Negli ultimi anni, l'impatto del cambiamento ambientale sulla salute mentale è diventato un tema di crescente interesse per la comunità scientifica. Numerose ricerche evidenziano come in tutto il mondo si registri un aumento di sindromi psicologiche legate a un disagio ecosistemico diffuso. L’ambiente naturale non è solo uno sfondo passivo della nostra esistenza, ma una componente essenziale nella costruzione dell’identità individuale e collettiva, nella percezione del futuro e nel senso di continuità del sé. Quando tale ambiente viene alterato da disastri naturali o da un progressivo deterioramento, non è solo la dimensione materiale della vita a essere compromessa, ma anche quella psichica, simbolica e relazionale. In questi contesti, le persone si trovano a dover fronteggiare non solo la ricostruzione concreta della propria quotidianità, ma anche l’elaborazione della perdita di luoghi, riferimenti e certezze esistenziali. Questo può dar luogo a un ventaglio di manifestazioni psicopatologiche, che spaziano dalla depressione all’ansia, dal senso di impotenza alla disperazione. Anche chi non sperimenta direttamente gli effetti delle catastrofi ambientali può sviluppare un senso di smarrimento e di angoscia di fronte alla consapevolezza della fragilità del pianeta e dell’irreversibilità di certi processi. Il legame tra salute mentale e stato dell’ambiente, dunque, è profondo e multidimensionale. L’intensità e la durata dei sintomi psicologici legati ai traumi ambientali possono variare sensibilmente da persona a persona: alcuni sviluppano sintomi gravi e persistenti, altri presentano segnali più lievi o intermittenti. Tra i sintomi più comuni si riscontrano: rabbia, ansia, insonnia, senso di insicurezza, stanchezza, ruminazione ossessiva, fino ad arrivare a vere e proprie reazioni di panico di fronte a paesaggi deturpati. Il disagio psicologico può anche manifestarsi a livello somatico, indebolendo il sistema immunitario e predisponendo a disturbi fisici. Studiare i traumi non relazionali è importante per diversi motivi. In primo luogo, consente di ampliare l’orizzonte clinico, riconoscendo che la sofferenza psichica non è generata esclusivamente da relazioni disfunzionali, ma può scaturire anche da eventi impersonali, collettivi o ambientali. In secondo luogo, l’identificazione precoce di questi traumi può rivelarsi uno strumento fondamentale di prevenzione per disturbi post-traumatici complessi. Infine, affrontare apertamente questo tema consente di legittimare esperienze di sofferenza spesso taciute o sottovalutate, promuovendo l’empatia e la comprensione.
L’impatto psicologico dei traumi non relazionali dovuti al cambiamento climatico
RANZANI, LINDA
2024/2025
Abstract
Negli ultimi anni, l'impatto del cambiamento ambientale sulla salute mentale è diventato un tema di crescente interesse per la comunità scientifica. Numerose ricerche evidenziano come in tutto il mondo si registri un aumento di sindromi psicologiche legate a un disagio ecosistemico diffuso. L’ambiente naturale non è solo uno sfondo passivo della nostra esistenza, ma una componente essenziale nella costruzione dell’identità individuale e collettiva, nella percezione del futuro e nel senso di continuità del sé. Quando tale ambiente viene alterato da disastri naturali o da un progressivo deterioramento, non è solo la dimensione materiale della vita a essere compromessa, ma anche quella psichica, simbolica e relazionale. In questi contesti, le persone si trovano a dover fronteggiare non solo la ricostruzione concreta della propria quotidianità, ma anche l’elaborazione della perdita di luoghi, riferimenti e certezze esistenziali. Questo può dar luogo a un ventaglio di manifestazioni psicopatologiche, che spaziano dalla depressione all’ansia, dal senso di impotenza alla disperazione. Anche chi non sperimenta direttamente gli effetti delle catastrofi ambientali può sviluppare un senso di smarrimento e di angoscia di fronte alla consapevolezza della fragilità del pianeta e dell’irreversibilità di certi processi. Il legame tra salute mentale e stato dell’ambiente, dunque, è profondo e multidimensionale. L’intensità e la durata dei sintomi psicologici legati ai traumi ambientali possono variare sensibilmente da persona a persona: alcuni sviluppano sintomi gravi e persistenti, altri presentano segnali più lievi o intermittenti. Tra i sintomi più comuni si riscontrano: rabbia, ansia, insonnia, senso di insicurezza, stanchezza, ruminazione ossessiva, fino ad arrivare a vere e proprie reazioni di panico di fronte a paesaggi deturpati. Il disagio psicologico può anche manifestarsi a livello somatico, indebolendo il sistema immunitario e predisponendo a disturbi fisici. Studiare i traumi non relazionali è importante per diversi motivi. In primo luogo, consente di ampliare l’orizzonte clinico, riconoscendo che la sofferenza psichica non è generata esclusivamente da relazioni disfunzionali, ma può scaturire anche da eventi impersonali, collettivi o ambientali. In secondo luogo, l’identificazione precoce di questi traumi può rivelarsi uno strumento fondamentale di prevenzione per disturbi post-traumatici complessi. Infine, affrontare apertamente questo tema consente di legittimare esperienze di sofferenza spesso taciute o sottovalutate, promuovendo l’empatia e la comprensione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/90937