Il presente elaborato indaga la relazione tra etica ed estetica nel consumo alimentare contemporaneo, assumendo il cibo come strumento privilegiato di analisi piuttosto che come semplice oggetto di studio. La tesi centrale sostiene che etica ed estetica — il giusto e il bello, la responsabilità e il piacere — non costituiscono dimensioni separate dell'esperienza umana ma rappresentano aspetti di un unico processo valutativo che la modernità ha artificialmente diviso, e di cui il consumo contemporaneo porta le conseguenze più visibili. Il primo capitolo ricostruisce la genealogia storica del consumo alimentare, dalle pratiche di caccia e raccolta delle prime comunità umane fino all'industrializzazione del secondo Novecento, con particolare attenzione al processo di urbanizzazione che ha reciso il legame diretto tra chi produce e chi consuma, trasformando il consumare in acquistare e rendendo invisibile il lavoro umano alla base della filiera agroalimentare. Il secondo capitolo analizza il consumatore come soggetto — nella sua dimensione economica, culturale e sociale — attraverso le categorie teoriche di Clifford Geertz e Edgar Morin sulla formazione culturale del giudizio individuale, la nozione di distinzione elaborata da Pierre Bourdieu, e l'analisi della comunicazione d'impresa come luogo in cui l'estetica si fa veicolo esplicito di un'etica implicita. Il terzo capitolo affronta il nodo filosofico centrale del lavoro: la natura dell'appetito come forma di conoscenza pre-cognitiva, il rapporto tra gusto ed estetica nella tradizione filosofica occidentale — dalla gerarchia kantiana dei sensi all'etimologia di aísthēsis — e il ruolo delle immagini come mediatrici tra desiderio e giudizio morale, con riferimento al pensiero di Jonathan Haidt sul primato dell'intuizione nel giudizio etico e di Martha Nussbaum sull'intelligenza delle emozioni. Il capitolo si chiude con un'analisi cinematografica che utilizza Miseria e nobiltà, La grande abbuffata, The Menu, Rotten e Food for Profit come dimostrazioni visive della frattura teorizzata e delle sue possibili riconciliazioni. Il lavoro conclude che la consapevolezza alimentare non si costruisce aggiungendo un peso etico a un piacere estetico, ma riconoscendo che il loro intreccio originario non è mai del tutto scomparso — e che ritrovarlo non impoverisce il piacere del consumo, ma lo restituisce alla propria piena complessità.

Io consumatore - Viaggio attraverso l'etica e l'estetica dell'appetito contemporaneo

TOLONE, GIOELE
2025/2026

Abstract

Il presente elaborato indaga la relazione tra etica ed estetica nel consumo alimentare contemporaneo, assumendo il cibo come strumento privilegiato di analisi piuttosto che come semplice oggetto di studio. La tesi centrale sostiene che etica ed estetica — il giusto e il bello, la responsabilità e il piacere — non costituiscono dimensioni separate dell'esperienza umana ma rappresentano aspetti di un unico processo valutativo che la modernità ha artificialmente diviso, e di cui il consumo contemporaneo porta le conseguenze più visibili. Il primo capitolo ricostruisce la genealogia storica del consumo alimentare, dalle pratiche di caccia e raccolta delle prime comunità umane fino all'industrializzazione del secondo Novecento, con particolare attenzione al processo di urbanizzazione che ha reciso il legame diretto tra chi produce e chi consuma, trasformando il consumare in acquistare e rendendo invisibile il lavoro umano alla base della filiera agroalimentare. Il secondo capitolo analizza il consumatore come soggetto — nella sua dimensione economica, culturale e sociale — attraverso le categorie teoriche di Clifford Geertz e Edgar Morin sulla formazione culturale del giudizio individuale, la nozione di distinzione elaborata da Pierre Bourdieu, e l'analisi della comunicazione d'impresa come luogo in cui l'estetica si fa veicolo esplicito di un'etica implicita. Il terzo capitolo affronta il nodo filosofico centrale del lavoro: la natura dell'appetito come forma di conoscenza pre-cognitiva, il rapporto tra gusto ed estetica nella tradizione filosofica occidentale — dalla gerarchia kantiana dei sensi all'etimologia di aísthēsis — e il ruolo delle immagini come mediatrici tra desiderio e giudizio morale, con riferimento al pensiero di Jonathan Haidt sul primato dell'intuizione nel giudizio etico e di Martha Nussbaum sull'intelligenza delle emozioni. Il capitolo si chiude con un'analisi cinematografica che utilizza Miseria e nobiltà, La grande abbuffata, The Menu, Rotten e Food for Profit come dimostrazioni visive della frattura teorizzata e delle sue possibili riconciliazioni. Il lavoro conclude che la consapevolezza alimentare non si costruisce aggiungendo un peso etico a un piacere estetico, ma riconoscendo che il loro intreccio originario non è mai del tutto scomparso — e che ritrovarlo non impoverisce il piacere del consumo, ma lo restituisce alla propria piena complessità.
2025
I'm a Consumer - A Journey Through the Ethics and Aesthetics of Contemporary Appetite
Consumo
Etica
Estetica
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12608/110382