Ipotesi di lavoro Il presente progetto di tesi si propone di validare un metodo di analisi della produzione morfosintattica più completo ed esaustivo rispetto agli strumenti attualmente disponibili nel panorama italiano. Un ulteriore obiettivo della ricerca è quello di descrivere lo sviluppo delle competenze morfosintattiche nei bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni attraverso l’applicazione di questo nuovo approccio. Materiali e metodi Per il presente studio sono stati reclutati 20 bambini a sviluppo tipico, frequentanti la scuola dell’infanzia, di età compresa tra i 39 e i 66 mesi. In primis è stata verificata la validità di contenuto del nuovo metodo di analisi attraverso la consultazione di tre clinici esperti di disturbi del linguaggio. Successivamente, al fine di indagare la validità di costrutto, i dati ottenuti attraverso la somministrazione del test LEPI (Linguaggio Espressivo Prima Infanzia; Riccardi Ripamonti et al., 2017) sono stati confrontati con quelli ricavati applicando il nuovo metodo alle medesime produzioni. Successivamente, per descrivere lo sviluppo delle competenze morfosintattiche nei bambini in età prescolare, sono state raccolte due produzioni narrative a distanza di 4 mesi, mediante la prova di retelling dello strumento LITMUS-MAIN (Multilingual Assessment Instrument for Narratives; Gagarina et al., 2012; 2019), nella versione italiana adattata da Levorato e Roch (2020). Tali produzioni sono state quindi analizzate utilizzando il nuovo metodo proposto. Risultati I risultati del questionario somministrato ai clinici esperti di disturbi del linguaggio hanno evidenziato un generale accordo sulla rilevanza e la completezza dei parametri selezionati, confermando la coerenza degli item con il costrutto teorico di riferimento. Dalle analisi per verificare la validità di costrutto è emerso che il nuovo metodo mostra risultati simili a quelli del test standardizzato LEPI. Inoltre, il nuovo metodo consente di cogliere una maggiore variabilità linguistica, poiché prende in considerazione tutte le produzioni del bambino, a differenza del test LEPI che si concentra sugli enunciati migliori. Esso fornisce dunque una descrizione più dettagliata del profilo linguistico dei bambini in età prescolare, dando la possibilità di rilevare marcatori clinici del disturbo del linguaggio. L’applicazione del metodo di analisi alle produzioni narrative raccolte tramite lo strumento MAIN ha evidenziato, a distanza di quattro mesi, miglioramenti dei parametri morfosintattici considerati, a conferma di un’evoluzione linguistica coerente con quanto descritto nella letteratura sullo sviluppo tipico. Tuttavia, le differenze osservate nella maggior parte delle variabili non risultano statisticamente significative e, in alcuni casi, si sono rilevati andamenti variabili rispetto alle ipotesi e ai dati attesi dalla letteratura. Tali esiti potrebbero essere attribuiti alla ridotta numerosità del campione e al breve intervallo temporale intercorso tra le due somministrazioni. Conclusioni Il nuovo metodo di analisi per la valutazione della produzione morfosintattica, nel complesso, consente di raccogliere un numero maggiore di informazioni utili per la pratica clinica. Esso può quindi essere impiegato come strumento per l’analisi qualitativa delle produzioni linguistiche, offrendo un supporto descrittivo più ricco e dettagliato rispetto agli strumenti attualmente disponibili nel panorama italiano. Sebbene siano necessari ulteriori approfondimenti per consolidarne la validità, il metodo rappresenta una base promettente per futuri studi condotti su campioni più ampi e con un monitoraggio a lungo termine. Tali sviluppi potranno confermarne la sensibilità e contribuire a delineare con maggiore precisione le traiettorie evolutive delle competenze linguistiche nei bambini a sviluppo tipico e permettere confronti in caso di sospetto disturbo del linguaggio.
Produzione morfosintattica nei bambini in età prescolare: sviluppo e applicazione di un nuovo metodo di analisi
BRAZZALE, ANNA
2024/2025
Abstract
Ipotesi di lavoro Il presente progetto di tesi si propone di validare un metodo di analisi della produzione morfosintattica più completo ed esaustivo rispetto agli strumenti attualmente disponibili nel panorama italiano. Un ulteriore obiettivo della ricerca è quello di descrivere lo sviluppo delle competenze morfosintattiche nei bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni attraverso l’applicazione di questo nuovo approccio. Materiali e metodi Per il presente studio sono stati reclutati 20 bambini a sviluppo tipico, frequentanti la scuola dell’infanzia, di età compresa tra i 39 e i 66 mesi. In primis è stata verificata la validità di contenuto del nuovo metodo di analisi attraverso la consultazione di tre clinici esperti di disturbi del linguaggio. Successivamente, al fine di indagare la validità di costrutto, i dati ottenuti attraverso la somministrazione del test LEPI (Linguaggio Espressivo Prima Infanzia; Riccardi Ripamonti et al., 2017) sono stati confrontati con quelli ricavati applicando il nuovo metodo alle medesime produzioni. Successivamente, per descrivere lo sviluppo delle competenze morfosintattiche nei bambini in età prescolare, sono state raccolte due produzioni narrative a distanza di 4 mesi, mediante la prova di retelling dello strumento LITMUS-MAIN (Multilingual Assessment Instrument for Narratives; Gagarina et al., 2012; 2019), nella versione italiana adattata da Levorato e Roch (2020). Tali produzioni sono state quindi analizzate utilizzando il nuovo metodo proposto. Risultati I risultati del questionario somministrato ai clinici esperti di disturbi del linguaggio hanno evidenziato un generale accordo sulla rilevanza e la completezza dei parametri selezionati, confermando la coerenza degli item con il costrutto teorico di riferimento. Dalle analisi per verificare la validità di costrutto è emerso che il nuovo metodo mostra risultati simili a quelli del test standardizzato LEPI. Inoltre, il nuovo metodo consente di cogliere una maggiore variabilità linguistica, poiché prende in considerazione tutte le produzioni del bambino, a differenza del test LEPI che si concentra sugli enunciati migliori. Esso fornisce dunque una descrizione più dettagliata del profilo linguistico dei bambini in età prescolare, dando la possibilità di rilevare marcatori clinici del disturbo del linguaggio. L’applicazione del metodo di analisi alle produzioni narrative raccolte tramite lo strumento MAIN ha evidenziato, a distanza di quattro mesi, miglioramenti dei parametri morfosintattici considerati, a conferma di un’evoluzione linguistica coerente con quanto descritto nella letteratura sullo sviluppo tipico. Tuttavia, le differenze osservate nella maggior parte delle variabili non risultano statisticamente significative e, in alcuni casi, si sono rilevati andamenti variabili rispetto alle ipotesi e ai dati attesi dalla letteratura. Tali esiti potrebbero essere attribuiti alla ridotta numerosità del campione e al breve intervallo temporale intercorso tra le due somministrazioni. Conclusioni Il nuovo metodo di analisi per la valutazione della produzione morfosintattica, nel complesso, consente di raccogliere un numero maggiore di informazioni utili per la pratica clinica. Esso può quindi essere impiegato come strumento per l’analisi qualitativa delle produzioni linguistiche, offrendo un supporto descrittivo più ricco e dettagliato rispetto agli strumenti attualmente disponibili nel panorama italiano. Sebbene siano necessari ulteriori approfondimenti per consolidarne la validità, il metodo rappresenta una base promettente per futuri studi condotti su campioni più ampi e con un monitoraggio a lungo termine. Tali sviluppi potranno confermarne la sensibilità e contribuire a delineare con maggiore precisione le traiettorie evolutive delle competenze linguistiche nei bambini a sviluppo tipico e permettere confronti in caso di sospetto disturbo del linguaggio.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/99888