è cruciale per poter superare una visione statica della cultura, mostrando come le tradizioni non siano immutabili ma vengano rinegoziate e ridefinite in risposta a nuove realtà culturali, influenzandone la perpetuazione o il declino. L’analisi si concentra, infine, sulle conseguenze fisiche, psicologiche e sessuali che la pratica causa alle donne, per poi esaminare criticamente le risposte istituzionali globali e locali messe in atto per contrastarla. Dall’analisi emerge come gli approcci meramente repressivi si rivelino spesso meno efficaci rispetto a strategie fondate sulla promozione di alternative culturali sostenibili, quali riti di passaggio simbolici, e su un dialogo comunitario partecipativo. L’elaborato si propone dunque di offrire una lettura critica e sfumata delle mutilazioni genitali femminili, contribuendo a una riflessione multidisciplinare volta a superare approcci semplificanti, e a promuovere pratiche di intervento più culturalmente consapevoli e rispettose.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/90934