Il presente lavoro di tesi vuole esplorare l’equilibro delicato che esiste tra memoria e oblio focalizzandosi sul fenomeno del Retrieval-Induced Forgetting. Innanzitutto, parliamo della memoria come processo dinamico, non passivo. Potrebbe essere paragonata ad un archivio che contiene i documenti di alcune imprese complesse svolte da un individuo. In tal senso, dunque, ogni volta che viene svolto un compito, l’archivio viene aperto e così si modificano i suoi “documenti”, ovvero i contenuti della nostra memoria, con il progredire del compito che stiamo svolgendo. Ogni volta che rivisitiamo alcuni ricordi, essi cambiano; questo perché alla loro generazione intervengono inferenze e conoscenze che abbiamo in quel dato momento, ma con il tempo le conoscenze cambiano, e, come esse, anche le inferenze. Ciò che in passato poteva sembrare utile, dopo un determinato periodo, può essere cancellato, ritenendolo inutile. Nell’ambito forense, questo fenomeno è estremamente importante, una testimonianza, spesso cardine di un intero processo o di un’intera indagine, è sensibile a tutti questi cambiamenti in memoria che continuamente si verificano come conseguenza, sia da influenze esterne sia da influenze interne. Dunque, veniamo al Retrieval-Induced Forgetting (RIF), ovvero a quel fenomeno quasi paradossale in cui tanto più un evento viene richiamato alla memoria, tanto sono più frequenti eliminazioni e cancellazioni di dettagli e informazioni correlati all’evento. Secondo il paradigma della “pratica di recupero” (Retrieval Practice Paradigm), quando un testimone viene sollecitato ad evidenziare e ricordare solo alcuni dettagli, gli altri non menzionati subiscono un processo di inibizione, che può essere temporaneo o permanente. Il RIF, però, non deve essere considerato come un errore di richiamo alla memoria, o un malfunzionamento biologico, anzi è sintomo di efficienza mnestica. Si tratta del risultato del controllo esecutivo globale sulle informazioni, che permette di recuperarle fluidamente, risolvendo una competizione mnestica, ed è un processo adattivo per l’essere umano. Ciò che però è adattivo, spesso può rivelarsi negativo in situazioni della vita quotidiana. Nel caso di un’indagine, un sopralluogo da parte di un testimone oculare può avviare un processo di oblio, dove dettagli estremamente rilevanti ai fini dello svolgimento delle indagini e della risoluzione del caso in esame, vengono messi in disparte, temporaneamente o permanentemente. Analizzando, dunque, la letteratura più recente, in particolare gli studi di Storm e colleghi (2015), nel primo capitolo di questa tesi verranno esaminati i fondamenti metodologici e i modelli di inibizione alla base del RIF. Nel secondo e nel terzo capitolo verranno analizzate le applicazioni forensi, come il RIF influenzi la testimonianza oculare, come stereotipi sociali e i media incidano sull’oblio selettivo della testimonianza. Infine, nel quarto capitolo verranno esaminate possibili strategie per mitigare questo fenomeno, per implementare sui protocolli investigativi delle metodologie che preservino la memoria, limitino le influenze ad essa, e riducano i possibili errori giudiziari. L’obiettivo finale è, dunque, di mostrare che il moderno criminologo debba avere le conoscenze e la piena comprensione dei processi che vanno ad influenzare la memoria, con il rigore scientifico che gli permetta di muoversi tra la mente e i suoi meccanismi complessi, la giustizia e la legge.

Il Testimone Incompleto: Il Retrieval-Induced Forgetting detetermina la perdita della memoria nelle indagini preliminari?

BOTTERO, SIMONE
2025/2026

Abstract

Il presente lavoro di tesi vuole esplorare l’equilibro delicato che esiste tra memoria e oblio focalizzandosi sul fenomeno del Retrieval-Induced Forgetting. Innanzitutto, parliamo della memoria come processo dinamico, non passivo. Potrebbe essere paragonata ad un archivio che contiene i documenti di alcune imprese complesse svolte da un individuo. In tal senso, dunque, ogni volta che viene svolto un compito, l’archivio viene aperto e così si modificano i suoi “documenti”, ovvero i contenuti della nostra memoria, con il progredire del compito che stiamo svolgendo. Ogni volta che rivisitiamo alcuni ricordi, essi cambiano; questo perché alla loro generazione intervengono inferenze e conoscenze che abbiamo in quel dato momento, ma con il tempo le conoscenze cambiano, e, come esse, anche le inferenze. Ciò che in passato poteva sembrare utile, dopo un determinato periodo, può essere cancellato, ritenendolo inutile. Nell’ambito forense, questo fenomeno è estremamente importante, una testimonianza, spesso cardine di un intero processo o di un’intera indagine, è sensibile a tutti questi cambiamenti in memoria che continuamente si verificano come conseguenza, sia da influenze esterne sia da influenze interne. Dunque, veniamo al Retrieval-Induced Forgetting (RIF), ovvero a quel fenomeno quasi paradossale in cui tanto più un evento viene richiamato alla memoria, tanto sono più frequenti eliminazioni e cancellazioni di dettagli e informazioni correlati all’evento. Secondo il paradigma della “pratica di recupero” (Retrieval Practice Paradigm), quando un testimone viene sollecitato ad evidenziare e ricordare solo alcuni dettagli, gli altri non menzionati subiscono un processo di inibizione, che può essere temporaneo o permanente. Il RIF, però, non deve essere considerato come un errore di richiamo alla memoria, o un malfunzionamento biologico, anzi è sintomo di efficienza mnestica. Si tratta del risultato del controllo esecutivo globale sulle informazioni, che permette di recuperarle fluidamente, risolvendo una competizione mnestica, ed è un processo adattivo per l’essere umano. Ciò che però è adattivo, spesso può rivelarsi negativo in situazioni della vita quotidiana. Nel caso di un’indagine, un sopralluogo da parte di un testimone oculare può avviare un processo di oblio, dove dettagli estremamente rilevanti ai fini dello svolgimento delle indagini e della risoluzione del caso in esame, vengono messi in disparte, temporaneamente o permanentemente. Analizzando, dunque, la letteratura più recente, in particolare gli studi di Storm e colleghi (2015), nel primo capitolo di questa tesi verranno esaminati i fondamenti metodologici e i modelli di inibizione alla base del RIF. Nel secondo e nel terzo capitolo verranno analizzate le applicazioni forensi, come il RIF influenzi la testimonianza oculare, come stereotipi sociali e i media incidano sull’oblio selettivo della testimonianza. Infine, nel quarto capitolo verranno esaminate possibili strategie per mitigare questo fenomeno, per implementare sui protocolli investigativi delle metodologie che preservino la memoria, limitino le influenze ad essa, e riducano i possibili errori giudiziari. L’obiettivo finale è, dunque, di mostrare che il moderno criminologo debba avere le conoscenze e la piena comprensione dei processi che vanno ad influenzare la memoria, con il rigore scientifico che gli permetta di muoversi tra la mente e i suoi meccanismi complessi, la giustizia e la legge.
2025
The Uncompleted Witness: Does Retrieval-Induced Forgetting Cause Memory Loss During Preliminary Investigations?
RIF
Eyewitness memory
Psicologia Forense
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/109671