La tesi analizza il racconto mediatico dei femminicidi in Italia, con l’obiettivo di indagare come linguaggio e immagini contribuiscano a normalizzare o giustificare la violenza di genere e quali implicazioni sociali e culturali ne derivino. Dopo aver definito il fenomeno del femminicidio e il suo inquadramento giuridico e statistico, l’elaborato si concentra sul ruolo dei media nella costruzione del discorso pubblico: titoli, parole chiave e scelte iconografiche che spesso deresponsabilizzano l’aggressore, colpevolizzano la vittima o trasformano il crimine in evento episodico e spettacolarizzato. L’analisi qualitativa si sviluppa attraverso due casi emblematici: il femminicidio di Melania Rea (2011) e quello di Giulia Cecchettin (2023), esaminati nelle prime due settimane di copertura su testate nazionali e locali. Il confronto mostra continuità e cambiamenti nella rappresentazione mediatica a oltre dieci anni di distanza: sebbene si noti un crescente uso del termine “femminicidio” e una maggiore sensibilità al tema, permangono narrazioni che minimizzano la violenza e riproducono stereotipi patriarcali. La ricerca mette in luce la responsabilità dei media non solo nel descrivere i fatti, ma nel contribuire a definire il modo in cui la società percepisce la violenza di genere.
Il racconto mediatico dei femminicidi in Italia
PELLIZZER, LAURA
2024/2025
Abstract
La tesi analizza il racconto mediatico dei femminicidi in Italia, con l’obiettivo di indagare come linguaggio e immagini contribuiscano a normalizzare o giustificare la violenza di genere e quali implicazioni sociali e culturali ne derivino. Dopo aver definito il fenomeno del femminicidio e il suo inquadramento giuridico e statistico, l’elaborato si concentra sul ruolo dei media nella costruzione del discorso pubblico: titoli, parole chiave e scelte iconografiche che spesso deresponsabilizzano l’aggressore, colpevolizzano la vittima o trasformano il crimine in evento episodico e spettacolarizzato. L’analisi qualitativa si sviluppa attraverso due casi emblematici: il femminicidio di Melania Rea (2011) e quello di Giulia Cecchettin (2023), esaminati nelle prime due settimane di copertura su testate nazionali e locali. Il confronto mostra continuità e cambiamenti nella rappresentazione mediatica a oltre dieci anni di distanza: sebbene si noti un crescente uso del termine “femminicidio” e una maggiore sensibilità al tema, permangono narrazioni che minimizzano la violenza e riproducono stereotipi patriarcali. La ricerca mette in luce la responsabilità dei media non solo nel descrivere i fatti, ma nel contribuire a definire il modo in cui la società percepisce la violenza di genere.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/95947