Fin dai primi mesi di vita i bambini possono essere considerati elaboratori attivi dotati di competenze percettive precoci che si affinano nel tempo. L’interazione tra percezione, caratteristiche percettive degli stimoli e processi cognitivi di base consente una crescente efficacia di elaborazione, permettendo al bambino di anticipare eventi futuri e di adattarsi all'ambiente circostante. Sebbene in letteratura questo sia un ambito di crescente interesse, esistono pochi studi che hanno confrontato direttamente l’impatto delle diverse modalità sensoriali sui processi di apprendimento, con risultati spesso contraddittori. Il presente studio, condotto su un campione di 22 bambini di età compresa tra i 9 e i 15 mesi, mira a colmare tale lacuna. In particolare, si propone di indagare come varia l'apprendimento implicito di una contingenza visuo-spaziale in due condizioni: mono-modale e bi-modale. Attraverso il Visual Expectation Cueing Paradigm (VExCP) e la registrazione dei tempi di latenza mediante eye-tracking, si sono indagati gli effetti modulatori del tipo di cue, manipolando la modalità sensoriale utilizzata (visiva vs audiovisiva). In entrambi i compiti, i bambini dovevano discriminare due cue predittivi e apprendere la loro associazione con le diverse posizioni spaziali del target; tuttavia, nel compito mono-modale l’informazione discriminativa era veicolata dai cue visivi, mentre in quello bi-modale era fornita dalla componente musicale dei cue audiovisivi. Lo studio non ha permesso di rispondere pienamente al suo obiettivo principale, in quanto non essendosi verificata una diminuzione dei tempi di latenza lungo i dieci trial presi in considerazione, non è stato possibile sostenere l'ipotesi di avvenuto apprendimento della contingenza visuo-spaziale. Di conseguenza, non è stato possibile interpretare eventuali differenze nelle curve di apprendimento tra la condizione mono-modale e quella bi-modale. I risultati hanno, però, evidenziato tempi di latenza significativamente più lunghi nel compito audio-visivo rispetto a quello visivo. Ciò potrebbe riflettere una maggiore complessità nell’elaborazione dell’informazione musicale all’interno di uno stimolo bi-modale. Questa interpretazione deve, tuttavia, essere considerata con cautela, poiché i due compiti differivano anche per alcune caratteristiche metodologiche, tra cui la durata del cue centrale.
Apprendimento implicito di regole nell'infanzia: un confronto tra elaborazione visuo-spaziale unimodale e multimodale
TAYLER, MELISSA MARYANN
2025/2026
Abstract
Fin dai primi mesi di vita i bambini possono essere considerati elaboratori attivi dotati di competenze percettive precoci che si affinano nel tempo. L’interazione tra percezione, caratteristiche percettive degli stimoli e processi cognitivi di base consente una crescente efficacia di elaborazione, permettendo al bambino di anticipare eventi futuri e di adattarsi all'ambiente circostante. Sebbene in letteratura questo sia un ambito di crescente interesse, esistono pochi studi che hanno confrontato direttamente l’impatto delle diverse modalità sensoriali sui processi di apprendimento, con risultati spesso contraddittori. Il presente studio, condotto su un campione di 22 bambini di età compresa tra i 9 e i 15 mesi, mira a colmare tale lacuna. In particolare, si propone di indagare come varia l'apprendimento implicito di una contingenza visuo-spaziale in due condizioni: mono-modale e bi-modale. Attraverso il Visual Expectation Cueing Paradigm (VExCP) e la registrazione dei tempi di latenza mediante eye-tracking, si sono indagati gli effetti modulatori del tipo di cue, manipolando la modalità sensoriale utilizzata (visiva vs audiovisiva). In entrambi i compiti, i bambini dovevano discriminare due cue predittivi e apprendere la loro associazione con le diverse posizioni spaziali del target; tuttavia, nel compito mono-modale l’informazione discriminativa era veicolata dai cue visivi, mentre in quello bi-modale era fornita dalla componente musicale dei cue audiovisivi. Lo studio non ha permesso di rispondere pienamente al suo obiettivo principale, in quanto non essendosi verificata una diminuzione dei tempi di latenza lungo i dieci trial presi in considerazione, non è stato possibile sostenere l'ipotesi di avvenuto apprendimento della contingenza visuo-spaziale. Di conseguenza, non è stato possibile interpretare eventuali differenze nelle curve di apprendimento tra la condizione mono-modale e quella bi-modale. I risultati hanno, però, evidenziato tempi di latenza significativamente più lunghi nel compito audio-visivo rispetto a quello visivo. Ciò potrebbe riflettere una maggiore complessità nell’elaborazione dell’informazione musicale all’interno di uno stimolo bi-modale. Questa interpretazione deve, tuttavia, essere considerata con cautela, poiché i due compiti differivano anche per alcune caratteristiche metodologiche, tra cui la durata del cue centrale.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.12608/113718