L’essere umano è, per sua natura, intrinsecamente attratto dalle interazioni sociali e dal condividere le proprie emozioni con l’altro. Questo processo è strettamente correlato alla capacità di comprendere emozioni, alla competenza sociale, all’astrazione delle intenzioni e degli stati mentali altrui per meglio adattarsi ai vari contesti in cui è inserito. La letteratura, ad oggi, descrive l’empatia come un costrutto multidimensionale e complesso, costituito da componenti affettive, cognitive e di regolazione che si integrano in maniera dinamica (Decety e Jackson, 2004). Da un lato, tale costrutto include la condivisione delle emozioni, che permette di capire e risuonare con l’altro; dall’altro, comprende processi come la presa di prospettiva e di comprensione degli stati mentali altrui, ovvero una componente cognitiva (Singer, 2006; Decety e Lamm, 2006). Alterazioni nei meccanismi affettivi appena descritti contribuiscono a definire alcune psicopatologie in cui il funzionamento affettivo è compromesso. Tra queste ricordiamo la sociopatia che viene ricondotta, dal DSM-5, al Disturbo Antisociale di Personalità (ASPD) e non rappresenta un vero e proprio disturbo clinico definito. Nonostante ciò, essa rappresenta una condizione definita da profonde difficoltà nel rispetto delle norme e dei diritti altrui, unita a una ridotta capacità di condivisone e comprensione emotiva, oltre che da assenza di rimorso (APA, 2013; Blair, 1995). La sociopatia viene comunemente associata ad esperienze traumatiche precoci, ambienti familiari malsani, trascuratezza ed abusi infantili che contribuiscono ad uno sviluppo di tratti antisociali persistenti e violenti (Krischer, 2008; Bowlby, 1969; Lang, 2002). Il presente elaborato, attraverso una accurata revisione della letteratura, cerca di dar chiarezza su una visione della sociopatia, dell’empatia e della loro relazione ancora fortemente influenzata da conoscenze fuorvianti e incomplete, analizzando i contributi neuroscientifici, socio-cognitivi e comportamentali che ne danno una definizione. Il primo capitolo verte sul costrutto dell’empatia, definendone le caratteristiche e le implicazioni teoriche principali. Il secondo verrà dedicato alla sociopatia nel tentativo di far chiarezza in merito alla sua definizione e alle caratteristiche proprie del disturbo. Infine, il terzo capitolo analizzerà il profilo empatico nella sociopatia, provando ad analizzare i meccanismi propri della relazione esistente con riferimenti contemporanei su possibili trattamenti e prevenzioni del rischio antisociale.

Comprensione del Deficit Empatico nella Mente Antisociale

TRAPANI, FABIO
2025/2026

Abstract

L’essere umano è, per sua natura, intrinsecamente attratto dalle interazioni sociali e dal condividere le proprie emozioni con l’altro. Questo processo è strettamente correlato alla capacità di comprendere emozioni, alla competenza sociale, all’astrazione delle intenzioni e degli stati mentali altrui per meglio adattarsi ai vari contesti in cui è inserito. La letteratura, ad oggi, descrive l’empatia come un costrutto multidimensionale e complesso, costituito da componenti affettive, cognitive e di regolazione che si integrano in maniera dinamica (Decety e Jackson, 2004). Da un lato, tale costrutto include la condivisione delle emozioni, che permette di capire e risuonare con l’altro; dall’altro, comprende processi come la presa di prospettiva e di comprensione degli stati mentali altrui, ovvero una componente cognitiva (Singer, 2006; Decety e Lamm, 2006). Alterazioni nei meccanismi affettivi appena descritti contribuiscono a definire alcune psicopatologie in cui il funzionamento affettivo è compromesso. Tra queste ricordiamo la sociopatia che viene ricondotta, dal DSM-5, al Disturbo Antisociale di Personalità (ASPD) e non rappresenta un vero e proprio disturbo clinico definito. Nonostante ciò, essa rappresenta una condizione definita da profonde difficoltà nel rispetto delle norme e dei diritti altrui, unita a una ridotta capacità di condivisone e comprensione emotiva, oltre che da assenza di rimorso (APA, 2013; Blair, 1995). La sociopatia viene comunemente associata ad esperienze traumatiche precoci, ambienti familiari malsani, trascuratezza ed abusi infantili che contribuiscono ad uno sviluppo di tratti antisociali persistenti e violenti (Krischer, 2008; Bowlby, 1969; Lang, 2002). Il presente elaborato, attraverso una accurata revisione della letteratura, cerca di dar chiarezza su una visione della sociopatia, dell’empatia e della loro relazione ancora fortemente influenzata da conoscenze fuorvianti e incomplete, analizzando i contributi neuroscientifici, socio-cognitivi e comportamentali che ne danno una definizione. Il primo capitolo verte sul costrutto dell’empatia, definendone le caratteristiche e le implicazioni teoriche principali. Il secondo verrà dedicato alla sociopatia nel tentativo di far chiarezza in merito alla sua definizione e alle caratteristiche proprie del disturbo. Infine, il terzo capitolo analizzerà il profilo empatico nella sociopatia, provando ad analizzare i meccanismi propri della relazione esistente con riferimenti contemporanei su possibili trattamenti e prevenzioni del rischio antisociale.
2025
Understanding Empathic Deficits in Antisocial Personality Disorder
Empatia
Sociopatia
Disturbo antisociale
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/109800