Il seguente elaborato è finalizzato ad esplorare le tematiche della devianza e della criminalità, dinamiche attuali che richiedono una responsabilità collettiva nel muoversi verso una possibile soluzione. Soluzione spesso approdata nelle istituzioni totali, che, contrariamente a quando si crede, spesso arrecano più danni che benefici, specialmente se non affiancate da percorsi finalizzati alla rieducazione e reinserimento armonico del soggetto. Adottando non solo una prospettiva individuale, ma anche sociale, si parte da una definizione e distinzione dei fenomeni per passare ad un excursus delle scuole di pensiero, come quella classica, positiva e di Chicago, che nel corso del tempo hanno cercato di delineare possibili cause e trattamenti della devianza e della criminalità. Questi tentativi hanno portato a numerose teorie, tra le quali è possibile trovare sovrapposizioni e divergenze. Si passa poi alla definizione dei possibili fattori di rischio, non determinanti, ma contribuenti all’aumento della probabilità che un individuo divenga un criminale o un deviante. I fattori di rischio non dipendono solo dalle disposizioni individuali, ma anche da numerose variabili famigliari e sociali; contesti in cui questi fenomeni sociali affondano le loro radici. Infine, ampia attenzione è rivolta agli interventi e alle istituzioni che nel corso del tempo si sono susseguiti aventi come obiettivo ultimo il “contenimento” . Eccessiva attenzione è stata posta al trattamento e alla cura, vedendo le carceri come la soluzione ideale per allontanare i devianti dalla società creando un senso di sicurezza. La prevenzione spesso è stata posta in secondo piano, mentre ad oggi, gioca un ruolo essenziale nella riduzione di entrambi i fenomeni. Sono necessari interventi ampi di supporto famigliare e sociale oltre che individuale, in modo da limitare il contenimento a casi “estremi” e affiancarlo a pratiche innovative come quella della giustizia riparativa.
Devianza e criminalità: teorie di riferimento, fattori di rischio e prospettive di recupero.
PEDRETTI, SARA
2025/2026
Abstract
Il seguente elaborato è finalizzato ad esplorare le tematiche della devianza e della criminalità, dinamiche attuali che richiedono una responsabilità collettiva nel muoversi verso una possibile soluzione. Soluzione spesso approdata nelle istituzioni totali, che, contrariamente a quando si crede, spesso arrecano più danni che benefici, specialmente se non affiancate da percorsi finalizzati alla rieducazione e reinserimento armonico del soggetto. Adottando non solo una prospettiva individuale, ma anche sociale, si parte da una definizione e distinzione dei fenomeni per passare ad un excursus delle scuole di pensiero, come quella classica, positiva e di Chicago, che nel corso del tempo hanno cercato di delineare possibili cause e trattamenti della devianza e della criminalità. Questi tentativi hanno portato a numerose teorie, tra le quali è possibile trovare sovrapposizioni e divergenze. Si passa poi alla definizione dei possibili fattori di rischio, non determinanti, ma contribuenti all’aumento della probabilità che un individuo divenga un criminale o un deviante. I fattori di rischio non dipendono solo dalle disposizioni individuali, ma anche da numerose variabili famigliari e sociali; contesti in cui questi fenomeni sociali affondano le loro radici. Infine, ampia attenzione è rivolta agli interventi e alle istituzioni che nel corso del tempo si sono susseguiti aventi come obiettivo ultimo il “contenimento” . Eccessiva attenzione è stata posta al trattamento e alla cura, vedendo le carceri come la soluzione ideale per allontanare i devianti dalla società creando un senso di sicurezza. La prevenzione spesso è stata posta in secondo piano, mentre ad oggi, gioca un ruolo essenziale nella riduzione di entrambi i fenomeni. Sono necessari interventi ampi di supporto famigliare e sociale oltre che individuale, in modo da limitare il contenimento a casi “estremi” e affiancarlo a pratiche innovative come quella della giustizia riparativa.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/105112