Perché le istituzioni scolastiche possano svolgere al meglio il loro compito educativo, è fondamentale che siano dei luoghi protetti. Attualmente, l'approccio più utilizzato per evitare comportamenti distruttivi da parte degli studenti all'interno delle scuole è quello tradizionale punitivo, di cui una componente importante è costituita dall'effetto deterrente. Garantire il senso di sicurezza nelle scuole, tuttavia, è un compito continuativo, a cui nessun membro di una comunità scolastica può sottrarsi, neppure gli studenti stessi. Pur non essendo delle figure di autorità come gli insegnanti, infatti, loro hanno la possibilità di non restare indifferenti davanti a un episodio di violenza scolastica e di cercare aiuto dagli adulti. Gli adolescenti sono maggiormente disposti a collaborare se la scuola implementa delle pratiche giuste e adeguate in risposta a una trasgressione. Una pratica è giusta se tiene conto del loro benessere ed è adeguata se considera le caratteristiche dello sviluppo degli adolescenti, che altrimenti rischierebbero di essere criminalizzate. Gli adolescenti, inoltre, chiedono agli adulti di insegnare loro le competenze trasversali adatte a gestire autonomamente un conflitto, richiesta che può essere soddisfatta da un paradigma nuovo, ma promettente: la giustizia riparativa. Essa è un approccio di risoluzione dei conflitti concretizzabile in diversi contesti e che prevede la partecipazione di tutte le parti coinvolte in una situazione di offesa. Nelle scuole assume finalità prevalentemente promozionali: costruire relazioni positive e trasmettere competenze trasversali per la coesistenza pacifica. Sebbene la letteratura scientifica debba ancora approfondire le condizioni che ne modulano l'efficacia o meno nel contrastare la violenza scolastica, le pratiche riparative sembrano permettere il raggiungimento di entrambi gli obiettivi sopra citati.
Adolescenza e giustizia riparativa a scuola
PETTENA', EMANUELE
2025/2026
Abstract
Perché le istituzioni scolastiche possano svolgere al meglio il loro compito educativo, è fondamentale che siano dei luoghi protetti. Attualmente, l'approccio più utilizzato per evitare comportamenti distruttivi da parte degli studenti all'interno delle scuole è quello tradizionale punitivo, di cui una componente importante è costituita dall'effetto deterrente. Garantire il senso di sicurezza nelle scuole, tuttavia, è un compito continuativo, a cui nessun membro di una comunità scolastica può sottrarsi, neppure gli studenti stessi. Pur non essendo delle figure di autorità come gli insegnanti, infatti, loro hanno la possibilità di non restare indifferenti davanti a un episodio di violenza scolastica e di cercare aiuto dagli adulti. Gli adolescenti sono maggiormente disposti a collaborare se la scuola implementa delle pratiche giuste e adeguate in risposta a una trasgressione. Una pratica è giusta se tiene conto del loro benessere ed è adeguata se considera le caratteristiche dello sviluppo degli adolescenti, che altrimenti rischierebbero di essere criminalizzate. Gli adolescenti, inoltre, chiedono agli adulti di insegnare loro le competenze trasversali adatte a gestire autonomamente un conflitto, richiesta che può essere soddisfatta da un paradigma nuovo, ma promettente: la giustizia riparativa. Essa è un approccio di risoluzione dei conflitti concretizzabile in diversi contesti e che prevede la partecipazione di tutte le parti coinvolte in una situazione di offesa. Nelle scuole assume finalità prevalentemente promozionali: costruire relazioni positive e trasmettere competenze trasversali per la coesistenza pacifica. Sebbene la letteratura scientifica debba ancora approfondire le condizioni che ne modulano l'efficacia o meno nel contrastare la violenza scolastica, le pratiche riparative sembrano permettere il raggiungimento di entrambi gli obiettivi sopra citati.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Pettenà_Emanuele.pdf
accesso aperto
Dimensione
274.85 kB
Formato
Adobe PDF
|
274.85 kB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
The text of this website © Università degli studi di Padova. Full Text are published under a non-exclusive license. Metadata are under a CC0 License
https://hdl.handle.net/20.500.12608/109548