Il bilinguismo è ormai parte integrante della quotidianità clinica e per questo richiede non solo conoscenze teoriche, ma anche strumenti pratici che permettano di affrontarlo con sensibilità, rigore e competenza. Il presente progetto di tesi ha coinvolto in tutto 79 bambini, frequentanti classi dal secondo anno della scuola dell’infanzia al secondo anno di scuola primaria. Esso mira a confrontare un gruppo di bilingui con DPL (11), uno di bilingui a sviluppo tipico (61) e uno di monolingui con DPL (7), al fine di capire se ci siano somiglianze a livello narrativo, studiare se siano presenti correlazioni tra la competenza narrativa, l’esposizione alla L2 e l’età e se ci siano fattori cognitivi e ambientali che influenzino in particolar modo le prove nei bambini bilingui con DPL. Sono state svolte delle interviste ai genitori per ricavare dati sul contesto di crescita del bambino e, successivamente, sono state svolte le valutazioni linguistiche sui bambini. In particolare, per indagare le abilità narrative è stato utilizzato il test Multilingual Assessment Instrument for Narratives (MAIN) (Gagarina et al., 2019, versione tradotta da Levorato e Roch nel 2020), strumento che permette di valutare il bambino in entrambe le lingue, sia in produzione che in comprensione. Dai risultati sono emerse migliori prestazioni dei monolingui, rispetto ad entrambi i gruppi bilingui, in cui non emergono differenze significative. Inoltre, l’esposizione alla L2 è risultato essere un fattore favorevole sono in caso di sviluppo tipico, mentre l’età rappresenta un vantaggio anche nei bilingui con DPL. Confrontando i profili linguistici dei bilingui con DPL, anche il contesto familiare in cui sono immersi è favorevole, se in esso vengono bilanciate le due lingue; se c’è uno squilibrio verso la lingua d’origine è più facile che le prestazioni siano peggiori. Al contrario, la frequenza al nido non rappresenta un fattore di vantaggio, almeno nei bambini analizzati in questo studio. Per quest’ultimo gruppo analizzato è emersa l’importanza, in ambito clinico, di considerare non solo le prove strutturate, ma anche il contesto in cui è inserito il bambino, al fine di avere un quadro quanto più completo della situazione linguistica in cui ci si trova.
Esposizione multilingue e complessità strutturale delle narrative: sviluppo tipico bilingue o DPL?
MIOLA, BENEDETTA
2024/2025
Abstract
Il bilinguismo è ormai parte integrante della quotidianità clinica e per questo richiede non solo conoscenze teoriche, ma anche strumenti pratici che permettano di affrontarlo con sensibilità, rigore e competenza. Il presente progetto di tesi ha coinvolto in tutto 79 bambini, frequentanti classi dal secondo anno della scuola dell’infanzia al secondo anno di scuola primaria. Esso mira a confrontare un gruppo di bilingui con DPL (11), uno di bilingui a sviluppo tipico (61) e uno di monolingui con DPL (7), al fine di capire se ci siano somiglianze a livello narrativo, studiare se siano presenti correlazioni tra la competenza narrativa, l’esposizione alla L2 e l’età e se ci siano fattori cognitivi e ambientali che influenzino in particolar modo le prove nei bambini bilingui con DPL. Sono state svolte delle interviste ai genitori per ricavare dati sul contesto di crescita del bambino e, successivamente, sono state svolte le valutazioni linguistiche sui bambini. In particolare, per indagare le abilità narrative è stato utilizzato il test Multilingual Assessment Instrument for Narratives (MAIN) (Gagarina et al., 2019, versione tradotta da Levorato e Roch nel 2020), strumento che permette di valutare il bambino in entrambe le lingue, sia in produzione che in comprensione. Dai risultati sono emerse migliori prestazioni dei monolingui, rispetto ad entrambi i gruppi bilingui, in cui non emergono differenze significative. Inoltre, l’esposizione alla L2 è risultato essere un fattore favorevole sono in caso di sviluppo tipico, mentre l’età rappresenta un vantaggio anche nei bilingui con DPL. Confrontando i profili linguistici dei bilingui con DPL, anche il contesto familiare in cui sono immersi è favorevole, se in esso vengono bilanciate le due lingue; se c’è uno squilibrio verso la lingua d’origine è più facile che le prestazioni siano peggiori. Al contrario, la frequenza al nido non rappresenta un fattore di vantaggio, almeno nei bambini analizzati in questo studio. Per quest’ultimo gruppo analizzato è emersa l’importanza, in ambito clinico, di considerare non solo le prove strutturate, ma anche il contesto in cui è inserito il bambino, al fine di avere un quadro quanto più completo della situazione linguistica in cui ci si trova.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/99906