Il presente lavoro indaga il ruolo della famiglia nell’uso delle tecnologie digitali durante l’adolescenza. L’uso diffuso dello smartphone tra i più giovani solleva interrogativi sulle possibili conseguenze di un utilizzo problematico, associato a difficoltà emotive, relazionali e scolastiche. Allo stesso tempo, la letteratura evidenzia come un uso consapevole e regolato, supportato da strategie educative adeguate, possa favorire un’esperienza digitale positiva e funzionale al benessere. Numerosi studi sottolineano il ruolo cruciale dei genitori nello sviluppo dei comportamenti digitali degli adolescenti, poiché norme familiari e modalità di interazione con la tecnologia contribuiscono a plasmare le abitudini dei figli. Strategie di mediazione attiva, come il dialogo e la supervisione costruttiva, sono associate a una riduzione dei comportamenti problematici online, mentre l’assenza di regole o la mediazione restrittiva possono risultare meno efficaci o addirittura controproducenti. L’originalità di questo studio risiede nell’aver indagato congiuntamente l’adozione di strategie di mediazione attiva e la percezione della connessione genitore-figlio riferita dagli adolescenti come potenziale mediatore nella relazione con l’uso problematico dello smartphone. A differenza delle ricerche precedenti, che hanno analizzato separatamente questi fattori o si sono concentrate solo sul ruolo della mediazione genitoriale, questo studio propone un modello integrato che mette in relazione dimensioni comportamentali e relazionali in un campione di adolescenti italiani, contribuendo così a colmare un divario nella letteratura internazionale e nazionale. L’indagine è stata svolta somministrando questionari self-report a 1717 adolescenti a scuola. I dati raccolti sono stati analizzati con modelli statistici correlazionali e di mediazione. Dai risultati emerge che la mediazione attiva, considerata isolatamente, non è associata a un minore uso problematico dello smartphone. Tuttavia, essa diventa significativa quando contribuisce a rafforzare la qualità della relazione affettiva percepita dagli adolescenti con entrambi i genitori: un clima caratterizzato da dialogo, condivisione e fiducia si associa a livelli inferiori di uso problematico dello smartphone. In questo senso, non è la mediazione in sé a rappresentare un fattore protettivo, bensì la sua capacità di promuovere connessione e vicinanza affettiva, che a loro volta riducono la probabilità di comportamenti disfunzionali legati allo smartphone. Questi risultati offrono spunti utili per individuare strategie di supporto rivolte alle famiglie e al contesto scolastico, al fine di promuovere un uso più consapevole e responsabile dello smartphone durante l’adolescenza.

L'associazione tra l'adozione di strategie di mediazione attiva, la percezione della connessione con la figura genitoriale e l'uso problematico dello smartphone in adolescenza.

TRONCHIN, GIULIA
2024/2025

Abstract

Il presente lavoro indaga il ruolo della famiglia nell’uso delle tecnologie digitali durante l’adolescenza. L’uso diffuso dello smartphone tra i più giovani solleva interrogativi sulle possibili conseguenze di un utilizzo problematico, associato a difficoltà emotive, relazionali e scolastiche. Allo stesso tempo, la letteratura evidenzia come un uso consapevole e regolato, supportato da strategie educative adeguate, possa favorire un’esperienza digitale positiva e funzionale al benessere. Numerosi studi sottolineano il ruolo cruciale dei genitori nello sviluppo dei comportamenti digitali degli adolescenti, poiché norme familiari e modalità di interazione con la tecnologia contribuiscono a plasmare le abitudini dei figli. Strategie di mediazione attiva, come il dialogo e la supervisione costruttiva, sono associate a una riduzione dei comportamenti problematici online, mentre l’assenza di regole o la mediazione restrittiva possono risultare meno efficaci o addirittura controproducenti. L’originalità di questo studio risiede nell’aver indagato congiuntamente l’adozione di strategie di mediazione attiva e la percezione della connessione genitore-figlio riferita dagli adolescenti come potenziale mediatore nella relazione con l’uso problematico dello smartphone. A differenza delle ricerche precedenti, che hanno analizzato separatamente questi fattori o si sono concentrate solo sul ruolo della mediazione genitoriale, questo studio propone un modello integrato che mette in relazione dimensioni comportamentali e relazionali in un campione di adolescenti italiani, contribuendo così a colmare un divario nella letteratura internazionale e nazionale. L’indagine è stata svolta somministrando questionari self-report a 1717 adolescenti a scuola. I dati raccolti sono stati analizzati con modelli statistici correlazionali e di mediazione. Dai risultati emerge che la mediazione attiva, considerata isolatamente, non è associata a un minore uso problematico dello smartphone. Tuttavia, essa diventa significativa quando contribuisce a rafforzare la qualità della relazione affettiva percepita dagli adolescenti con entrambi i genitori: un clima caratterizzato da dialogo, condivisione e fiducia si associa a livelli inferiori di uso problematico dello smartphone. In questo senso, non è la mediazione in sé a rappresentare un fattore protettivo, bensì la sua capacità di promuovere connessione e vicinanza affettiva, che a loro volta riducono la probabilità di comportamenti disfunzionali legati allo smartphone. Questi risultati offrono spunti utili per individuare strategie di supporto rivolte alle famiglie e al contesto scolastico, al fine di promuovere un uso più consapevole e responsabile dello smartphone durante l’adolescenza.
2024
The association between the adoption of active mediation strategies, the perceived connection with the parental figure and the problematic smartphone use in adolescence.
Mediazione attiva
PSU
Preadolescenza
Relazione genitori
Percezione tech
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/96275