La percezione è stata a lungo concepita come un processo di registrazione, che opera attraverso la ricezione di stimoli dal mondo esterno tramite il sistema sensoriale e la loro successiva elaborazione dal parte del sistema cognitivo. L'osservatore rimane separato da ciò che osserva, con un ruolo passivo rispetto ai fenomeni. Nell'ultimo secolo però questa impostazione si è rivelata imprecisa. La crisi di tale assunto è stata evidenziata dalle divergenze tra i risultati di diversi laboratori e dalla critica comportamentista (Watson, 1913), mostrando come il problema dell'accesso all'esperienza sia costitutivo della disciplina. Il paradigma del Predictive Processing ha contribuito a definire il quadro. Secondo questo approccio, il cervello genera continuamente ipotesi sul mondo, anticipa gli stimoli e si corregge sulla base degli errori di predizione. La percezione diventa il risultato di un processo costruttivo che emerge dall'interazione tra segnali sensoriali e modelli interni già presenti e attivi. Friston (2010) e Clark (2013) hanno formalizzato questo meccanismo in termini di inferenza bayesiana, Hohwy (2013) sottolinea che l'esperienza percettiva sia il risultato di un processo di modellizzazione. Seth (2014) ha sviluppato questa impostazione descrivendo la percezione cosciente come una forma di "allucinazione controllata". Esistono diversi studi sull'integrazione multisensoriale e sulla rappresentazione del sé corporeo che hanno fornito evidenze a sostegno di questi approcci, mostrando che manipolazioni relativamente semplici possano alterare l'esperienza percettiva e il senso di appartenenza del proprio corpo (Blanke & Metzinger, 2009). Una questione analoga, in un contesto disciplinare diverso, è emersa nella fisica con lo sviluppo della meccanica quantistica. Il "problema della misura" ha evidenziato come l'atto di osservare non possa essere descritto come la mera registrazione di proprietà intrinseche e preesistenti del sistema. L'equazione di Schrödinger descrive un'evoluzione deterministica e lineare degli stati quantistici, ma in realtà l'esito di una misura si presenta come un evento probabilistico e non lineare. Alcune interpretazioni hanno affrontato il problema della misura ridefinendo, in modi differenti, il ruolo dell'osservatore. L'interpretazione relazionale di Rovelli (1996; 2021) sostiene che gli stati quantistici non siano proprietà assolute di un sistema, ma proprietà relative all'interazione con un altro sistema. Il QBismo di Fuchs, Mermin e Schack (2014) interpreta invece la meccanica quantistica in modo soggettivo: le probabilità non descrivono ciò che è la realtà, ma quanto un sistema osservativo si aspetta che qualcosa accadrà, usando la teoria per orientare le proprie aspettative. E' opportuno a questo punto precisare in che senso il termine "osservatore" viene impiegato nei due domini. In psicologia della percezione è un soggetto cognitivo che costruisce attivamente la propria esperienza fenomenica sulla base di modelli interni e segnali sensoriali, in meccanica quantistica il termine si riferisce generalmente all'apparato di misura in grado di interagire con un sistema fisico, di rilevare un evento, non presupponendo un soggetto cosciente nel senso psicologico del termine. Questo elaborato non propone un'equivalenza ontologica tra i due domini, ma si propone di analizzare il ruolo dell'osservatore in chiave in chiave epistemologica tramite analogie strutturali e limiti interpretativi. Nella prima parte verranno esaminati i principali modelli della percezione basati sul predictive processing. Nella seconda verrà introdotto il problema della misura in meccanica quantistica. L'ultima sezione proporrà una discussione comparativa, con attenzione alle asimmetrie che rendono il confronto concettualmente rilevante ma non riducibile a una semplice analogia.
L’occhio del sistema. Il ruolo dell’osservatore tra psicologia della percezione e meccanica quantistica
RICCARDI, GIULIA
2025/2026
Abstract
La percezione è stata a lungo concepita come un processo di registrazione, che opera attraverso la ricezione di stimoli dal mondo esterno tramite il sistema sensoriale e la loro successiva elaborazione dal parte del sistema cognitivo. L'osservatore rimane separato da ciò che osserva, con un ruolo passivo rispetto ai fenomeni. Nell'ultimo secolo però questa impostazione si è rivelata imprecisa. La crisi di tale assunto è stata evidenziata dalle divergenze tra i risultati di diversi laboratori e dalla critica comportamentista (Watson, 1913), mostrando come il problema dell'accesso all'esperienza sia costitutivo della disciplina. Il paradigma del Predictive Processing ha contribuito a definire il quadro. Secondo questo approccio, il cervello genera continuamente ipotesi sul mondo, anticipa gli stimoli e si corregge sulla base degli errori di predizione. La percezione diventa il risultato di un processo costruttivo che emerge dall'interazione tra segnali sensoriali e modelli interni già presenti e attivi. Friston (2010) e Clark (2013) hanno formalizzato questo meccanismo in termini di inferenza bayesiana, Hohwy (2013) sottolinea che l'esperienza percettiva sia il risultato di un processo di modellizzazione. Seth (2014) ha sviluppato questa impostazione descrivendo la percezione cosciente come una forma di "allucinazione controllata". Esistono diversi studi sull'integrazione multisensoriale e sulla rappresentazione del sé corporeo che hanno fornito evidenze a sostegno di questi approcci, mostrando che manipolazioni relativamente semplici possano alterare l'esperienza percettiva e il senso di appartenenza del proprio corpo (Blanke & Metzinger, 2009). Una questione analoga, in un contesto disciplinare diverso, è emersa nella fisica con lo sviluppo della meccanica quantistica. Il "problema della misura" ha evidenziato come l'atto di osservare non possa essere descritto come la mera registrazione di proprietà intrinseche e preesistenti del sistema. L'equazione di Schrödinger descrive un'evoluzione deterministica e lineare degli stati quantistici, ma in realtà l'esito di una misura si presenta come un evento probabilistico e non lineare. Alcune interpretazioni hanno affrontato il problema della misura ridefinendo, in modi differenti, il ruolo dell'osservatore. L'interpretazione relazionale di Rovelli (1996; 2021) sostiene che gli stati quantistici non siano proprietà assolute di un sistema, ma proprietà relative all'interazione con un altro sistema. Il QBismo di Fuchs, Mermin e Schack (2014) interpreta invece la meccanica quantistica in modo soggettivo: le probabilità non descrivono ciò che è la realtà, ma quanto un sistema osservativo si aspetta che qualcosa accadrà, usando la teoria per orientare le proprie aspettative. E' opportuno a questo punto precisare in che senso il termine "osservatore" viene impiegato nei due domini. In psicologia della percezione è un soggetto cognitivo che costruisce attivamente la propria esperienza fenomenica sulla base di modelli interni e segnali sensoriali, in meccanica quantistica il termine si riferisce generalmente all'apparato di misura in grado di interagire con un sistema fisico, di rilevare un evento, non presupponendo un soggetto cosciente nel senso psicologico del termine. Questo elaborato non propone un'equivalenza ontologica tra i due domini, ma si propone di analizzare il ruolo dell'osservatore in chiave in chiave epistemologica tramite analogie strutturali e limiti interpretativi. Nella prima parte verranno esaminati i principali modelli della percezione basati sul predictive processing. Nella seconda verrà introdotto il problema della misura in meccanica quantistica. L'ultima sezione proporrà una discussione comparativa, con attenzione alle asimmetrie che rendono il confronto concettualmente rilevante ma non riducibile a una semplice analogia.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/109772