Il dibattito sulla coscienza, a partire dalla sua stessa definizione fino ad arrivare a perché e a quali siano i processi che generano coscienza, ha toccato molte discipline. Uno degli ambiti maggiormente coinvolti è quello delle neuroscienze, che ha tentato di teorizzare un modello di coscienza che ne possa spiegare le caratteristiche e come e in che contesti questa si “presenta”. I due modelli che hanno scosso maggiore risonanza sono il modello dell’Integrated Information Theory (IIT) di Edelman e Tononi e il modello del Global Neuronal Workspace (GNW) di Dehaene. Il primo descrive la coscienza come una proprietà emergente dell’attività cerebrale, che si manifesta ogni volta che uno stato ha un livello sufficiente di complessità. Con questo si intende che lo stato presenta unità nella interconnessione e sincronia nell’attivazione dei gruppi neuronali coinvolti nel dare vita alla scena cosciente; allo stesso tempo lo stato deve essere differenziato, ovvero deve distinguere uno stato al di sopra di numerosi altri stati che si sarebbero potuti andare a formare. Il secondo definisce la coscienza come accesso cosciente, ovvero ciò che viene fatto pervenire all’esperienza cosciente. Affinché ciò avvenga, è necessario che lo stimolo generi un’attivazione cerebrale sufficientemente massiccia e ampia; in particolare, essa deve coinvolgere il cosiddetto spazio di lavoro neuronale globale (Global Neuronal Workspace, GNW), un sistema di connessioni neuronali reciproche a lungo raggio, che comprende principalmente neuroni della corteccia prefrontale, cingolata anteriore e parietale posteriore. La letteratura degli ultimi anni ha avuto molto da dire e da ridire in merito: entrambi i modelli nel corso degli anni hanno subito critiche e attacchi, ma sono state pubblicate anche prove a supporto; è di interesse osservare come i modelli hanno affrontato e se hanno superato la prova del tempo.
Modelli di coscienza a confronto: stato dell'arte
TRAVASINO, MATTIA
2024/2025
Abstract
Il dibattito sulla coscienza, a partire dalla sua stessa definizione fino ad arrivare a perché e a quali siano i processi che generano coscienza, ha toccato molte discipline. Uno degli ambiti maggiormente coinvolti è quello delle neuroscienze, che ha tentato di teorizzare un modello di coscienza che ne possa spiegare le caratteristiche e come e in che contesti questa si “presenta”. I due modelli che hanno scosso maggiore risonanza sono il modello dell’Integrated Information Theory (IIT) di Edelman e Tononi e il modello del Global Neuronal Workspace (GNW) di Dehaene. Il primo descrive la coscienza come una proprietà emergente dell’attività cerebrale, che si manifesta ogni volta che uno stato ha un livello sufficiente di complessità. Con questo si intende che lo stato presenta unità nella interconnessione e sincronia nell’attivazione dei gruppi neuronali coinvolti nel dare vita alla scena cosciente; allo stesso tempo lo stato deve essere differenziato, ovvero deve distinguere uno stato al di sopra di numerosi altri stati che si sarebbero potuti andare a formare. Il secondo definisce la coscienza come accesso cosciente, ovvero ciò che viene fatto pervenire all’esperienza cosciente. Affinché ciò avvenga, è necessario che lo stimolo generi un’attivazione cerebrale sufficientemente massiccia e ampia; in particolare, essa deve coinvolgere il cosiddetto spazio di lavoro neuronale globale (Global Neuronal Workspace, GNW), un sistema di connessioni neuronali reciproche a lungo raggio, che comprende principalmente neuroni della corteccia prefrontale, cingolata anteriore e parietale posteriore. La letteratura degli ultimi anni ha avuto molto da dire e da ridire in merito: entrambi i modelli nel corso degli anni hanno subito critiche e attacchi, ma sono state pubblicate anche prove a supporto; è di interesse osservare come i modelli hanno affrontato e se hanno superato la prova del tempo.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/91151