Il microbiota intestinale è composto da numerose famiglie di microrganismi, soprattutto batteri, che interagiscono tra loro e cooperano per il mantenimento dell’omeostasi dell’ospite. Sono numerosi i fattori esterni che possono alterare, però, questo stato di equilibrio: lo stato corporeo, la dieta, l’uso di farmaci, la quantità di attività fisica e la presenza di malattie o patologie. Con l’aumentare dell’età, a causa dei cambiamenti naturali della fisiologia, si osserva un calo della plasticità del microbioma, e quindi una riduzione della varietà delle specie batteriche presenti nell’organismo, comportando un incremento della fragilità e della vulnerabilità dell’anziano. Difatti, gli anziani sani e i centenari mostrano una varietà elevata del microbiota, simile a quella dei giovani adulti. Questa considerazione è vera sia per il cane che per l’uomo. Dal risultato di vari confronti di dati, ottenuti da un’attenta ricerca bibliografica, è stata ricavata la lista dei batteri che hanno mostrato variazioni, collegate all’età, nelle loro quantità relative in entrambe le specie. La maggior parte delle voci mostra andamenti opposti nelle due specie di mammiferi. Però, si può notare che il phylum Bacteroidetes, nello specifico la famiglia Prevotellaceae, ha una tendenza ad aumentare sia nel cane che nell’uomo; mentre il genere Bifidobacterium propende per una diminuzione della quantità. I risultati discordanti tra i vari studi sul cane, relativi alle variazioni di diversità alfa (e relativa diversità di Shannon) e beta, denotano una necessità ad approfondire l’argomento, con indagini mirate all’invecchiamento canino, e come quest’ultimo influisce sulla popolazione batterica intestinale. Uno possibile studio futuro, molto utile, prevede l’indagine longitudinale della presenza delle varie componenti batteriche e delle loro rispettive quantità relative. Le informazioni e i dati trattati, i sono stati raccolti in relazione al progetto Old Dog – Validating the Dog as an Animal Model for Human Aging Studies, in svolgimento presso l’Università degli Studi di Padova, col fine di identificare i biomarcatori dell’invecchiamento del cane, sulla base delle conoscenze emerse da studi sull’uomo. Lo studio ha previsto la raccolta di campioni fecali e di dati dai proprietari per poter ricostruire la relazione tra i cambiamenti fisiologici/comportamentali e i cambiamenti del microbiota intestinale con l’invecchiamento.
Il microbiota intestinale come potenziale biomarcatore dell’invecchiamento nel cane
SONCIN, SARA
2024/2025
Abstract
Il microbiota intestinale è composto da numerose famiglie di microrganismi, soprattutto batteri, che interagiscono tra loro e cooperano per il mantenimento dell’omeostasi dell’ospite. Sono numerosi i fattori esterni che possono alterare, però, questo stato di equilibrio: lo stato corporeo, la dieta, l’uso di farmaci, la quantità di attività fisica e la presenza di malattie o patologie. Con l’aumentare dell’età, a causa dei cambiamenti naturali della fisiologia, si osserva un calo della plasticità del microbioma, e quindi una riduzione della varietà delle specie batteriche presenti nell’organismo, comportando un incremento della fragilità e della vulnerabilità dell’anziano. Difatti, gli anziani sani e i centenari mostrano una varietà elevata del microbiota, simile a quella dei giovani adulti. Questa considerazione è vera sia per il cane che per l’uomo. Dal risultato di vari confronti di dati, ottenuti da un’attenta ricerca bibliografica, è stata ricavata la lista dei batteri che hanno mostrato variazioni, collegate all’età, nelle loro quantità relative in entrambe le specie. La maggior parte delle voci mostra andamenti opposti nelle due specie di mammiferi. Però, si può notare che il phylum Bacteroidetes, nello specifico la famiglia Prevotellaceae, ha una tendenza ad aumentare sia nel cane che nell’uomo; mentre il genere Bifidobacterium propende per una diminuzione della quantità. I risultati discordanti tra i vari studi sul cane, relativi alle variazioni di diversità alfa (e relativa diversità di Shannon) e beta, denotano una necessità ad approfondire l’argomento, con indagini mirate all’invecchiamento canino, e come quest’ultimo influisce sulla popolazione batterica intestinale. Uno possibile studio futuro, molto utile, prevede l’indagine longitudinale della presenza delle varie componenti batteriche e delle loro rispettive quantità relative. Le informazioni e i dati trattati, i sono stati raccolti in relazione al progetto Old Dog – Validating the Dog as an Animal Model for Human Aging Studies, in svolgimento presso l’Università degli Studi di Padova, col fine di identificare i biomarcatori dell’invecchiamento del cane, sulla base delle conoscenze emerse da studi sull’uomo. Lo studio ha previsto la raccolta di campioni fecali e di dati dai proprietari per poter ricostruire la relazione tra i cambiamenti fisiologici/comportamentali e i cambiamenti del microbiota intestinale con l’invecchiamento.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Tesi di Laurea 2024_2025 SONCIN SARA.pdf
accesso aperto
Dimensione
2.31 MB
Formato
Adobe PDF
|
2.31 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License
https://hdl.handle.net/20.500.12608/93858